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Come l’industria della carne ha cercato di influenzare l’Onu a sostegno dell’allevamento intensivo, secondo Greenpeace Unearthed

L‘industria della carne, del latte e delle uova ha cercato di influenzare il Food Systems Summit delle Nazioni Unite, che si è tenuto a New York durante l’assemblea generale del 23 settembre 2021. L’obiettivo? Promuove un aumento della produzione e del consumo di alimenti di origine animale da allevamento intensivo come soluzione per un sistema alimentare sostenibile, nonostante il suo elevato impatto ambientale, cercando di escludere i contributi di esperti, accademici e associazioni con posizioni differenti. È quanto denuncia Greenpeace Unearthed, il braccio investigativo dell’associazione ambientalista, che ha visionato alcuni documenti preparati in vista del summit da cui deriveranno le raccomandazioni ufficiali ai governi mondiali.

In una bozza di position paper redatta nel mese di giugno e ottenuta dagli investigatori di Greenpeace, le associazioni industriali, nelle vesti di membri del gruppo di lavoro sull’‘allevamento sostenibile’, chiedevano all’Onu di esprimersi a favore di un aumento del consumo di proteine animali, affermando che “avanzamenti nei sistemi di allevamento intensivo contribuiranno alla preservazione delle risorse del pianeta”. Una posizione in aperto contrasto agli appelli del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (Ipcc), che da anni chiede invece di ridurre il consumo di carne.

Poultry farm business for the purpose of farming meat or eggs for food from, White chicken Farming feed in indoor housing carne pollo
Secondo Greenpeace Unearthed l’industria della carne, delle uova e del latte avrebbe cercato di influenzare l’Onu a sostegno dell’allevamento intensivo

Il documento ha sollevato numerose critiche da parte di associazioni non profit e scienziati ambientali, che sono entrati a far parte del gruppo solo in un secondo momento, quando il position paper era già stato stilato. “La prima cosa che ho notato era che il gruppo di lavoro era pesantemente sbilanciato verso gli interessi dell’industria”, ha dichiarato ad Unearthed Philip Lymbery, amministratore delegato di Compassion in World Farming, nominato co-presidente del team. “La soluzione principale avanzata era che il mondo ha sostanzialmente bisogno di più allevamento, ottimizzato da innovazioni tecniche, e guidato da tabelle di marcia stabilite dai produttori. – prosegue Lymbery – Le voci alternative nel gruppo di lavoro sono state largamente ignorate”.

Dopo un duro scontro tra i due schieramenti, i rappresentanti dell’industria hanno scritto ad alcuni membri delle Nazioni Unite, minacciando di ritirarsi dal summit come forma di protesta contro la ‘retorica anti-allevamento’ che secondo loro stava minacciando di minare “le solide fondamenta per un allevamento sostenibile che sono state costruite nel corso di oltre un decennio dalle organizzazioni guidate dalla scienza”. A firmare la lettera, riporta il Guardian (che ha potuto visionare il documento), sarebbero state le principali associazioni di categoria dell’industria della carne, del pollame e del latte: International Meat Secretariat, l’International Poultry Council, la Global Dairy Platform, l’International Dairy Federation, la Global Roundtable for Sustainable Beef, l’International Egg Commission e l’International Feed Industry Federation.

Group of pigs domestic animals at pig farm. suini maiali carne
I rappresentanti dell’industria hanno scritto una lettera all’Onu minacciando di ritirarsi dal summit

Non possiamo continuare a dedicare tempo a un processo in cui è chiaro che siamo parte solo per dare un’aria di inclusività quando in realtà alcuni leader del gruppo di lavoro perseguono i loro obiettivi ideologici” accusano i rappresentanti dell’industria. Parole che lasciano perplessi, se consideriamo come in realtà il gruppo di lavoro all’inizio fosse composto esclusivamente da rappresentanti del mondo dell’allevamento, che hanno prodotto un position paper apertamente favorevole a un aumento del consumo di carne, senza il contributo di esperti e associazioni di idee diverse.

Secondo Hsin Huang, segretario generale dell’International Meat Secretariat, è ridicolo pensare che l’industria stia cercando di fare pressioni sull’Onu, e accusa il summit di non essere inclusivo e di considerare l’industria dell’allevamento un problema a priori. Invece secondo Matthew Hayek, professore di scienze ambientali della New York University, il problema non è affatto l’inclusività: “una conferenza di questa importanza non dovrebbe dare alle industrie esistenti una piattaforma per negare o minimizzare il consenso scientifico”. Come l’International Poulty Council che, secondo quanto riporta Unearthed, si sarebbe rifiutata di sottoscrivere qualsiasi documento in cui l’industria non fosse descritta come già sostenibile, o l’International Dairy Council che si è opposta alla definizione di una ‘transizione’ verso un’agricoltura sostenibile.

Il gruppo di lavoro sull’allevamento sostenibile non è riuscito a produrre un documento conclusivo unitario

Alla fine, come possono far immaginare queste premesse, il gruppo di lavoro non è riuscito a produrre un documento unitario, ma tre diversi position paper. Di questi soltanto uno raccomanda di ridurre il consumo di alimenti di origine animale. Gli altri due invece “contengono ancora principalmente soluzioni allineate all’industria con effetti dalle dimensioni esagerate”, spiega Hayek, per esempio miglioramenti nell’efficienza degli allevamenti intensivi grazie a progressi tecnologici o la mitigazione del cambiamento climatico attraverso la stimolazione delle piante dei terreni erbosi per sequestrare il carbonio.

Riguardo alle tensioni nel gruppo di lavoro sull’allevamento sostenibile, Michael Fakhri, relatore speciale dell’Onu sul diritto al cibo, ha dichiarato: “I sistemi agroalimentari oggi non sono sostenibili, non è ragionevole sostenerlo, e quando viene coinvolto l’agribusiness, che ha denaro e potere, nel determinare il suo futuro  dominerà inevitabilmente la discussione

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Roberto La Pira

  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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