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TTIP: un’occasione da non perdere. Intervista esclusiva a Paola Testori Coggi, già Direttore generale Salute e Consumatori della Commissione europea

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La differenza fondamentale tra Ue e Usa è il principio di precauzione

Quella che viene indicata come differenza fondamentale tra Unione europea e Usa è il principio di precauzione?

Si tratta di un principio teorico, che viene applicato di volta in volta. Se applicato in modo esagerato, è un principio difficile da difendere anche in sede di Organizzazione mondiale del commercio. Nei fatti, l’Unione europea non lo ha applicato tante volte. Per applicare il principio di precauzione, dobbiamo dimostrare che la scienza non ci dà risposte, le misure cautelative devono essere temporanee e dobbiamo continuare a fare ricerca per produrre nuovi dati. I casi in cui lo abbiamo usato, decidendo di vietare perché si era di fronte a un’incertezza scientifica, sono veramente minimi: ad esempio, gli ftalati nei giocattoli per bambini e il divieto parziale sui bisfenoli nei materiali in contatto con i cibi. Nel campo dei pesticidi, il divieto di alcuni prodotti, detti neonicotinoidi, per proteggere le api, è stato deciso sulla base di dati scientifici, non del principio di precauzione. Anche la politica di autorizzazione degli OGM non è basata sul principio di precauzione ma su una severa valutazione scientifica.

A proposito di pesticidi, quelli che sono autorizzati negli Stati Uniti ma non in Europa sono stati calcolati in 82?

Penso siano anche di più. L’Europa è l’unica regione al mondo che ha fatto una rivalutazione di tutti i principi attivi, a partire dalla fine degli anni ’90: sulla base dei nuovi dati scientifici si è passati da 800 principi attivi autorizzati a 200. Abbiamo vietato tutti quelli potenzialmente cancerogeni, mutageni, teratogeni e dannosi per l’ambiente. Siamo gli unici al mondo. Il Paese che si avvicina di più a noi, come divieto di autorizzazioni, sono gli Stati Uniti. Se guardiamo la situazione in Cina o in Africa, è preoccupante. Quindi, non dimentichiamoci che se la differenza tra UE e Usa in termini di pesticidi autorizzati può essere di 82, quella tra UE e resto del mondo è ben maggiore.

Ma con il TTIP, la libertà di commercio…

Nessuna libertà di commercio. I nostri limiti e i nostri divieti rimangono validi per tutti i prodotti importati.

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Nessuna regola europea potrà essere stravolta

Quindi, nessun produttore di quegli 82, o quanti sono, pesticidi autorizzati negli Usa e vietati nell’Unione europea potrà invocare il diritto di poterli commercializzare anche nell’UE?

Nessuno. Questo è importante spiegarlo. In base al TTIP, non ci sarà alcuna regola europea che potrà essere stravolta o bypassata. Non si può escludere che, come già avviene nel caso di diversi paesi come l’India, venga chiesto all’UE di riesaminare il profilo di sicurezza o i limiti massimi di un pesticida vietato e noi potremmo farlo, come già avviene, sulla base di una approfondita valutazione scientifica e delle nostre procedure. Non in virtù del TTIP ma in virtù delle nostre regole.

Con questo, si torna all’argomento iniziale. L’esempio dei pesticidi viene fatto per dire che non è tanto che la Commissione europea dovrebbe rivedere la propria normativa ma che questo potrebbe essere un caso in cui l’investitore straniero potrebbe fare causa all’UE o al singolo Stato europeo, chiedendo che, in nome della libertà di commercio, riconosciuta dal TTIP, sia autorizzato a commercializzare anche in Europa ciò che è ammesso negli Stati Uniti.

No, perché nella clausola attuale degli ISDS, che sicuramente sarà rafforzata dopo la richiesta del Parlamento europeo, c’è già scritto che le regole in materia di salute pubblica non possono essere oggetto di negoziato in sede di risoluzione delle controversie tra investitori stranieri e Stati. Quindi, gli investitori stranieri non potranno addurre dei pretesti, per attaccare le nostre leggi sanitarie.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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3 Commenti

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    Alberto Zoratti

    Le regole, ad esempio suglio Ogm, rimangono. Ma se non sono coerenti con gli standard internazionali considerati, per quanto riguarda il capitolo SPS (misure sanitarie e fitosanitarie) si tratta di quelli del Codex Alimentarius, allora se troppo stringenti possono essere considerate distorsive del mercato e quindi sanzionabili. Con cosa? Con meccanismi come l’ISDS, che possono permettere alle imprese di citare in giudizio i Governi che, ad esempio, abbiano scelto di bandire le coltivazioni Ogm sul proprio territorio. Non viene messo in discussione il diritto di regolamentazione, ad esempio il bando sulle coltivazioni può rimanere, ma nel caso di giudizio del panel di arbitri in cui la politica del Governo in questione viene definita come “distorsiva del mercato” ci sarà da dover pagare salate compensazioni con i soldi dei contribuenti. Senza aggiungere che il TTIP, come trattato, non cambia le regole attuali, ma il Regulatory Cooperation Body che vedrà la luce a trattato concluso, potrà lavorare sull’armonizzazione delle normative e su quello la chiarezza è molto meno evidente.

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      marcello frigieri

      il ttip è un trattato “liquido” che è concepito in modo da esplicare le proprie conseguenze nel tempo. Non è prevista una conclusione o un termine nella parte del trattato che verte sulla convergenza regolatoria ma una sua prosecuzione fino al raggiungimento di una sostanziale identità nelle regole operanti nei rispettivi paesi. Considerate le attuali forze in campo assolutamente sbilanciate dalla presenza massiccia delle lobby dell’industria agroalimentare la valutazione degli esiti è assolutamente sbilanciata verso le lobby delle multinazionali del cibo tossico. La signora Paola Testori Coggi dice cose che a me sembrano decisamente false. Certo è sospetta la posizione verso un trattato che sia nel complesso e in ciascuna parte ha manifestamente interesse solo per le multinazionali agroalimentari e nessun interesse ma proprio nessuno per i consumatori europei.

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    Inizialmente mi è sembrato che le risposte disinnescassero parte delle preoccupazioni dei consumatori per questo negoziato, ma ci sono alcuni passaggi che mi danno da pensare.

    “Vorremmo il riconoscimento totale delle nostre denominazioni di origine protette. Non so se ci riusciremo …quel che riusciremo ad ottenere per quanto riguarda i prodotti alimentari Dop e Igp dipenderà anche dall’andamento dei negoziati su altri aspetti del TTIP, che non riguardano l’agroalimentare. ”

    Ricordo ad esempio un articolo letto tempo fa nel quale si raccontava che: “l’industria chimica spera nel trattato TTIP per mandare a monte il regolamento europeo sugli interferenti endocrini e commerciarli liberamente.”

    C’è quindi da sperare che la tutela degli alimenti d’eccellenza non passi attraverso concessioni su pesticidi o Ogm, anche se le parole di Testori Coggi sembrano smentire questa possibilità: “gli investitori stranieri non potranno addurre dei pretesti, per attaccare le nostre leggi sanitarie”, resta il fatto che un negoziato si basa su un tira e molla fra le parti e mi sembra che la UE sia la parte debole, tanto più se lo scopo di entrambi si concretizza nel voler aumentare le esportazioni verso l’altro mercato.

    Va da sè che se ci sarà uno scontro fra Soldi e Qualità, sappiamo già chi prevarrà…