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Latte artificiale: Oms e Unicef denunciano la pubblicità pervasiva e aggressiva delle aziende

latte in polvere latte di crescita‘Senza regole’, ‘aggressivo’, ‘pervasivo’, ‘senza limiti’, ‘non etico’: sono solo alcuni degli aggettivi molto duri con cui l’Oms e l’Unicef hanno definito il marketing del latte artificiale che, negli ultimi quarant’anni (e specialmente negli ultimi venti), in palese violazione di quanto indicato dalle autorità sanitarie e sottoscritto dalle aziende, ha spinto sempre più neomamme di tutto mondo ad abbandonare l’allattamento al seno. Per questo, preso atto della situazione anche con uno studio specifico, sono le stesse agenzie a chiedere il divieto assoluto di fare pubblicità in tutte le forme, comprese quelle, molto diffuse, di regalare campioni e materiale pubblicitario a chi partorisce e di sponsorizzare viaggi e partecipazioni a congressi, quando non studi, ai professionisti della ricerca e della clinica.

Sembra insomma una dichiarazione di guerra, quella che emerge dal comunicato rilasciato a commento di un rapporto nel quale sono stati intervistati 8.500 genitori e donne incinte, oltre a 300 specialisti sanitari di otto paesi tra i quali il Regno Unito, la Cina, il Bangladesh e la Nigeria. Dalle loro risposte è infatti emerso che la pubblicità ha raggiunto l’84% delle donne britanniche, il 92% delle vietnamite e addirittura il 97% di quelle cinesi, con un tasso di penetrazione che è raddoppiato negli ultimi vent’anni. La spinta commerciale è il motivo per cui solo il 49% delle donne marocchine, per esempio, desidera allattare esclusivamente al seno il proprio figlio per i primi sei mesi, come consigliato dall’Oms e da tutte le società scientifiche mondiali.

latte polvere formula
Oms e Unicef denunciano la pubblicità pervasiva e aggressiva del latte in polvere

Abbastanza palesi le strategie, tra le quali una delle più efficaci è quella basata sulle coliche e sugli altri fastidi che possono colpire i bambini (chiamata pain-point marketing) che, nei messaggi pubblicitari, sono attribuiti indirettamente al latte materno: nulla di più falso. Inoltre la pubblicità trasmette l’idea che quest’ultimo non sia abbastanza nutriente, mentre è dimostrato che può e deve essere l’unico alimento fino ai sei mesi e che, a eccezione di situazioni molto particolari delle madri, contiene tutto ciò che serve al neonato (a differenza del latte artificiale, che non ha mai un assortimento altrettanto ottimale). I diversi tipi di latte artificiale sono invece associati al rischio di obesità, e al fatto che, poiché in molti luoghi l’accesso all’acqua potabile o a quantità sufficienti di polvere non è garantito, possono provocare tossinfezioni alimentari o malnutrizione.

Non c’è da stupirsi se solo il 44% delle mamme, a livello mondiale, allatta al seno il proprio figlio in modo esclusivo e se più di una su tre dichiara di aver ricevuto consigli in tal senso (associati a un brand specifico) dal proprio pediatra o medico: il mercato dei latti artificiali muove ormai 55 miliardi di dollari all’anno, ed è in crescita. Anche perché, appunto, nessuno rispetta il trattato, che ha ormai più di 40 anni di vita, ma che è stato disatteso fin da subito. La conclusione è che si chiedono misure urgenti che blocchino qualunque possibile pubblicità e anzi, sfruttino le confezioni per fornire alle madri informazioni più correte ed esaustive: molte madri, nel sondaggio, hanno dichiarato di essere confuse e di avere le idee poco chiare sul tema.

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

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4 Commenti

  1. quotidianosanità.it
    Mercoledì 23 FEBBRAIO 2022
    Latte artificiale. Indagine Oms-Unicef svela…………..
    ——–Notizie allarmanti, rileva poi il Rapporto, mostrano che un ampio numero di operatori sanitari in tutti
    i paesi sono stati avvicinati dall’industria dell’alimentazione per l’infanzia per influenzare le loro
    raccomandazioni alle nuove madri attraverso regali promozionali, campioni gratuiti, finanziamenti per la
    ricerca, incontri, eventi e conferenze a pagamento e persino commissioni sulle vendite, con un impatto
    diretto sulle scelte alimentari dei genitori. Più di un terzo delle donne intervistate ha detto che un operatore
    sanitario ha raccomandato loro una specifica marca di latte in formula.————
    Una precisa catena di responsabilità a vario titolo e importanza.

  2. https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=102645

    Le richieste di Oms e Unicef. Per rispondere a queste sfide, l’Oms e Unicef e altri partner stanno chiedendo a governi, operatori sanitari e l’industria dell’alimentazione per l’infanzia di porre fine alla commercializzazione del latte in formula a scopo di lucro e ad attuare e rispettare pienamente i requisiti del Codice.

    Queste richieste includono:
    – Approvare, monitorare e far rispettare le leggi per prevenire la promozione del latte in formula, in linea con il Codice Internazionale, incluso il divieto di utilizzare delle affermazioni nutrizionali e sulla salute fatte dall’industria del latte in formula.
    – Investire in politiche e programmi per supportare l’allattamento, compreso un congedo parentale retribuito adeguato in linea con gli standard internazionali e assicurare un’alta qualità del supporto all’allattamento.
    – Chiedere all’industria di impegnarsi pubblicamente a rispettare pienamente il Codice e le successive risoluzioni dell’Assemblea Mondiale della Sanità a livello globale.
    – Vietare agli operatori sanitari di accettare sponsorizzazioni da aziende che commercializzano alimenti per neonati e bambini piccoli per borse di studio, premi, sovvenzioni, incontri o eventi.

    Per completezza di informazione.

  3. Adriano Cattaneo

    I sostituti del latte materno sono una categoria di prodotti per la quale qualsiasi tipo di marketing dovrebbe essere proibito, visto che la concorrenza non è solo tra le varie marche, ma con il latte materno. E si tratta di concorrenza sleale e dannosa (prove scientifiche a bizzeffe). Mettere a disposizione il prodotto per chi ne ha bisogno e per chi vuole in ogni caso acquistarlo sarebbe ovviamente permesso, ma la decisione dovrebbe essere indipendente da qualsiasi interesse commerciale, da cui la proibizione di qualsiasi tipo di marketing.

  4. Come per gli integratori, che possono vantare impunemente qualunque effetto miracolistico (tanto le multe sono ridicole e arrivano a campagna pubblicitaria terminata e prodotto ormai venduto), anche il latte artficiale dovrebbe essere regolamentato come i medicinali, in modo che si sappia esattamento cosa contengono e che efficacia hanno, e che la relativa pubblicità in ogni forma debba essere AUTORIZZATA PRIMA DELL’IMMISSIONE DEL PRODOTTO SUL MERCATO, con possibilità quindi di sequestro preventivo in caso di irregolarità.

    Ma ovviamente gli interesssi che si toccherebbero sono enormi, e nessun politico metterà mai mano a una simile proposta di legge, che in ogni caso verrebbe affossata in Parlamento o snaturata da mille emendamenti che la renderebbero inefficace.