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Salute e Nutrizione: uno studio rivoluzionario ribalta le linee guida dietetiche.

A differenza di quanto riportato dalla maggior parte delle linee guida, ciò che bisogna tenere a bada per non acquisire peso non è il gusto dolce di per sé, ma sono gli zuccheri aggiunti e le calorie. Il sapore dolce, da solo, è irrilevante, e non ha l’importanza che si è sempre pensato che avesse.

Gli esseri umani amano il gusto dolce per motivi evoluzionistici, perché dolce molto spesso equivale a zucchero, ovvero una fonte di energia subito disponibile. Questa propensione, chiamata in inglese Sweet Tooth (letteralmente: dente dolce) non andrebbe demonizzata, perché non è la causa diretta dell’aumento di peso, come dimostra uno studio appena pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition dai ricercatori dell’Università di Wageningen, nei Paesi Bassi e di Bournemouth, in Inghilterra.

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Per non acquisire peso bisogna tenere a bada gli zuccheri aggiunti e le calorie, non il gusto dolce di per sé

All’inseguimento della dolcezza

Per distinguere tra il ruolo del sapore e quello degli zuccheri o delle calorie, i ricercatori hanno reclutato 180 persone normopeso, dell’età media di 35 anni, e le hanno suddivise in tre gruppi, assegnando loro uno tra tre regimi dietetici, che i partecipanti avrebbero dovuto seguire per sei mesi con una certa elasticità, per essere in una situazione realistica, ma rispettando comunque i limiti calorici e le percentuali di dolce previste.

Lo studio ha suddiviso i partecipanti in tre gruppi, caratterizzati da una diversa esposizione quotidiana al gusto dolce (ottenuto tramite zuccheri, dolcificanti ipocalorici, frutta e latticini):

  • Gruppo a basso contenuto di dolcezza: il 7% delle calorie totali proveniva da alimenti dolci.
  • Gruppo a contenuto intermedio: il 35% delle calorie proveniva da alimenti dolci.
  • Gruppo ad alto contenuto di dolcezza: l’80% delle calorie proveniva da alimenti dolci.

È fondamentale sottolineare che, nonostante la diversa composizione degli alimenti, l’apporto calorico totale è rimasto equivalente in tutti e tre i gruppi. Per monitorare l’impatto di questo regime alimentare, sono stati effettuati controlli periodici sui parametri antropometrici (peso, IMC), sui marcatori metabolici (sangue e urine) e sulla preferenza individuale per il gusto dolce. Le valutazioni sono avvenute in tre momenti chiave: al basale (prima dell’inizio), a 6 mesi (alla conclusione dell’intervento) e a 4 mesi dalla fine della dieta (periodo di follow-up).

I risultati

Non sono emerse differenze statisticamente significative tra i gruppi in nessun parametro misurato: il peso corporeo, i fattori di rischio per diabete e malattie cardiovascolari, la percezione dell’intensità del gusto dolce e la preferenza per il dolce sono rimasti invariati in tutti i partecipanti, indipendentemente dalla loro dieta.

Al termine dell’intervento, i soggetti sono tornati spontaneamente alle loro abitudini di consumo pregresse. In conclusione, a parità di apporto calorico, l’esposizione al gusto dolce di per sé non influenza il peso corporeo né la salute metabolica, mettendo in discussione le attuali raccomandazioni che suggeriscono di ridurre il consumo di cibi dolci come strategia autonoma per la prevenzione dell’obesità.

Il commento

Come hanno fatto notare gli autori, moltissimi alimenti – soprattutto industriali – contengono zuccheri senza risultare dolci e possono quindi far acquistare peso e peggiorare alcuni parametri senza che sia possibile accorgersene e viceversa, altri come quelli che contengono frutta o certi derivati del latte sono naturalmente dolci ma non per questo sono negativi per la salute.

Le ripercussioni di questo studio, secondo i ricercatori, potrebbero essere significative. Quasi tutte le linee guida parlano infatti genericamente di quantità minime di dolci, senza scendere nel dettaglio. Al contrario, dovrebbero esplicitare quali alimenti dal sapore dolce sono eventualmente permessi e quali sconsigliati, anche perché il desiderio di dolce è innato e molto difficile da contrastare. Meglio sapere come soddisfarlo in modo sano, che cercare inutilmente di azzerarlo.

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gianni
gianni
30 Marzo 2026 21:06

Sorry.La premessa dello studio può essere corretta ma è estremamente fuorviante, certamente il gusto del dolce può essere considerato innocente ma è meglio non abusarne perchè può diventare un tallone d’Achille,va tenuto a freno, come in tanti altri campi umani una dote naturale può essere positiva o negativa a seconda del contesto.
https://focustech.it/scienza/dolcificanti-artificiali-cosa-succede-davvero-al-cervello-con-il-consumo-quotidiano/
Si tratta di uno studio molto opaco contro decine di altri ………….

Dunque cerco di elencare i miei dubbi…..poche dozzine di persone sane magroline/normopeso che vengono foraggiate con dolcezze provenienti da zuccheri generici, frutta, dolcificanti, latticini in misure diverse e per mezza dozzina di mesi……mi sembra nella migliore delle ipotesi un risultato da tenere a mente ma niente più, non un cambio di paradigma.
Oppure una macchia come tante nelle pagine scientifiche.
Ci sono montagne di studi che consigliano di non stuzzicare certi canali di comunicazione tra sistemi di organi tanto complessi da non essere ancora capiti bene a fondo.

Nel loro piccolo poi i dolcificanti a basso indice calorico sono usati da persone non normopeso e sviluppano modifiche nocive della flora batterica ed effetti anche sulla comunicazione corpo/cervello qui non indagati, mentre viene dato un via libera basandosi su parametri importanti ma che richiedono tempi più lunghi per diventare evidenti.
Mettere nello stesso cesto zuccheri naturali e dolcificanti praticamente equiparandoli è una cosa scientificamente assurda ed è una forzatura rispetto a concetti che voi stessi trattate ampiamente.
Le dipendenze leggere e che impattano in tempi non conosciuti.ma impattano. non sono misurabili al momento attuale, lo vediamo negli UPF come nei dolcificanti…….ma si sa che se un effetto non può essere misurato nell’immediato per la scienza non esiste……….

Mi sembra uno studio ben pettinato e credo di conoscere il parrucchiere.

giova
giova
Reply to  gianni
21 Aprile 2026 16:22

Anche a me ha lasciato abbastanza perplesso, sia per il numero di partecipanti, sia per la durata.
Ci sono alcuni parametri biochimici che alcuni studi ritengono utili per capire la soglia individuale di tolleranza agli zuccheri che non vengono citati; e che so essere usati da alcuni medici per tarare diete ai loro pazienti.
Conosco anche alcune distinzioni, tra studiosi/nutrizionisti, in certi casi casi marcate, tra gli zuccheri aggiunti (tutti i tipi) e gli zuccheri della frutta. Uno osa addirittura sul miele.
Certo, la strada è promettente e non bisogna avere preclusioni. Possiamo certamente partire dall’idea che alcuni meccanismi biochimici alimentati da zuccheri possano essere utili, ma gli studi al momento ci dicono che gli eccessi, il modo di assunzione, il tipo e il momento in cui si assumono sono all’origine di problemi.

Theodora
Theodora
31 Marzo 2026 11:53

Credo che sia evidente come il sapore in sé non possa causare aumento di peso meno che poi non lo si “compensi” con altrettanto zucchero classico

gianni
gianni
31 Marzo 2026 18:10

Non mi sono spiegato bene lo ammetto, una delle caratteristiche intrinseche e non separabili dalla funzione è la tolleranza e la resistenza al sovradosaggio di stimoli prima che la funzione si comporti diversamente da programma, qualcuno ne conosce i limiti?????
Perchè la funzione esiste, molto ragionevolmente, ed è tarata per tempi di ristrettezze , in modo da dirigere gli appetiti su cibi iperdotati istintivamente.

Se uno degli scopi, in ombra, dello studio è di stabilire che i dolcificanti presi in dosi “normali” possono essere considerati neutrali e non nocivi si dovrebbe anche aggiungere che non si sa quando questo limite normale di richiami della funzione può essere superato prima che avvenga la stanchezza, il disinteresse o addirittura uno stravolgimento della stessa funzione in termini di tempo ed efficacia.
Un pò come la favoletta che circonda l’allarme “al lupo, al lupo” dopo un po che la sentiamo non gli attribuiamo più la stessa attenzione e lo stesso significato…

gianni
gianni
2 Aprile 2026 15:54

Non so bene perchè ma questi argomenti mi appassionano…………
La percezione del gusto dolce attiva aree specifiche del cervello, come la corteccia insulare, coinvolta nella percezione sensoriale del gusto, e l’area del gusto primario, coinvolta nel riconoscimento dei sapori.
Mentre ci alimentiamo i recettori del gusto nelle papille gustative rilevano le molecole del dolce.
Queste informazioni vengono trasmesse attraverso i nervi cranici al cervello, attivando segnali neurali e provocando una cascata di reazioni chimiche.
Si legge che uno degli eventi specifici è l’incremento dei livelli di ATP e calcio intracellulare, il rilascio di neurotrasmettitori attiva il neurone gustativo, trasmettendo l’informazione sul gusto dolce al cervello attraverso il nervo cranico collegato.
Il sistema nervoso centrale interpreta queste informazioni e le associa alla sensazione di piacere, attivando regioni cerebrali coinvolte nella ricompensa e nel piacere, come l’area ventrale tegmentale e il nucleo accumbens.
L’attivazione di queste aree cerebrali porta al rilascio di neurotrasmettitori, tra cui la dopamina.
Questo rilascio di dopamina e altri neurotrasmettitori è associato all’esperienza positiva e al piacere che si prova durante il consumo dei dolci.
L’attivazione di queste regioni cerebrali contribuisce a creare un legame tra il gusto dolce e la sensazione di gratificazione.
Ma i messaggi non sono unidirezionali, vanno e vengono, i sistemi di organi si parlano e rivelano le incongruenze, è come mandare una mail dicendo che ci sono allegati ma invece gli allegati non ci sono……………
Il piacere associato al consumo di dolci può influenzare il comportamento, portando a una maggiore preferenza e desiderio per alimenti dolci.
Questo legame tra la percezione del piacere e il gusto dolce può avere un impatto sulle scelte alimentari e sulle abitudini di consumo nel tempo.
Quindi potrebbe essere proprio il gusto del dolce per come è veramente strutturato a far ingrassare la gente………accetta di essere imbrogliato per un pò di tempo e poi fa si che i dolcificanti vuoti di calorie esaltino il desiderio di veri dolci creando una dipendenza, leggera o pesante a seconda di infiniti altri fattori ma DIPENDENZA che avvia il circolo vizioso.
La cosa che viene distorta o malinterpretata nello studio è da dove inizia il malfunzionamento e in quanto tempo si manifesta, non esistono tempi uniformi, e nella fretta scientifica di stabilire degli standard si fa disinformazione, che però a qualcuno rende guadagno.

piernostro
piernostro
23 Aprile 2026 12:43

ho forti dubbi sulla “oggettività” statistica dello studio: se la mia nutrizionista mi ha sconsigliato, NON vietato, il consumo di determinati cibi perchè più ricchi di alimenti che il corpo trasforma in zuccheri, ancorchè naturali, ci sarà un motivo credo.

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