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Il contributo degli insetti nell’alimentazione animale come alternativa alla soia

allevamento insetti grilliGià da qualche tempo la stampa internazionale specializzata indica all’attenzione degli specialisti del settore mangimistico le farine di insetti come ingrediente alimentare proteico alternativo alla soia. La coltura della soia viene, infatti, considerata la principale responsabile della deforestazione delle aree pluviali, deforestazione che, a sua volta, contribuisce alla diminuzione della quota di CO2 catturata per fotosintesi dall’atmosfera. Il che vuol dire aumento dei gas serra e, quindi, del problema del riscaldamento globale.

Quest’ultimo fatto, poi, aggrava l’incidenza dei fenomeni estremi come la perdita di biodiversità, la siccità e la desertificazione di vaste aree, le forti precipitazioni con i conseguenti disastri idrogeologici in altre aree, lo scioglimento dei ghiacci polari, le migrazioni di intere popolazioni. Sembra che ogni due secondi venga disboscata un’area equivalente a quella di un campo di calcio. Ed è meglio fermarci qui. Quindi: se continuiamo ad usare la soia per alimentare i nostri animali, contribuiremo in poco tempo a rendere il nostro pianeta inabitabile. Se così stanno le cose, ben venga un ingrediente alimentare proteico validamente alternativo. Ed ecco le farine di insetti.

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Le farine di insetti possono essere una valida alternativa alla soia per la mangimistica animale

L’economia circolare delle biomasse in agricoltura è la chiave di una agricoltura sostenibile ed efficiente e l’allevamento di insetti da impiegare come mangimi è di particolare utilità in questo senso, in quanto utilizzatori di scarti alimentari di varia provenienza, domestica ed industriale, ed all’origine di alimenti proteici di elevato valore biologico. Se consideriamo che l’Unione Europea, nel suo insieme, nel corso dell’annata 2018-2019 ha contribuito solo per lo 0.7% alla produzione mondiale di soia, con 25 milioni di tonnellate e che Stati Uniti, Brasile e Argentina, da soli, ne hanno prodotta l’82%, viene spontaneo guardare alle potenzialità di disporre, da noi, di fonti proteiche alternative alla soia, molto più convenienti da tutti i punti di vista, commerciale e, soprattutto, per l’ecosistema.

L’allevamento della mosca “Black soldier” (Hermetia illucens L.) oggetto di importanti studi nel nostro Paese presso alcune università, appare promettente: è ritenuto l’insetto a crescita più veloce, contribuendo, così, ad alleviare anche il problema della gestione degli scarti alimentari utilizzati per la sua alimentazione. Può essere allevato al chiuso, in condizioni controllate e può essere prodotto localmente, ovunque nel mondo.

Le caratteristiche di composizione media delle larve di “Black soldier” sono le seguenti, espresse sulla sostanza secca: proteina grezza, 42%; estratto etereo, 26%; ceneri, 21%, fibra, 7%. Importanti sono gli apporti di acido linoleico, vitamina B12, potassio, rame, sodio, selenio ferro e zinco.
L’impiego delle farine di insetti in alimentazione animale è già stato autorizzato in Europa dal 2017 e si sta parlando di autorizzare anche il suo impiego in alimentazione umana, non so con quale fortuna nel nostro Paese.

Di Mauro Antongiovanni dell’Accademia dei Georgofili

© Riproduzione riservata Foto: stock.adobe.com

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Roberto La Pira

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5 Commenti

  1. Avatar

    Andrò in cerca di farine da filiera Bio, assolutamente Mady in Italy e certificate Vegan… Spero di trovarle..

  2. Avatar
    cicerano angelo

    Buonasera, sicuramente questo commento non verrà pubblicato, me ne farò una ragione. Esterno però il mio disappunto perché non avete pubblicato un mio commento inerente l’argomento in oggetto. Se in passato ho effettuato adesione alla richiesta di donazione, bene, non succederà più. Grazie per le notizie che pubblicate ma non é possibile supportare chi persegue lo sport nazionale di censurare i commenti. Tale comportamento giustifica il 41° posto nella classifica mondiale del 2020 occupata dall’Italia in merito alla libertà di stampa. Saluti

    • Valeria Nardi

      Gentilissimo Angelo, non abbiamo ricevuto nè censurato nessun suo commento precedente. Se desidera ce lo rinvii.

    • Avatar

      La libertà di stampa non ha nulla a che vedere con la moderazione dei commenti. Se fosse come Lei dice, sopratutto per le riviste gratuite che chiedono un sostegno VOLONTARIO ai lettori, significherebbe che i lettori che effettuano donazioni poi si sentirebbero in diritto a vedere i loro commenti pubblicati a qualunque costo. E questa non è libertà di stampa, primo perchè i lettori non sono giornalisti, e secondo perchè si instaurerebbe una dipendenza economica basata sul ricatto commenti/donazioni. Lo spazio per scrivere ciò che si vuole esiste e sono i social.