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Kiwigate, scoppia in Francia lo scandalo dei kiwi italiani spacciati per francesi. Circa 15 mila tonnellate di frutti “francesizzati” dal 2016

kiwi fruttaScoppia in Francia lo scandalo già ribattezzato kiwigate, che chiama in causa direttamente l’Italia. Dal 2016 a oggi 15 mila tonnellate di kiwi venduti in Francia, pari al 12% del totale, come prodotti nel Paese d’oltralpe, sarebbero stati in realtà frutti italiani contraffatti, in parte da produttori italiani, in parte da rivenditori francesi, in parte da società truffaldine con soci di entrambi i Paesi. Ne dà notizia la Direzione generale della concorrenza, del consumo e della repressione frodi (Dgccrf) che ricostruisce tutta la vicenda.

Nel 2016 l’autorità riceve una segnalazione in merito a una possibile francesizzazione di kiwi in realtà italiani. Esegue i controlli e attiva il sistema europeo Food Fraud, collegandosi con le autorità doganali e della magistratura (anche italiane). Le indagini scoprono così che la frode è effettivamente in essere ed è stata iniziata da un’azienda italiana, che ha venduto 3.500 tonnellate di kiwi made in France, ma in realtà ne aveva acquistati solo un centinaio di tonnellate: tutti gli altri erano italiani. 

A quel punto il Dgccrf decide di allargare i controlli ad altre 37 ditte, e ne scopre altre sette (sei francesi, una italiana) che vendono kiwi italiani con la dicitura made in France. Tra gli indizi vi è la presenza, sui frutti, di due fitosanitari vietati in Francia e permessi in Italia: il fludioxonil e la fenexamide. 

La frode aveva un chiaro intento economico: i kiwi italiani costano meno di quelli francesi (la differenza è di circa 0,30 €/kg al consumatore). Inoltre è una questione di quantità: la produzione italiana è di 500 mila tonnellate annue, contro le 67 mila francesi, che non riescono a soddisfare tutta la richiesta nazionale. Tra il 2015 e il 2017, si stima che la frode abbia permesso di vendere 6 mila tonnellate di falsi kiwi francesi, che hanno fruttato proventi illeciti pari a due milioni di euro; il ricavo totale di tutto il periodo supererebbe i sei milioni.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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5 Commenti

  1. Tutto il mondo è paese, quando si tratta di fare migliori affari ed i vasi comunicanti del libero commercio anche interno alla UE, fanno danni a tutti ed in diversi settori.
    Imporre dazi interni europei, finché persisteranno nazionalismi fuori tempo e luogo?

  2. Dobbiamo dedurre che i francesi piuttosto che mangiare kiwi italiani non ne mangerebbero più?
    (visto che non ne producono abbastanza per il consumo interno)
    Potremmo iniziare ad imitarli non bevendo più vini francesi, non mangiando formaggi francesi etc etc.
    Probabilmente verremmo accusati di “razzismo alimentare”

    • Hai perfettamente ragione.

    • Piuttosto che di razzismo alimentare penso che si tratti di una frode in commercio bella e buona perchè i kiwi italiani venivano venduti come francesi al prezzo dei francesi e questo non perchè i francesi disdegnino i nostril kiwi ma perchè i rivenditori (disonesti) hanno trovato il modo di guadagnarci su.

  3. I kiwi sono europei, sia prodotti in italia che in francia. A furia di giocherellare con le provenienze nazionali, la Comunità Europea, che in barba ai detrattori ha prodotto enormi vantaggi che solo gli ignoranti non vogliono valutare, piano piano si sta sgretolando.

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