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Stop microplastiche, la petizione di Greenpeace per chiedere al ministero dell’Ambiente regole più rigide

Micro plastic.Small Plastic pellets on the finger.Basta microplastiche in detersivi e cosmetici. È l’appello di Greenpeace, che con una petizione chiede al ministero dell’Ambiente di supportare la proposta dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) di vietare l’aggiunta di microplastiche in numerosi prodotti, dagli scrub per la pelle alle vernici, e di introdurre regole più severe per evitare la dispersione in ambiente di plastiche e microparticelle.

Le microplastiche, cioè particelle di dimensioni inferiori di 5 mm, possono sia formarsi per degradazione di rifiuti e materiali plastice, che essere aggiunte volontariamente ai prodotti industriali per assolvere diverse funzioni tecnologiche. Queste ultime, però, possono sfuggire agli impianti di depurazione ed essere disperse nell’ambiente, dove vengono scambiate per cibo da pesci e altri organismi acquatici, che finiscono sulle nostre tavole, e contaminano il sale marino.

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Greenpeace ha lanciato una petizione per chiedere al ministero dell’Ambiente regole più rigide sulle microplastiche

Secondo i dati diffusi da Greenpeace, solo in Europa ogni anno vengono disperse nell’ambiente 40 mila tonnellate di microplastiche che erano state aggiunte volontariamente a qualche prodotto. Sempre secondo l’associazione, i cosmetici rilascerebbero mediamente 3.800 tonnellate di microparticelle all’anno, mentre detersivi e altri prodotti per la casa 8.500. I fertilizzanti, invece, disperdono ogni anni in media 10 mila tonnellate di particelle, utilizzate spesso per controllare il rilascio dei principi attivi, mentre i materiali da riempimento dei campi in erba sintetica ne diffonderebbero addirittura 20 mila tonnellate l’anno.

Ma il problema a volte non sono solo le microplastiche, spiega Greenpeace. Secondo un test svolto dall’associazione su oltre 1.800 detersivi per il bucato e per la pulizia della casa, molti prodotti contengono anche tracce di plastica liquida, semisolida o solubile, il cui impatto ambientale è poco conosciuto.

Dal primo gennaio 2020, l’Italia ha vietato i prodotti cosmetici contenenti microplastiche, ma non quelli appartenenti ad altre categorie, come i detersivi o le vernici. Per questo Greenpeace chiede al ministero dell’Ambiente di sostenere la proposta dell’Echa di vietare l’aggiunta di microplastiche in numerosi prodotti, ma anche di definire criteri più rigidi per la biodegradabilità, non imporre limiti minimi di dimensioni per l’identificazione delle microplastiche, estendere i divieti anche alle plastiche liquide, semisolide e solubili, introdurre regole più severe per evitare la dispersione nell’ambiente dei granuli e regolamentare la presenza di microparticelle nei fanghi di depurazione usati in agricoltura.

Per firmare la petizione di Greenpeace clicca qui.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Avatar
    ALESSANDRO MINELLI

    Io uso l’applicazione di questo sito per testare i prodotti

    https://www.beatthemicrobead.org/

    E invito tutti a fare altrettanto: Scoprirete che c’è qualche tipologia di microplastica praticamente nella totalità dei prodotti cosmetici che usate, inclusi in qualche caso anche dentifrici, collutori ecc.

  2. Avatar

    le microplastiche vengono dal lavaggio dai vestiti sintetici dei poveri ,
    che non vogliono usare cachemere e cotone bio. mettiamoci 1 tassa.