Una maxi-ricerca francese su oltre 112mila cittadini svela il legame tra i conservanti più comuni e l’impennata di casi di ipertensione e infarti.
Tra gli additivi, alcuni di quelli utilizzati come conservanti possono danneggiare il cuore e i vasi sanguigni, aumentando così il rischio di patologie cardio- e cerebrovascolari. Sarebbe quindi necessaria una revisione da parte delle autorità preposte quali la European Food Safety Authority (EFSA) e la Food and Drug Administration (FDA) statunitense, che si basi sulle conoscenze più recenti e realizzi una valutazione più aderente alla realtà e, di conseguenza, fornisca nuove indicazioni, limiti e, quando è il caso, divieti.
Questa l’esortazione con la quale si conclude lo studio pubblicato sullo European Heart Journal dai coordinatori del braccio cardiovascolare del grande studio NutriNet Santé, che dal 2009 monitora le abitudini e la dieta dei francesi e le mette in relazione con lo stato di salute.

Un chiaro effetto
In questo caso sono stati analizzati i dati di oltre 112.000 cittadini che al momento del reclutamento stavano bene, avevano un’età media di 42,8 anni, ed erano nel 78% dei casi donne. Ogni sei mesi tutti dovevano fornire un diario molto dettagliato di ciò che avevano mangiato e bevuto nei tre giorni precedenti, indicando i prodotti commerciali con i loro nomi (in modo da poter risalire agli additivi). Nel frattempo, si registravano tutte le informazioni mediche.
L’osservazione si è protratta in media per otto anni, durante i quali si sono avuti oltre 5.500 casi di ipertensione e 2.500 eventi cardiovascolari. I partecipanti sono stati suddivisi in tre grandi sottopopolazioni, a seconda che l’assunzione di conservanti fosse elevata, normale o nulla (o comunque talmente bassa da non essere rilevante). Confrontando chi assumeva di più conservanti non antiossidanti (impiegati prevalentemente per prevenire la proliferazione dei patogeni) con chi ne consumava di meno, è emerso che il rischio di ipertensione era più alto, per i primi, del 29% e quello di malattie cardiovascolari (tra le quali gli infarti, gli ictus, le angine e simili) del 16%. L’aumento del rischio di ipertensione associato ai conservanti antiossidanti (il cui scopo è evitare o ritardare l’irrancidimento) è risultato invece essere pari al 22%.
I peggiori
Per quanto riguarda gli additivi, i ricercatori hanno identificato in totale 58 conservanti assunti da almeno un partecipante, e il 99,5% di loro ne aveva assunto almeno uno nei primi due anni di osservazione. Si tratta di numeri molto elevati, che denotano un’enorme varietà e mostrano la pervasività totale di queste sostanze, e che spiegano perché sia così complicato associare una sostanza a un effetto: nei prodotti commerciali ce ne possono essere decine, in assortimenti sempre diversi, ed evitarli del tutto è di fatto impossibile.
Tra i 17 assunti almeno una volta dal 10% del campione, i peggiori sono risultati essere otto: sorbato di potassio (E202), metabisolfito di potassio (E224), nitrito di sodio (E250), acido ascorbico (E300), ascorbato di sodio (E301), eritorbato di sodio (E316), acido citrico (E330) ed estratto di rosmarino (E392). L’acido ascorbico è risultato associato specificamente anche alle patologie cardiovascolari.
I risultati di uno studio che è comunque osservazionale – e che quindi può solo mostrare la coesistenza tra l’assunzione di tali sostanze e l’aumento dell’incidenza delle patologie, senza dimostrare un rapporto di causa ed effetto – oltre a stimolare una rivisitazione delle norme attuali, dovrebbero rappresentare un motivo in più per convincere le persone, tramite adeguate campagne educative, a scegliere prodotti poco lavorati. L’obiettivo degli autori è spingere a cucinare di più in casa, preferendo piatti semplici che partano da basi fresche e non industriali.
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Giornalista scientifica



Scusate ma…faccio un po’ fatica a seguire la ratio dell’articolo.
L’acido ascorbico, l’acido citrico che i miei ricordi di biochimica continuano a presentarmeli con nomi e derivazioni naturali indispensabili per le loro note proprietà ed insostituibilità nei processi fisiologici metabolici.
Per farli diventare tossici debbono proprio avercela messa tutta!
Debbo rivedere anche le mie conoscenze circa certe piante officinali come il rosmarino.
Il medico scozzese della marina da guerra britannica di nome James Lind forse avrebbe qualcosa da ridire circa le carenze di acido ascorbico con lo scorbuto…che, tra l’altro si sta riaffacciando alle cronache “disnutrizionali” odierne.
senza volerlo abbiamo scritto due commenti insieme quasi identici, il mio è stato pubblicato poco più sotto 🙂 condivido quindi tutto quello che hai scritto!!
Non sono io ad aver indicato le due forme di acido ascorbico (impiegate come antiossidanti) come potenzialmente associate a un aumento del rischio, e in effetti altri studi le hanno indicate come sicure. Tuttavia l’elaborazione dei dati ha dato questo esito, io mi sono limitata a riportarlo (e lo studio è condotto secondo criteri scientifici stringenti). Va anche ricordato che non è dimostrato un nesso causale ma solo l’associazione, come sempre in questo tipo di studi. Lo stesso vale per il rosmarino (di cui non sono specificate la forma, la concentrazione di principi attivi – e quali principi attivi –
Ma povero rosmarino.. E che dire del prezzemolo (ricco anche di vit.C) col suo micidiale apiolo..
In un intervista pubblica su Juta Medical Brief si legge:
“Sebbene gli antiossidanti come l’acido citrico e l’acido ascorbico siano presenti in natura, ad esempio nella frutta, essi «non sono esattamente naturali» quando vengono utilizzati come conservanti, ha affermato l’autrice principale Mathilde Touvier. Touvier è la responsabile dello studio NutriNet-Santé su cui si è basata la ricerca.
“L’acido ascorbico presente in natura e quello aggiunto, che può essere prodotto chimicamente, potrebbero avere effetti diversi sulla salute”, ha affermato Touvier, che è anche direttrice della ricerca presso l’Istituto nazionale di salute e ricerca medica francese a Parigi.
“Pertanto, i risultati qui osservati per questi additivi alimentari non sono validi per le sostanze naturali presenti nella frutta e nella verdura”, ha aggiunto.” https://www.medicalbrief.co.za/high-bp-heart-attacks-tied-to-common-additives-french-study/
Leggo il vostro commento al commento… ma lo sa cosa ha detto tale Jeff Sindelar, casualmente docente e ricercatore presso il Meat Science & Animal Biologics Discovery (MSABD) dell’Università di Madison-Wisconsin a proposito dell’uso nei prodotti di carne “senza nitriti aggiunti” che spesso contengono nitriti/nitrati derivati da estratti vegetali (sedano, barbabietola, ecc.)? Che è un paragone similare a quelli da voi riportati.
Che questi composti, una volta convertiti, agiscono esattamente come i nitriti/nitrati aggiunti come additivi (es. E250, E251): la differenza è regolatoria e di etichettatura, non funzionale.
Questo implica che le molecole nitrato/nitrito di origine naturale sono le stesse di quelle ottenute sinteticamente.
Come vede, pareri per pareri, le posizioni degli scienziati su questi temi sono a volte divergenti.
Chi ha ragione? Io non prendo posizione, ma la realtà dei fatti è questa.
In un intervista pubblica su Juta Medical Brief si legge:
“Sebbene gli antiossidanti come l’acido citrico e l’acido ascorbico siano presenti in natura, ad esempio nella frutta, essi «non sono esattamente naturali» quando vengono utilizzati come conservanti, ha affermato l’autrice principale Mathilde Touvier. Touvier è la responsabile dello studio NutriNet-Santé su cui si è basata la ricerca.
“L’acido ascorbico presente in natura e quello aggiunto, che può essere prodotto chimicamente, potrebbero avere effetti diversi sulla salute”, ha affermato Touvier, che è anche direttrice della ricerca presso l’Istituto nazionale di salute e ricerca medica francese a Parigi.
“Pertanto, i risultati qui osservati per questi additivi alimentari non sono validi per le sostanze naturali presenti nella frutta e nella verdura”, ha aggiunto.” https://www.medicalbrief.co.za/high-bp-heart-attacks-tied-to-common-additives-french-study/
Scusate ma l’acido ascorbico (E300) e l’ascorbato di sodio (E301) sono in sostanza due forme di vitamina C (l’acido ascorbico è vitamina C pura, mentre l’ascorbato di sodio è vitamina C con sodio), indicate notoriamente come del tutto innocue anzi favorevoli per la salute, avete indicato proprio quelle due (!!) fra le 17 voci ma non sarebbe stato meglio evidenziare ad esempio i solfiti (metabisolfito di potassio, E224) o i nitriti (E250) ??!! in questo modo sembra che la vitamina C faccia più male di solfiti e nitriti.
Non sono io ad aver indicato le due forme di acido ascorbico (impiegate come antiossidanti) come potenzialmente associate a un aumento del rischio, e in effetti altri studi le hanno indicate come sicure. Tuttavia l’elaborazione dei dati ha dato questo esito, io mi sono limitata a riportarlo (e lo studio è condotto secondo criteri scientifici stringenti). Va anche ricordato che non è dimostrato un nesso causale ma solo l’associazione, come sempre in questo tipo di studi. Lo stesso vale per il rosmarino (di cui non sono specificate la forma, la concentrazione di principi attivi – e quali principi attivi –
L’elaborazionde dei dati ha dato questo esito? In che senso?
Lo studio ha utilizzato modelli statistici avanzati e progressivi (modelli multivariati di Cox) per isolare con precisione l’effetto dei singoli additivi conservanti. Questo ha permesso di “ripulire” i dati statistici dall’influenza di numerosi fattori confondenti cruciali, che spesso sovrappongono il loro effetto a quello delle sostanze sotto indagine.
In particolare, l’analisi ha neutralizzato l’impatto di quei profili nutrizionali considerati da sempre critici, come l’apporto complessivo di sale, zuccheri liberi, grassi saturi ed energia totale giornaliera. Allo stesso tempo, il modello statistico ha azzerato l’effetto delle diverse variabili socio-demografiche e degli stili di vita che avrebbero potuto distorcere i risultati, isolando e ripulendo il dato da abitudini legate al fumo, livello di attività fisica, indice di massa corporea, età e grado di scolarizzazione dei partecipanti.
Il rischio evidenziato non è semplicemente il riflesso di una dieta squilibrata o di uno stile di vita sedentario. Anche a parità di calorie e di nutrienti assunti, chi consuma più conservanti mostra un rischio più elevato. È corretto precisare che, trattandosi di uno studio osservazionale, non ci troviamo di fronte a una certezza causale assoluta (il cui nesso definitivo richiede verifiche di laboratorio sui meccanismi biologici). Tuttavia, siamo davanti a un legame epidemiologico estremamente solido e statisticamente significativo, che resiste anche alle correzioni più severe per i test multipli. La persistenza di questa correlazione suggerisce con forza che l’esposizione cronica e quotidiana a queste sostanze giochi un ruolo diretto, specifico e indipendente nell’insorgenza dell’ipertensione e nel successivo danno cardiovascolare, smentendo l’idea che gli additivi siano solo spettatori innocui all’interno del cibo ultra-processato.
In un intervista pubblica su Juta Medical Brief si legge:
“Sebbene gli antiossidanti come l’acido citrico e l’acido ascorbico siano presenti in natura, ad esempio nella frutta, essi «non sono esattamente naturali» quando vengono utilizzati come conservanti, ha affermato l’autrice principale Mathilde Touvier. Touvier è la responsabile dello studio NutriNet-Santé su cui si è basata la ricerca.
“L’acido ascorbico presente in natura e quello aggiunto, che può essere prodotto chimicamente, potrebbero avere effetti diversi sulla salute”, ha affermato Touvier, che è anche direttrice della ricerca presso l’Istituto nazionale di salute e ricerca medica francese a Parigi.
“Pertanto, i risultati qui osservati per questi additivi alimentari non sono validi per le sostanze naturali presenti nella frutta e nella verdura”, ha aggiunto.” https://www.medicalbrief.co.za/high-bp-heart-attacks-tied-to-common-additives-french-study/
Le premesse e i limiti dello studio sono chiari, però l’argomento non è scontato.
I conservanti servono per gestire meglio i prodotti ma non hanno molto a che vedere con la salute.
In generale contestare l’acido ascorbico o l’acido citrico può sembrare esercizio da complottisti, ma……..la vitamina C è molto più dell’acido ascorbico——- assumere 100 mg di vitamina C da una compressa di ascorbato di calcio non è come mangiarsi, ad esempio, un kiwi di grosse dimensioni.
Nonostante le quantità di vitamina C ingerite siano grossomodo le stesse, il kiwi – ed in generale i vegetali – contengono infatti moltissime altre sostanze ad azione sinergica (o in altro modo benefica per l’organismo).
E con l’acido citrico il principio è lo stesso……….
I prodotti isolati industrialmente mandano al metabolismo messaggi diversi dalle sostanze inserite in prodotti naturali, non conta solo la formula chimica grezza anche se nei testi si pretende di esprimere perfetta equivalenza.
Non si vuole capire che le lavorazioni industriali ad ogni passaggio lasciano sempre tracce di quanto avviene e anche l’infinitesimo ( xn) ha importanza.
salve Gianni, se è per questo (e senza alcuna polemica, ci mancherebbe…) allora esaminiamo quello che il kiwi, e in generale i vegetali o la frutta, ormai “regalano” insieme agli apporti vitaminici (i quali vengono poi molto ridotti da esposizione prolungata all’aria e dalla cottura per le vitamine termolabili)….è ormai assodato che sempre più frutti e verdure apportano anche pesticidi, insetticidi, fungicidi, ecc…come se non bastasse stanno anche arrivando i droni che elargiranno dall’alto il glifosato e compagnia bella sui campi, quindi con un minimo di vento arriveranno anche nei vicini campi biologici….quindi, oltre alla vitamina C, spesso con il kiwi o l’insalata o una fragola o (quasi) tutto il resto di frutta e verdura arriverà anche un bel gruzzolo di pesticidi….e, come ha scritto lei, “Non si vuole capire che le lavorazioni industriali ad ogni passaggio lasciano sempre tracce di quanto avviene e anche l’infinitesimo ( xn) ha importanza.”…e i pesticidi, mi creda, di tracce nel passaggio ne lasciano tante, sempre di più ogni anno che passa….ormai più frutta e verdura si mangia e, purtroppo, più pesticidi si assumono….forse quindi la vitamina C sintetica (che comunque mantiene la sua funzione antiossidante e contrasta gli effetti dei pesticidi) ha molti più pregi che difetti, un pò come la carne coltivata che molti criticano perché appunto “sintetica” ma che ha anche i suoi (molti) pregi sotto vari punti di vista…tutto questo, ripeto, secondo la mia modesta opinione
Analisi corretta su molti punti ma prodotti a km zero e biologico mettono una grossa pezza.
L’esempio del kiwi era solo indicativo, se ne può fare a meno……in quanto ai vantaggi dei prodotti sintetici il fine dello studio è proprio quello di avviare ricerche più mirate, perchè realmente queste equivalenze sono sbandierate ma non provate in maniera categorica.
In un intervista pubblica su Juta Medical Brief si legge:
“Sebbene gli antiossidanti come l’acido citrico e l’acido ascorbico siano presenti in natura, ad esempio nella frutta, essi «non sono esattamente naturali» quando vengono utilizzati come conservanti, ha affermato l’autrice principale Mathilde Touvier. Touvier è la responsabile dello studio NutriNet-Santé su cui si è basata la ricerca.
“L’acido ascorbico presente in natura e quello aggiunto, che può essere prodotto chimicamente, potrebbero avere effetti diversi sulla salute”, ha affermato Touvier, che è anche direttrice della ricerca presso l’Istituto nazionale di salute e ricerca medica francese a Parigi.
“Pertanto, i risultati qui osservati per questi additivi alimentari non sono validi per le sostanze naturali presenti nella frutta e nella verdura”, ha aggiunto.” https://www.medicalbrief.co.za/high-bp-heart-attacks-tied-to-common-additives-french-study/
Ottimo
Il lato evidente della storia del cibo come fonte di informazione è questo: i microRNA presenti nelle piante che mangiamo fanno parte di un dialogo evolutivo tra specie, un dialogo che ha calibrato l’espressione genica umana da quando abbiamo iniziato a nutrirci di piante.
La dieta dei nostri antenati era un vero e proprio curriculum molecolare inconsapevole e ora anche la nostra fa lo stesso.
Il lato oscuro è proprio questo: stiamo inserendo nuove istruzioni molecolari – da milioni di sostanze chimiche sintetiche e sequenze di dsRNA derivate da ogni dove, compresi geni di insetti, mai presenti nel repertorio evolutivo di alcuna pianta, né nella storia alimentare umana – proprio in quelle piante commestibili.
E lo stiamo facendo ogni singolo giorno in innumerevoli circostanze senza che nessuno ci faccia caso a causa di disinteresse e/o maggiori angustie.
Per esempio, negli USA il dsRNA DvSnf7 presente nel mais SmartStax PRO è una struttura a forcina di 240 paia di basi derivata dal gene Snf7 della diabrotica del mais ( Diabrotica virgifera virgifera ).
Viene espresso in modo costitutivo – per tutta la stagione di crescita, nelle radici, nelle folie e nel polline – nelle piante di mais che ora occupano decine di milioni di acri negli Stati Uniti.
Non si tratta di una sequenza presente nella storia evolutiva dell’alimentazione dell’Homo sapiens .
È una nuova istruzione molecolare, inserita nella coltura alimentare ubiquitaria, largamente la più diffusa nella dieta americana, quasi all’insaputa e senza il consenso di chi la consuma.
Cosa c’entra il mais ogm con noi?????? Beh, da fonti informate la maggior parte dell’acido ascorbico, falsamente denominato vitamina C, degli integratori deriva da mais ogm….
L’acido ascorbico sintetico contiene impurità derivanti dai materiali di partenza e dai processi chimici utilizzati per la sua produzione, come residui di solventi o altre sostanze chimiche.
La qualità dell’acido ascorbico sintetico è generalmente controllata per garantire che le impurità siano al di sotto dei limiti di sicurezza stabiliti, però da molte parti si vocifera che il settore sia già obsoleto e necessiti di profonde revisioni restrittive perchè non considera una valanga di studi condotti con mezzi più precisi.
Inoltre negli integratori di vitamina C gli additivi possono includere sostanze come altri antiossidanti, coloranti e agenti di carica, utilizzati per migliorare la stabilità e l’aspetto del prodotto.
Quindi la leggenda della purezza di una sostanza sintetica, nella pratica, fa a farsi friggere…….
Devo ancora completare una lettura approfondita dello studio, ma ad un primo sguardo sembrerebbe mancare un’analisi completa delle covariate, insomma lo studio non può escludere che l’effetto sia dovuto ad altri fattori confondenti. Il primo che mi viene in mente è che le persone che consumano più conservanti siano anche quelle che consumano più alimenti processati ricchi di grassi saturi, sale e zuccheri liberi, e meno alimenti freschi ricchi di fibre e micronutrienti.
Anche perché appare poco sensato un effetto cardiovascolare così importante a carico della vitamina C (acido ascorbico e ascorbato), peraltro in quantità notevolmente inferiori a quelle assunte normalmente dalla dieta, visto che l’organismo non ha modo di sapere quando è usata con funzione di additivo alimentare e quando è presente come nutriente essenziale.
Aggiungo alle condivisibili osservazioni dei miei colleghi altre osservazioni.
1) I prodotti a base di ac, ascorbico vengono in genere aggiunti per contrastare l’azione di nitrati e nitriti, che possono essere presenti anche solo perché presenti nelle acque irrigue di coltivazioni adiacenti quelle biologiche.
2) Il principale responsabile dell’effetto ipertensivo è il sodio, e non è chiaro se questa valutazione sia stata fatta tenendo presente tutto il sodio assunto con l’alimentazione e non solo quello nei conservanti.
3) Lo studio osservazionale ha coperto un periodo di tempo piuttosto lungo e riguardato un campione abbastanza omogeneo di prevalenza femminile: questi aspetti possono essere alla base di modificazioni epigenetiche quali espressioni di adattamento evolutivo, per cui questa prospettiva rende il fenomeno assai più significativo e allarmante rispetto alla sola correlazione (fermo restando il detto: correlation is not causation, caro agli anglosassoni). E quando si verificano modificazioni epigenetiche, anche le tradizioni alimentari più ancestrali possono essere sconvolte. Forse uno sguardo a questi aspetti avrebbe reso lo studio più significativo.
4) Il miocardio ha una struttura e una biochimica molto complessa per la produzione di energia, particolarmente sensibile alle modificazioni degli elettroliti, il cui equilibrio viene fatalmente alterato dai conservanti. Inoltre una sovraalimentazione di prodotti conservati, quindi anche ultraprocessati, fra le altre cose comporta anche una alterazione del microbiota intestinale e questo (è stato provato) causa alterazioni cardiache: gli acidi biliari non elaborati dal microbiota, ad esempio, possono causare nel tempo la fibrillazione atriale o, tramite il nervo vago, alterare la cinetica meccanica del cuore.
In conclusione. credo che lo studio, utile come apriporta, dovrebbe essere completato e arricchito.
È straordinario il vostro impegno nella tutela della salute umana, attraverso il monitoraggio costante di tutti gli alimenti che consumiamo ogni giorno
“L’acido ascorbico è risultato associato specificamente anche alle patologie cardiovascolari.”
In altre parole, Vitamina C fa male.
Articolo che mi lascia molto perplesso… non ho letto lo studio pubblicato ma mi pare che ci potrebbero essere fattori confondenti MOLTO importanti (dieta alimentare, attività fisica). Personalmente sono piuttosto diffidente degli studi osservazionali.
Sarebbe bene che chi li usa non si nascondesse dietro le normative europee dettate dalle lobby vantandosi di applicare le loro regole! E’ veramente difficile districarsi tra imbrogli legalizzati!
Tenuto conto delle opinioni serie e approfondite espresse da chi mi ha ha preceduto nei commenti sui conservanti alimentari, potrebbe il Fatto Alinentare esprimere le proprie considerazioni sui suddetti commenti?
Grazie.
Lo stavamo preparando.
Lo studio ha utilizzato modelli statistici avanzati e progressivi (modelli multivariati di Cox) per isolare con precisione l’effetto dei singoli additivi conservanti. Questo ha permesso di “ripulire” i dati statistici dall’influenza di numerosi fattori confondenti cruciali, che spesso sovrappongono il loro effetto a quello delle sostanze sotto indagine.
In particolare, l’analisi ha neutralizzato l’impatto di quei profili nutrizionali considerati da sempre critici, come l’apporto complessivo di sale, zuccheri liberi, grassi saturi ed energia totale giornaliera. Allo stesso tempo, il modello statistico ha azzerato l’effetto delle diverse variabili socio-demografiche e degli stili di vita che avrebbero potuto distorcere i risultati, isolando e ripulendo il dato da abitudini legate al fumo, livello di attività fisica, indice di massa corporea, età e grado di scolarizzazione dei partecipanti.
Il rischio evidenziato non è semplicemente il riflesso di una dieta squilibrata o di uno stile di vita sedentario. Anche a parità di calorie e di nutrienti assunti, chi consuma più conservanti mostra un rischio più elevato. È corretto precisare che, trattandosi di uno studio osservazionale, non ci troviamo di fronte a una certezza causale assoluta (il cui nesso definitivo richiede verifiche di laboratorio sui meccanismi biologici). Tuttavia, siamo davanti a un legame epidemiologico estremamente solido e statisticamente significativo, che resiste anche alle correzioni più severe per i test multipli. La persistenza di questa correlazione suggerisce con forza che l’esposizione cronica e quotidiana a queste sostanze giochi un ruolo diretto, specifico e indipendente nell’insorgenza dell’ipertensione e nel successivo danno cardiovascolare, smentendo l’idea che gli additivi siano solo spettatori innocui all’interno del cibo ultra-processato.
Questo è uno studio osservazionale da cui non si possono evincere correlazioni sicure, sono solo osservazioni propedeutiche a studi più approfonditi.
Non basta “un recente studio” per fare affermazioni, occorre la verifica dello studio ( non possibile con 112939 partecipanti), quindi senza altri studi specialistici non serve a molto se non ad indirizzare altre ricerche.
Questo è detto esplicitamente nelle conclusioni “Sono necessarie ulteriori ricerche sperimentali per comprendere i meccanismi sottostanti. ”
Aggiungono gli autori, con un se davanti grande come una casa, “Se confermati, questi nuovi dati richiedono una rivalutazione delle normative che regolano l’uso di questi additivi al fine di migliorare la tutela dei consumatori.”
Intanto bisogna confermare lo studio, poi si possono lanciare i messaggi allarmistici in merito.
Tra gli additivi c’è l’acido ascorbico che molti prendono come se fosse acqua.
Anche qui gli studi sui problemi cardiovascolari sono insicuri cito: “Ad esempio, i metodi di valutazione dietetica come i questionari o i diari alimentari mancano di precisione e accuratezza e non tengono conto di altre condizioni che possono influenzare i livelli di vitamina C e l’omeostasi.”
per cui prima di allarmare la popolazione sarebbe bene avere dati certi.
Come abbiamo precedentemente risposto:
Lo studio ha utilizzato modelli statistici avanzati per isolare l’effetto dei singoli additivi, “ripulendo” i dati da fattori confondenti come il consumo di sale, zuccheri, grassi saturi e stili di vita errati. Non si tratta di una certezza causale assoluta, ma di un legame epidemiologico solido: la correlazione resta significativa, suggerendo che l’esposizione cronica a queste sostanze giochi un ruolo diretto e indipendente nel danno cardiovascolare.
La spiegazione più logica e chissà se valida, può essere l’effetto “trascinamento” dei vari conservanti in aggiunta a quelli intuitivamente non tossici o dannosi.
Assumendo acido citrico, questo ha la molecola identica sia se sintetica che naturale, ma si ritiene che la forma sintetica si accompagni ad altre molecole non certo benefiche, almeno sopra certe quantità.
Si tratta quindi di alimenti ultra-processati (UPF) ed è onnipresente anche nei prodotti industriali più complessi e meno salutari, senza fibre e tanto sale.
In un intervista pubblica su Juta Medical Brief si legge:
“Sebbene gli antiossidanti come l’acido citrico e l’acido ascorbico siano presenti in natura, ad esempio nella frutta, essi «non sono esattamente naturali» quando vengono utilizzati come conservanti, ha affermato l’autrice principale Mathilde Touvier. Touvier è la responsabile dello studio NutriNet-Santé su cui si è basata la ricerca.
“L’acido ascorbico presente in natura e quello aggiunto, che può essere prodotto chimicamente, potrebbero avere effetti diversi sulla salute”, ha affermato Touvier, che è anche direttrice della ricerca presso l’Istituto nazionale di salute e ricerca medica francese a Parigi.
“Pertanto, i risultati qui osservati per questi additivi alimentari non sono validi per le sostanze naturali presenti nella frutta e nella verdura”, ha aggiunto.” https://www.medicalbrief.co.za/high-bp-heart-attacks-tied-to-common-additives-french-study/
Scusate ma l’acido ascorbico non è la vitamina C? E adesso finisce fra i peggiori conservanti?
In un intervista pubblica su Juta Medical Brief si legge:
“Sebbene gli antiossidanti come l’acido citrico e l’acido ascorbico siano presenti in natura, ad esempio nella frutta, essi «non sono esattamente naturali» quando vengono utilizzati come conservanti, ha affermato l’autrice principale Mathilde Touvier. Touvier è la responsabile dello studio NutriNet-Santé su cui si è basata la ricerca.
“L’acido ascorbico presente in natura e quello aggiunto, che può essere prodotto chimicamente, potrebbero avere effetti diversi sulla salute”, ha affermato Touvier, che è anche direttrice della ricerca presso l’Istituto nazionale di salute e ricerca medica francese a Parigi.
“Pertanto, i risultati qui osservati per questi additivi alimentari non sono validi per le sostanze naturali presenti nella frutta e nella verdura”, ha aggiunto.” https://www.medicalbrief.co.za/high-bp-heart-attacks-tied-to-common-additives-french-study/
Mi sorprende di leggere dell’acido ascorbico (vitamina C) per il quale non è previsto nemmeno un limite dato la non tossicità
In un intervista pubblica su Juta Medical Brief si legge:
“Sebbene gli antiossidanti come l’acido citrico e l’acido ascorbico siano presenti in natura, ad esempio nella frutta, essi «non sono esattamente naturali» quando vengono utilizzati come conservanti, ha affermato l’autrice principale Mathilde Touvier. Touvier è la responsabile dello studio NutriNet-Santé su cui si è basata la ricerca.
“L’acido ascorbico presente in natura e quello aggiunto, che può essere prodotto chimicamente, potrebbero avere effetti diversi sulla salute”, ha affermato Touvier, che è anche direttrice della ricerca presso l’Istituto nazionale di salute e ricerca medica francese a Parigi.
“Pertanto, i risultati qui osservati per questi additivi alimentari non sono validi per le sostanze naturali presenti nella frutta e nella verdura”, ha aggiunto.” https://www.medicalbrief.co.za/high-bp-heart-attacks-tied-to-common-additives-french-study/
Sono un medico in pensione .
Rimango stupito .
Posso capire per i nitriti , ma per l’ acido ascorbico – E300 – compreso il suo sale sodico , non mi aspettavo questa sorpresa amara …
L’ assunzione di vit. C , perché di questa si tratta, e’ quindi associata all’ insorgenza di patologie cardiache ?
Grazie per l’ attenzione .
Gentile Collega,
come ho accennato nel mio commento precedente si è fatta confusione sul ruolo dell vit. C in questa fattispecie. Mi sono quindi permesso di sottoporre ad AI il quesito per avere una risposta neutrale, che ti giro. Ciao.
L’ acido ascorbico usato come conservante alimentare è del tutto uguale alla vit. C? ed è vero che che puoò essere dannoso per il cuore?
Sì, l’acido ascorbico utilizzato come conservante alimentare (indicato in etichetta come E300) è chimicamente e biologicamente identico alla Vitamina C. Viene estratto naturalmente o sintetizzato in laboratorio, ma agisce nel corpo umano esattamente come quello che trovi nella frutta e nella verdura.
Humanitas
Non è vero che l’acido ascorbico è dannoso per il cuore; al contrario, essendo un potente antiossidante, protegge il sistema cardiovascolare. Aiuta a neutralizzare i radicali liberi, contrasta lo stress ossidativo e favorisce la salute delle pareti dei vasi sanguigni (endotelio).
YouTube
Alcuni studi (tra cui l’indagine francese NutriNet-Santé) hanno esplorato se un’elevata presenza di additivi negli alimenti ultra-processati fosse collegata a un aumento del rischio cardiovascolare. Tuttavia, il pericolo per il cuore non è legato all’acido ascorbico (E300), quanto piuttosto ad altri conservanti come nitriti (E249, E250) e nitrati (E251, E252) spesso presenti negli insaccati e nelle carni lavorate. L’acido ascorbico nei salumi viene utilizzato proprio per bloccare la trasformazione dei nitriti in nitrosamine, che sono sostanze potenzialmente cancerogene.
Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro
Ecco alcuni dettagli utili da tenere a mente:
Nessun sovradosaggio con il cibo: La quantità di acido ascorbico che assumi attraverso i prodotti conservati è molto bassa e sicura.
Attenzione solo agli integratori: Problemi di salute (disturbi gastrointestinali o sovraccarico di ferro) possono verificarsi solo con l’assunzione di dosi massicce di integratori, cioè superiori a
g al giorno, e non con l’alimentazione.
Beh, forse il commento da youtube non è proprio centrato, perché anche sui nitriti e nitrati usati come conservanti ci sono pro e contro…
Lei è medico, le chiedo allora se può commentare l’assegnazione del premio Nobel in Medicina del 1998 a Furgott, Ignarro e Murad, che vennero premiati per la scoperta che il nitrito assunto veniva metabolizzato – in una via detta da allora entero-salivare (perché avveniva in parte già nella cavità orale e poi nell’intestino) – in ossido nitrico, che ha funzioni vasodilatatorie e di protezione dell’apparato cardio circolare.
Da tempo nei salumi per impedire la potenziale formazione di nitrosammine da nitrito libero (cioè non associato alla mioglobina) si usa aggiungere in ricetta dell’ascorbato di sodio (meno l’acido ascorbico che essendo molto reattivo finirebbe per “bruciarli” tutti i nitriti imoiegati), che ha la funzione primaria di antiossidante ma anche quella di ridurre il nitrito.
Ma tornando ai Nobel del 1998, quello studio è ancora significativo?
Gentile Pinuccio, rispondo al suo invito di chiarimenti, per quanto mi è possibile.
Entrambe le affermazioni, riguardo a nitriti, NO e ascorbato. sono corrette, vanno solo collocate in un contesto chimico e fisiologico.
1) Contesto fisiologico. I nitrati presenti negli alimenti naturali (verdure a foglia larga, acque) assorbiti nel sangue vengono trasferiti e concentrati nella saliva e, per l’azione di batteri presenti nel cavo orale, trasformati in nitriti.
2) Giunti nello stomaco, l’ambiente molto acido trasforma i nitriti in Ac, Nitroso e quindi in NO per ossidazione.
3) Se negli alimenti sono presenti nitriti in concentrazioni elevate (non naturali) insieme alla carne, una volta nello stomaco la capacità di trasformazione dell’Ac. Nitroso in NO viene superata rapidamente e l’Ac. Nitroso rimasto viene combinato con le ammine delle proteine della carne, formando nitrosammine, genotossiche e cancerogene. L’ascorbato (di potassio) e altri antiossidanti, donando elettroni mantengono in atto la formazione di NO riducendo quella di nitrosammine.
In conclusione la differenza viene creata da due circostanze:
a) l’introito innaturale di grandi quantità di nitriti con gli alimenti processati;
b) la contemporanea associazione con elevate concentrazioni di proteine presenti nelle carni trasformate, portatrici di ammine.
L’EFSA cerca di precisare i limiti quantitativi di questi reagenti. Saluti.
In un intervista pubblica su Juta Medical Brief si legge:
“Sebbene gli antiossidanti come l’acido citrico e l’acido ascorbico siano presenti in natura, ad esempio nella frutta, essi «non sono esattamente naturali» quando vengono utilizzati come conservanti, ha affermato l’autrice principale Mathilde Touvier. Touvier è la responsabile dello studio NutriNet-Santé su cui si è basata la ricerca.
“L’acido ascorbico presente in natura e quello aggiunto, che può essere prodotto chimicamente, potrebbero avere effetti diversi sulla salute”, ha affermato Touvier, che è anche direttrice della ricerca presso l’Istituto nazionale di salute e ricerca medica francese a Parigi.
“Pertanto, i risultati qui osservati per questi additivi alimentari non sono validi per le sostanze naturali presenti nella frutta e nella verdura”, ha aggiunto.” https://www.medicalbrief.co.za/high-bp-heart-attacks-tied-to-common-additives-french-study/
Sfugge un dettaglio importante, è un questionario non uno studio di intervento, che poi sarebbe impossibile per durata e numeri di partecipanti.
Nonostante l’ottima analisi e regressione statistica dei dati, rimangono probabilmente fattori confondenti non analizzati ed individuati, se fumatori, forti bevitori di caffè e/o tè, vegetariani o meno, abitudini del sonno, quantità di sport, pattern fondamentali per studi epidemiologici.
Non a caso alcuni studi autorevoli sono stati fatti su medici ed infermieri abituati a gestire dati in modo ordinato.
Urge un approfondimento di massa più specifico.
Lo studio ha utilizzato modelli statistici avanzati e progressivi (modelli multivariati di Cox) per isolare con precisione l’effetto dei singoli additivi conservanti. Questo ha permesso di “ripulire” i dati statistici dall’influenza di numerosi fattori confondenti cruciali, che spesso sovrappongono il loro effetto a quello delle sostanze sotto indagine.
In particolare, l’analisi ha neutralizzato l’impatto di quei profili nutrizionali considerati da sempre critici, come l’apporto complessivo di sale, zuccheri liberi, grassi saturi ed energia totale giornaliera. Allo stesso tempo, il modello statistico ha azzerato l’effetto delle diverse variabili socio-demografiche e degli stili di vita che avrebbero potuto distorcere i risultati, isolando e ripulendo il dato da abitudini legate al fumo, livello di attività fisica, indice di massa corporea, età e grado di scolarizzazione dei partecipanti.
Il rischio evidenziato non è semplicemente il riflesso di una dieta squilibrata o di uno stile di vita sedentario. Anche a parità di calorie e di nutrienti assunti, chi consuma più conservanti mostra un rischio più elevato. È corretto precisare che, trattandosi di uno studio osservazionale, non ci troviamo di fronte a una certezza causale assoluta (il cui nesso definitivo richiede verifiche di laboratorio sui meccanismi biologici). Tuttavia, siamo davanti a un legame epidemiologico estremamente solido e statisticamente significativo, che resiste anche alle correzioni più severe per i test multipli. La persistenza di questa correlazione suggerisce con forza che l’esposizione cronica e quotidiana a queste sostanze giochi un ruolo diretto, specifico e indipendente nell’insorgenza dell’ipertensione e nel successivo danno cardiovascolare, smentendo l’idea che gli additivi siano solo spettatori innocui all’interno del cibo ultra-processato.
D’accordo gli studi, i modelli covariati cox ma voglio vedere isolare gli effetti dei nitriti e nitrati da quelli eventualmente imputabili (negativi secondo lo studio) all’acido ascorbico (E300) all’interno di uno stesso processo produttivo.
Giustamente è stato riportato invece biochimica per cui viene impiegato: “Tuttavia, il pericolo per il cuore non è legato all’acido ascorbico (E300), quanto piuttosto ad altri conservanti come nitriti (E249, E250) e nitrati (E251, E252) spesso presenti negli insaccati e nelle carni lavorate. L’acido ascorbico nei salumi viene utilizzato proprio per bloccare la trasformazione dei nitriti in nitrosamine, che sono sostanze potenzialmente cancerogene. ”
Quindi vorrei proprio vedere il modello statistico che nel salame conservato con nitriti e nitrati va ad isolare l’effetto nocivo dell’acido ascorbico che è stato aggiunto proprio per evitare invece l’eventuale produzione di nitrosammine.
E’ facile ripararsi dietro la frase della Touvier, responsabile dello studio NutriNet-Santé : “L’acido ascorbico presente in natura e quello aggiunto, che può essere prodotto chimicamente, potrebbero avere effetti diversi sulla salute” senza dimostrare che biochimicamente l’aggiunta dell’E300 ha un effetto contrario a quello desiderato.
si potrebbe chiedere all’industria con quale procedimento vengono estrapolati i vari conservanti che TUTTE le componenti alimentari utilizzano per i loro cibi “processati” perchè non penso che usino la spremuta di limone per l’acido citrico e via discorrendo….
Dunque per precisare la vitamina C naturale contiene oltre all’acido ascorbico altre quisquillie come bioflavonoidi ( volgarmente vitamina P ), tirosina, ascorbigeno, properidina, fattore J e fattore K.
L’ acido ascorbico sintetico facilmente contiene resti della lavorazione industriale e conservanti chimici stabilizzanti e per rendere un aspetto più accattivante.
A voi la scelta……