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TTIP: un’occasione da non perdere. Intervista esclusiva a Paola Testori Coggi, già Direttore generale Salute e Consumatori della Commissione europea

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Il timore è che il TTIP scavalchi gli organismi istituzionali

Il timore, espresso anche dal Parlamento europeo, è che questo comitato per la normazione previsto dal TTIP scavalchi in qualche modo gli organismi istituzionali ed elettivi europei.

Il Parlamento europeo ha fatto bene a mettere i puntini sulle i. Tuttavia, le regole europee di adozione delle leggi sono affidate ai Trattati europei e quindi dovremmo cambiare questi Trattati, dicendo che gli Stati Uniti sono una delle parti del processo legislativo. Non lo sono. Capisco che c’è questo terrore ma non c’è stata una sola delle nostre leggi che è stata cambiata perché gli americani lo volevano. Non ci possono essere cambiamenti della nostra politica in materia di sicurezza alimentare perché si fa il TTIP.

Un timore è che venga inibita la presentazione stessa delle proposte da parte della Commissione europea, se si sa che c’è una forte opposizione da parte della controparte statunitense.

Nella Commissione europea sono presenti i punti di vista delle varie politiche settoriali. Non c’è soltanto la politica del commercio internazionale, che è di competenza della Direzione generale del commercio, ma c’è anche la Direzione generale della salute pubblica e della sicurezza alimentare, che difende gli interessi del consumatore e un alto livello di protezione della salute dei cittadini. C’è il Parlamento europeo, che decide con i governi nazionali l’adozione di leggi e regolamenti. Da notare che in passato è successo che il Parlamento europeo abbia bloccato delle proposte della Commissione, perché riteneva che non fossero sufficientemente protettive. E infine ci sono le organizzazioni non governative, che giustamente hanno voce in capitolo e che sicuramente veglieranno con attenzione.

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Saranno tutelate le denominazioni di origine protette?

Vediamo un ultimo tema per quanto riguarda timori e critiche al TTIP: le denominazioni di origine protette, che interessano in particolare l’Italia, oltre a Francia e Spagna, mentre i paesi del Nord Europa sono molto meno interessati.

È uno dei nostri punti di battaglia. Vorremmo il riconoscimento totale delle nostre denominazioni di origine protette. Non so se ci riusciremo. Nel Trattato con il Canada siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento di alcune denominazioni e abbiamo posto un argine, per il futuro, al proliferare dei nomi copiati sui nomi italiani. Quel che dobbiamo tenere presente è che, al momento, per prodotti europei con denominazione di origine protetta, negli Stati Uniti non c’è alcuna forma di protezione (non c’è nemmeno a livello di Organizzazione mondiale del commercio). La situazione attuale è che i produttori americani possono adottare gli stessi nomi dei nostri prodotti protetti. Sarebbe importante arrivare a un accordo, per cui da adesso in poi non ci fosse più questa libertà; quel che riusciremo ad ottenere per quanto riguarda i prodotti alimentarti Dop e Igp dipenderà anche dall’andamento dei negoziati su atri aspetti del TTIP, che non riguardano l’agroalimentare.

Quali sono, secondo lei, gli aspetti positivi di questo Trattato?

Nel campo della sicurezza alimentare, a parte qualche differenza, l’Unione europea e gli Stati Uniti sono le parti del mondo dove la sicurezza è la migliore. Rappresentiamo lo stesso modello di sviluppo, con qualche eccezione, come nel caso degli OGM e degli ormoni. Se guardiamo la situazione delle contaminazioni e dei focolai d’infezione, noi e gli Stati Uniti siamo nella situazione migliore a livello mondiale. Quindi, dovremmo cercare di promuovere il nostro modello occidentale di produzione dei cibi. Altrimenti, i modelli sono quelli che vengono dalle altre parti del mondo, come l’Asia. Noi europei abbiamo più punti in comune, nel campo della sicurezza alimentare, con gli americani che con il resto del mondo. Quindi, per l’Europa, fare un accordo con gli Stati Uniti significherebbe promuovere il nostro modello di sicurezza alimentare, di protezione ambientale e di regole sociali, dandogli più forza nel mondo, perché costituiremmo un mercato più grande. Dobbiamo tenere presente il contesto geopolitico, che è importante anche nel campo della sicurezza alimentare.

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Gli Usa sono il primo mercato delle esportazioni agroalimentari europee

E da un punto di vista economico?

Se poi guardiamo la questione dal punto di vista degli interessi europei, dobbiamo considerare che oggi gli Stati Unititi sono il primo mercato delle esportazioni agroalimentari europee nel mondo. Il 13% delle esportazioni europee va verso gli Stati Uniti, viene poi la Russia con un 7% in diminuzione a causa delle sanzioni e quindi la Cina con il 6%. Si deve sottolineare che il 90% delle possibilità di crescita della produzione alimentare europea è verso l’esportazione e il TTIP significa un sempre maggior accesso al mercato statunitense dei nostri prodotti di qualità. E poi ci sono le importazioni: l’Europa non può chiudersi, abbiamo bisogno di importare. Noi importiamo prodotti agricoli primari ed esportiamo prodotti di qualità. Noi siamo forti come industria alimentare ma non abbiamo abbastanza prodotti agricoli primari. Sia a livello europeo che italiano, esportiamo più di quanto importiamo e, se chiudessimo i nostri mercati, ci perderemmo. L’export alimentare italiano è pari a 30 miliardi di euro ed è cresciuto del 50% negli ultimi quattro anni, contro il 10% del settore manifatturiero, e vogliamo crescere di più, esportare di più, perché è lì che ci può essere la crescita. Quindi, un accordo di libero scambio con quello che oggi è il primo mercato di esportazione non può che essere molto benefico. Oggi, l’Italia esporta il 20% della propria produzione agroalimentare, potremmo produrre ed esportare di più: pensiamo che la Germania esporta il 32% della propria produzione alimentare e la Francia il 28%. Il negoziato sul TTIP è cruciale, perché possiamo eliminare le restrizioni che rendono difficoltose o addirittura impossibili le nostre esportazioni di carne, di prodotti lattiero-caseari e frutta e verdura sul mercato statunitense.

  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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3 Commenti

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    Alberto Zoratti

    Le regole, ad esempio suglio Ogm, rimangono. Ma se non sono coerenti con gli standard internazionali considerati, per quanto riguarda il capitolo SPS (misure sanitarie e fitosanitarie) si tratta di quelli del Codex Alimentarius, allora se troppo stringenti possono essere considerate distorsive del mercato e quindi sanzionabili. Con cosa? Con meccanismi come l’ISDS, che possono permettere alle imprese di citare in giudizio i Governi che, ad esempio, abbiano scelto di bandire le coltivazioni Ogm sul proprio territorio. Non viene messo in discussione il diritto di regolamentazione, ad esempio il bando sulle coltivazioni può rimanere, ma nel caso di giudizio del panel di arbitri in cui la politica del Governo in questione viene definita come “distorsiva del mercato” ci sarà da dover pagare salate compensazioni con i soldi dei contribuenti. Senza aggiungere che il TTIP, come trattato, non cambia le regole attuali, ma il Regulatory Cooperation Body che vedrà la luce a trattato concluso, potrà lavorare sull’armonizzazione delle normative e su quello la chiarezza è molto meno evidente.

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      marcello frigieri

      il ttip è un trattato “liquido” che è concepito in modo da esplicare le proprie conseguenze nel tempo. Non è prevista una conclusione o un termine nella parte del trattato che verte sulla convergenza regolatoria ma una sua prosecuzione fino al raggiungimento di una sostanziale identità nelle regole operanti nei rispettivi paesi. Considerate le attuali forze in campo assolutamente sbilanciate dalla presenza massiccia delle lobby dell’industria agroalimentare la valutazione degli esiti è assolutamente sbilanciata verso le lobby delle multinazionali del cibo tossico. La signora Paola Testori Coggi dice cose che a me sembrano decisamente false. Certo è sospetta la posizione verso un trattato che sia nel complesso e in ciascuna parte ha manifestamente interesse solo per le multinazionali agroalimentari e nessun interesse ma proprio nessuno per i consumatori europei.

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    Inizialmente mi è sembrato che le risposte disinnescassero parte delle preoccupazioni dei consumatori per questo negoziato, ma ci sono alcuni passaggi che mi danno da pensare.

    “Vorremmo il riconoscimento totale delle nostre denominazioni di origine protette. Non so se ci riusciremo …quel che riusciremo ad ottenere per quanto riguarda i prodotti alimentari Dop e Igp dipenderà anche dall’andamento dei negoziati su altri aspetti del TTIP, che non riguardano l’agroalimentare. ”

    Ricordo ad esempio un articolo letto tempo fa nel quale si raccontava che: “l’industria chimica spera nel trattato TTIP per mandare a monte il regolamento europeo sugli interferenti endocrini e commerciarli liberamente.”

    C’è quindi da sperare che la tutela degli alimenti d’eccellenza non passi attraverso concessioni su pesticidi o Ogm, anche se le parole di Testori Coggi sembrano smentire questa possibilità: “gli investitori stranieri non potranno addurre dei pretesti, per attaccare le nostre leggi sanitarie”, resta il fatto che un negoziato si basa su un tira e molla fra le parti e mi sembra che la UE sia la parte debole, tanto più se lo scopo di entrambi si concretizza nel voler aumentare le esportazioni verso l’altro mercato.

    Va da sè che se ci sarà uno scontro fra Soldi e Qualità, sappiamo già chi prevarrà…