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Il virus dell`influenza aviaria viaggia nelle piume delle anatre


 
Un team di scienziati, coordinati dal virologo Mauro Delogu, ricercatore presso la facoltà di Medicina Veterinaria dell’Alma Mater-Università di Bologna insieme a ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia e del St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis hanno scoperto una nuova via di trasmissione e circolazione dei virus dell’influenza aviaria in natura.
La ricerca è iniziata dieci anni fa  partendo dalla una considerazione che numerose anatre selvatiche hanno elevate concentrazioni di virus sul piumaggio anche se apparentemente non risultano infettate. Il lavoro è stato condotto presso l’Oasi WWF di Orbetello (una delle principali aree di sosta italiane  per gli uccelli acquatici migratori). La difficoltà era capire come il virus disperso in enormi volumi di acqua incontra l’anatra e si annida tra le piume. In realtà si è scoperto che il virus dell’influenza aviaria non incontra il volatile in maniera casuale ma si lega saldamente ai grassi che gli uccelli utilizzano per impermeabilizzare il piumaggio, raggiungendo concentrazioni che permettono una nuova infezione. E’ vero che le anatre trascorrono ore a rimettere in ordine il piumaggio e in questo modo inghiottono grasso e virus, ma  una parte consistente di virus resta nel grasso e viene trasportata per migliaia di chilometri dall’Asia all’Europa. I risultati di questo studio giustificano il coinvolgimento di moltissime specie di uccelli acquatici nelle infezioni da virus influenzali  per l’abitudine degli uccelli di pulirsi vicendevolmente  vicendevolmente le piume. La ricerca dimostra l’esistenza di un sistema naturale di circolazione e trasmissione dei virus influenzali sino ad oggi sconosciuto. Ciò consentirà di individuare nuovi approcci per ridurre il rischio sanitario per l’uomo. La ricerca è stata pubblicata il 25 giugno 2010 su PLoS ONE, prestigiosa rivista scientifica internazionale
Questa scoperta è stata possibile grazie alla collaborazione tra i Ricercatori delle seguenti istituzioni:
1Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria e Patologia Animale, Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Bologna; 2Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate, Istituto Superiore di Sanità, Roma; 3Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare, Istituto Superiore di Sanità, Roma; 4Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, Lugo (RA); 5Division of Virology, Department of Infectious Diseases, St. Jude Children’s Research Hospital, Memphis, Tennessee, USA.
 
Mauro Delogu1, Maria A. De Marco2, Livia Di Trani3, Elisabetta Raffini4, Claudia Cotti1,Simona Puzelli2, Fabio Ostanello1, Robert G. Webster5, Antonio Cassone2, Isabella Donatelli2


Foto:Photos.com 

 

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