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Greenpeace annuncia: i Paesi Bassi riducono del 30% il numero di capi negli allevamenti per limitare il carico di azoto

Greenpeace Italia fa sapere che tra i progetti che il governo olandese ha intenzione di portare avanti quest’anno per dimezzare le emissioni di azoto entro il 2030, c’è anche a la riduzione del 30% dei capi allevati. Si tratta del primo Paese in Europa a imboccare una strada che il mondo scientifico indica ormai da tempo. Le soluzioni tecnologiche non sono sufficienti a ridurre gli impatti del settore zootecnico, se non si interviene sul numero e sulla densità degli animali in allevamento. Il problema sono le deiezioni provenienti dagli allevamenti intensivi molto ricche di  azoto, che vengono distribuite nei terreni agricoli come fertilizzante e nell’ambiente. Quando l’accumulo di azoto è però eccessivo, i nitrati contenuti nel letame, in virtù della loro alta solubilità in acqua, si trasferiscono più facilmente dal suolo ai corpi idrici superficiali e alle falde, mettendo a rischio la qualità delle acque.

Per portare avanti il progetto varato poco più di due mesi fa, si prevede di stanziare 25 miliardi, necessari per accompagnare gli allevatori nella transizione. D’altro canto il paese ha la più alta densità di bestiame in Europa, più di quattro volte quella del Regno Unito o della Francia, con oltre 100 milioni di bovini, polli e maiali in totale. Il piano include il pagamento di alcuni allevatori olandesi per trasferirsi o uscire dal settore e aiutare altri a scegliere metodi di allevamento con meno animali e un’area più ampia.

allevamenti
Il Governo olandese ha deciso la riduzione del 30% dei capi allevati

Greenpeace vede con favore il progetto e sostiene che nei Paesi Bassi per decenni gli alti livelli di emissioni e di carichi di azoto, dovuti principalmente alla zootecnia, hanno progressivamente deteriorato gli habitat naturali più vulnerabili. Nel maggio 2021 l’associazione ambientalista aveva inviato al governo una lettera di messa in mora, per il mancato rispetto della Direttiva Habitat (articolo 6 paragrafo 2, che impone agli Stati membri di adottare misure appropriate per arrestare il deterioramento degli habitat naturali). Nei mesi successivi il governo si è messo all’opera per definire un accordo, che vedrà anche il contributo di banche, dell’industria della trasformazione e della distribuzione.

L’Olanda – commenta Simona Savini, di Greenpeace Italia – manda un segnale forte anche agli altri Paesi europei: è ora di agire con coraggio se si vuole davvero fermare la distruzione della natura in Europa e in altre regioni del mondo, visto che i terreni destinati all’alimentazione animale continuano a divorare preziosi habitat naturali.” L’Italia è tra i Paesi europei oggetto di procedure di infrazione per il mancato rispetto della direttiva nitrati, proprio a causa degli eccessivi carichi di azoto dovuti per lo più alla zootecnia intensiva. Un’inchiesta svolta in Lombardia, la regione italiana che ospita gran parte del patrimonio zootecnico nazionale, ha rilevato i carichi di azoto dovuto al letame  molto elevati. Se il carico di azoto penetra nei laghi e nei torrenti attraverso il deflusso delle fattorie, un eccesso può danneggiare gli habitat naturali sensibili. La riduzione della densità e del numero dei capi allevati continua a essere un tabù per la politica italiana, sebbene il mercato stesso dia indicazioni in tal senso.

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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