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Interferenti endocrini, l’additivo BHA (E320) potrebbe danneggiare la fertilità maschile. Ma mancano dati sugli esseri umani

Il BHA (idrossianisolo butilato o butilidrossianisolo), un conservante antiossidante (E320) utilizzato fino dagli anni Quaranta e già accusato di essere cancerogeno, potrebbe essere anche un interferente endocrino, secondo uno studio appena pubblicato su Science of the Total Environment da ricercatori coreani. Ancora una volta, però, si tratta di dati ottenuti in vitro su cellule animali, e questi risultati vanno dunque presi con la dovuta prudenza fino a quando non saranno stati replicati negli esseri umani. Anche perché esistono precedenti come quello dell’aspartame, che, appunto, nelle persone ha effetti molto diversi da quelli emersi negli anni nei modelli animali.

Ma andiamo con ordine. Lo studio dei ricercatori coreani dimostra che l’esposizione al BHA induce la morte cellulare programmata (apoptosi), nonché malfunzionamenti nella respirazione cellulare, e nella crescita e nella sopravvivenza delle cellule testicolari di topo, che possono portare a difetti nella formazione di spermatozoi; il tutto è dovuto a interferenze nel metabolismo cellulare del calcio.

Per quanto riguarda i precedenti, va ricordato che il BHA è noto e studiato da moltissimi anni: le prime revisioni sono addirittura degli anni Quaranta del secolo scorso. Su di esso l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione si è espresso in una monografia del 1986, concludendo che mentre negli animali ci sono dati sufficienti a dimostrarne la cancerogenicità, nell’essere umano non esistono dati per esprimersi né su di essa né sui potenziali effetti endocrini.

Sul BHA si è espressa anche Efsa nel 2012, concludendo che l’esposizione giornaliera media per migrazione (anche da un chilogrammo al giorno di cibo confezionato con BHA ad alte concentrazioni), per assunzione diretta o, ancora, per una combinazione delle due, non fa superare i limiti considerati sicuri (pari a 1 mg per chilo di peso al giorno). Un precedente rapporto, del 2011, focalizzato sul ruolo del BHA come additivo alimentare, concludeva che non ci sono rischi, ma anche che i test effettuati sui ratti sono obsoleti e andrebbero sostituiti con indagini sugli esseri umani o comunque con strumenti sperimentali diversi. La FDA ne definisce i limiti in alcuni alimenti. Questo è lo stato dell’arte in cui si devono collocare i dati coreani.

Il BHA è presente in moltissimi alimenti, soprattutto quelli ricchi di grassi, quali patatine, margarine, burro di arachidi, ma anche frutta secca sgusciata e gomme da masticare, nelle minestre e nei dadi. Sarebbe dunque importante disporre di dati sugli esseri umani, che permettano di avere un quadro più chiaro della sua eventuale pericolosità.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

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    Matteo Giannattasio

    Nel documento citato nell’articolo l’EFSA avverte però che esiste il rischio di assumere BHA anche dal materiale (plastiche) di confezionamenti degli alimenti e che la somma delle quantità di BHA assunte dagli alimenti e da questo materiale può superare la soglia della quantità tollerabile (DGA) di 1 mg per kg di peso corporeo. Va tenuto presente che si può assumere BHA anche con farmaci come le supposte e con cosmetici. Il buon senso suggerirebbe il divieto di impiegare questa sostanza come additivo alimentare per il principio di precauzione.

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