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Un Trattato internazionale sull’alimentazione per fermare i danni provocati dallo strapotere dell’industria. La proposta di The Lancet

Man at the office eating donutsLa Commissione sull’obesità della prestigiosa rivista medica The Lancet propone un “Trattato internazionale sui sistemi alimentari”, sul modello delle Convenzioni Onu sul controllo del tabacco e sui cambiamenti climatici. L’obiettivo è limitare l’influenza dei grandi produttori alimentari sulle scelte politiche dei governi e combattere i due aspetti della malnutrizione, obesità e sotto-nutrizione, promuovendo contemporaneamente un’agricoltura sostenibile.

Il rapporto della Commissione obesità è il frutto di tre anni di lavoro di 43 esperti di vari settori provenienti da 14 Paesi, guidati dalle Università di Auckland (Nuova Zelanda), dalla statunitense George Washington University e dalla britannica World Obesity Federation, con l’obiettivo di affrontare le interazioni globali delle pandemie di obesità, denutrizione e cambiamenti climatici.

Finora la denutrizione e l’obesità sono stati visti come problemi opposti, causati dalla scarsità o dall’eccesso di calorie. In realtà sono frutto entrambi degli stessi sistemi alimentari malsani e ingiusti, sostenuti dalla stessa politica economica, unicamente concentrata soltanto sulla crescita, che ignora gli effetti negativi in termini di salute e di equità. I cambiamenti climatici hanno la stessa storia di profitti e potere che ignora i danni ambientali causati dagli attuali sistemi alimentari, dei trasporti, urbanistici e di utilizzo delle terre”, spiega il professor Boyd Swinburn dell’Università di Auckland.

Secondo i dati riportati da Lancet, due miliardi di persone del mondo hanno un eccesso di peso corporeo, che ogni anno causa quattro milioni di morti e un costo di due miliardi di dollari, pari al 2,8% del Pil mondiale. Allo stesso tempo, due miliardi di persone soffrono della carenza di almeno un micronutriente e 815 milioni sono cronicamente denutrite. In Africa e in Asia, la denutrizione costa dal 4 all’11% del Pil. Le stime dei futuri costi dei cambiamenti climatici vanno dal 5 al 10% del Pil mondiale, mentre nei Paesi a basso reddito potrebbero superare il 10% del Pil nazionale. La produzione di cibo è uno dei maggiori fattori che influisce sui cambiamenti climatici. L’agricoltura contribuisce con il 15-23% al totale delle emissioni di gas serra ed è paragonabile al settore dei trasporti. Se si considerano anche la conversione delle terre, la produzione di alimenti industriali e i rifiuti, le emissioni di gas serra del settore alimentare possono raggiungere il 29%.

Soya harvesting
Il nostro sistema di produzione alimentare da un lato è causa di obesità e malnutrizione, dall’altro contribuisce al cambiamento climatico

“Il modello di business prevalente delle grandi compagnie di alimenti e bevande, concentrato sulla massimizzazione dei profitti a breve termine, porta a un consumo eccessivo di alimenti e bevande poveri di nutrienti, sia nei Paesi ad alto reddito, sia, in misura crescenti, in quelli a basso-medio reddito. La coesistenza di obesità infantile e arresto della crescita dei bambini in alcuni Paesi è un segnale di allarme urgente ed entrambe saranno esacerbate dai cambiamenti climatici”, afferma il direttore di Lancet, Richard Horton, secondo il quale è “impellente un ripensamento di come mangiamo, viviamo, consumiamo e ci muoviamo, incluso un cambiamento radicale verso un modello di business sostenibile e salutare, adatto alle sfide future che dobbiamo affrontare”.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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2 Commenti

  1. Tutti sanno quali disastri alla salute provoca l’attività senza vero controllo delle multinazionali, dedite esclusivamente ai propri profitti, ma nessuno sembra in grado d’impedirlo. Come è possibile questa negandezza?

    • la mia opinione è questa: giustamente hai citato le multinazionali quali attori tra i principali in uno scenario decisamente degradante e che sembra non dare prospettive di futuro per le prossime generazioni. il quadro attuale vede un mercato autoregolato e fortemente difeso dai più importanti governanti del pianeta. anni addietro, la politica, o meglio, con una invasione di campo, le lobby economico-finanziarie, hanno dato un indirizzo al commercio che appare non più arrestabile. in pratica, la politica difende e rappresenta gli interessi di chi aggredisce le risorse globali (e tra queste una più intima ed individuale, la salute), facendo poco o nulla per quelli dei cittadini, ragion per cui, fin quando gli stessi cittadini non saranno in grado di capire l’importanza della posta in gioco ed il contemporaneo bisogno di misure lungimiranti, ma anche urgenti sotto molti punti di vista, dal basso non potrà mai partire una reale domanda di cambiamento della situazione.

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