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Sceicchi pronti a investire in Italia. Non devono però esserci interferenze da parte dei non musulmani, sulla certificazione dei prodotti alimentari Halal

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La macellazione Halal è propria della religione islamica e tipica della cucina araba

Gli sceicchi arabi, la finanza e i capitali islamici si dichiarano pronti a portare fuori dalla crisi l’Europa e in particolare l’Italia, purché seguano, nella “produzione, nella logistica e nella commercializzazione”, gli standard Halal (parola che in arabo significa “conforme” ai precetti della Sharia, ovvero i dettami della legge dove si dice cosa è lecito o proibito per un musulmano). È questo il messaggio lanciato a fine marzo dal World Halal Food Council, che ha riunito a Roma i rappresentanti di 57 Stati islamici.

 

Il metodo Halal è noto soprattutto nel settore alimentare, dove periodicamente è oggetto di polemiche perché, al pari del metodo ebraico Kosher, prescrive che durante la macellazione gli animali debbano essere lasciati dissanguare completamente senza stordirli. I principi Halal esistono anche in altri settori come: abbigliamento, turismo, medicinali, cosmesi e cura del corpo. Sinora, le aziende italiane certificate Halal sono 270.

 

«Siamo disponibili a investire in Italia e vogliamo che diventi il primo hub del mercato Halal nel Mediterraneo», ha dichiarato lo sceicco saudita Fahah Alared, membro del Comitato per l’islamizzazione delle banche, sottolineando che si parla di un mercato da tremila miliardi l’anno, in crescita del 15%, che raggiunge due miliardi di musulmani. «Siamo pronti – ha detto lo sceicco Fayez Al Shahri – a investire anche in infrastrutture, ma l’Italia deve garantirci di riconoscere l’ufficialità del mercato Halal, prevedendo la certificazione obbligatoria delle imprese interessate». La certificazione, però, deve rimanere nelle mani degli islamici, senza interferenze da parte di paesi non musulmani. Per questo, il World Halal Food Council ha definito “inaccettabile” il progetto del Comitato europeo di normazione, volto a definire gli standard Halal per gli alimenti confezionati. Secondo l’organizzazione  «Halal è un puro termine islamico e appartiene solo ai musulmani. Halal non è solo una questione tecnica, su cui gli europei possono stabilire norme, formule e regolamenti, come vogliono. I musulmani sono responsabili verso Allah. Allah ha già stabilito in modo chiaro tutte le norme e i regolamenti necessari».

 

Beniamino Bonardi

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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13 Commenti

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    Ma siamo matti? Vengono qui a imporci le loro regole su come dobbiamo mangiare?

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      Ehm, no, non vogliono importi nessuna regola su come devi mangiare. Vogliono che tu faccia una legge che dice che chiunque voglia produrre o commercializzare prodotti certificati “Halal” rispettino requisiti scelti da loro.

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    Paola Emilia Cicerone

    Mi pare che chiedano di poter certificare con le loro regole i prodotti destinati a loro, non mi pare una pretesa così eccessiva- anche se ho molte perplessità sulla macellazione halal, così come sulla macellazione kosher che non è molto diversa – forse si può trovare un accordo.

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    Posto che ogni macellazione è violenza, la macellazione Halal, come la Kosher, è di una violenza inaudita.

    Detto ciò, non capisco questa foga: un europeo può essere musulmano? sì. E allora chi fa norme europee (comitato europeo di normazione, CEN da cui norma EN) può decidere di indicare come si fa, posto che rispetti tutti i precetti religiosi. Magari se la fanno certificare: quella è la norma. Poi per la certificazione, come per il Kosher, arriveranno le autorità religiose che rilasceranno il bollino.

    Lolanene, permettimi, non è che vengono dirci come fare cosa in genere, ma rispetto alla religione islamica, che non è assente in Italia, è praticata da Italiani, quindi “non vengono a dirci” niente, ricordano, a chi vuole rispettarle, le norme per la macellazione halal.
    Tutte le altre ciacole sono razzismo, permettimi di nuovo.
    E considera che sono contro le religioni, in genere.

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      Pazzesco! Questi tipi di macellazione dovrebbero essere vietati nel mondo per diritti universali di ogni essere vivente l’economia non c’entra nulla e neanche la religione è un fatto di umanità

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    Il discorso è molto semplice, se le industrie alimentari italiane hanno interesse a esportare i loro prodotti nei Paesi musulmani – la cui popolazione complessiva é più ampia di quella della Cina, a sua volta la nazione più popolata del pianeta – devono sottoporsi a una apposita certificazione.

    Ed è del tutto ovvio che, trattandosi di certificazione legata a prescrizioni rituali, essa venga gestita dalle autorità religiose competenti. L’eventuale adozione di uno standard internazionale, del resto, non può che dipendere da tali autorità.

    In un periodo storico di depressione dei consumi domestici, saper cogliere l’opportunità offerta da questi mercati (ove tra l’altro l’indice demografico è in crescita) potrebbe risollevare le sorti della produzione agro-alimentare in Italia. Proprio ciò di cui abbiamo bisogno, più lavoro e meno elucubrazioni …

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      Forse semplificare non e’sempre la cosa migliore..si rischia di trascurare dettagli importanti. Il world halal food council stesso in homepage afferma che la certificazione halal e’ nata negli stati uniti negli anni 60, mentre il whc e’ nato solo nel 1999 in Indonesia. Per quasi mezzo secolo i musulmani hanno potuto acquistare prodotti certificati, anche senza placet strettamente ideologici. Cosi’ come per i cristiani, anche i musulmani si dividono in sette con opinioni e visioni differenti, cosi’ come esistono laici e clericali. Esistono musulmani tolleranti e pacifici cosi’ come altri con visione totalizzante,fortemente clericale e jihadista. Come dimostra la situazione egiziana, non si sta parlando di dettagli trascurabili. Il whc, ci dice che nessuno tranne il whc stesso sia in grado di certificare un prodotto halal. Lo stesso whc afferma sul suo sito che organizzazioni come l’Onu, la Fao e la Iso,tra le altre, sono organizzazioni che rappresentano l’espressione governi imperialisti e che il “Nuovo Ordine Mondiale” si affermera’ attraverso halal e tayyib. Ecco, dipendesse da me, preferirei vivere in un paese squattrinato ma libero piuttosto che ricco ma dipendente dagli investimenti di sceicchi sauditi che supportano organizzazioni che usano frasari e suggestioni che in Europa, grazie al cielo, non si sentono più dai giorni che ormai pochi ricordano in prima persona.
      Capisco che pecunia non olet, però trattando un tema delicato come la certificazione credo sia necessaria una qualche cautela sugli interlocutori che si va a legittimare.

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      Condivido. Inoltre sono contrario alla macellazione, cruenta, Halal e Kosher.

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    personalmente sono d’accordo con giorgio, ma non è questo il punto, volevo dire a m. rosaria (che forse non lo sa) che per esportare alimenti nei paesi islamici oltre a certificati sanitari, documentazione commerciale, ecc… occorre una dichiarazione specifica dell’azienda esportatrice in cui viene specificato che il prodotto non è realizzato usando materia prima o manodopera israeliana.
    Su questo punto (come sulla macellazione cruenta) potete anche essere in disaccordo con me e d’accordo con loro. xrò INFORMIAMOCI

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    Niente macellazione halal, questi sistemi medioevali e sadici qui non debbono essere applicati.
    O dobbiamo sempre venderci per un piatto di lenticchie ?

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      Paola Emilia Cicerone

      In Italia le norme sul benessere degli animali da reddito sono ampiamente disattese.. spesso in violazione a direttive europeee (vedi per esempio http://www.ciwf.it/campagne/suini/) Prima di dare dei”medioevali” agli altri sarebbe il caso di mettersi in regola… (E poi: niente macellazione halal vorrebbe dire anche niente macellazione kosher..imponiamo a tutti gli ebrei italiani di diventare vegetariani?)

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    Che importino da Israele quel che loro serve e che qui non può essere preparato come da desideri.
    Che le religioni impongano regole assurde non è una novità, purtroppo.
    Il fatto che l’Italia disattenda normative in materia di benessere animale non giustifica il fatto di incrementare ancora queste pratiche ingiuste.

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    Ma stiamo scherzando? Si dovrebbero accettare i desideri religiosi di questa gente altrimenti si rischia di essere tacciati di razzismo o di essere illiberali?
    Purtroppo, Dawkins docet, l’uomo attraverso la religione (qualsiasi essa sia) si arroga il diritto di compiere i gesti più incredibili, spacciandoli per libertà. Ed uno non dovrebbe esprimere contrarietà…