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Glifosato, la Francia cambia strategia. Fallita l’eliminazione entro il 2020, ora punta agli incentivi

erbicida glifosato pesticidi erbicidi campi agricolturaLa Francia cambia strategia, per dire addio al glifosato. Dopo il ritiro dal mercato di 36 prodotti che lo contengono e l’ammissione della sua agenzia per la sicurezza alimentare (Anses) che in molti casi non è ancora sostituibile per mancanza di alternative efficaci, prende atto dell’impossibilità di raggiungere l’obiettivo fissato da Emmanuel Macron nel 2017 di abbandonarlo totalmente entro il 2020, e punta sugli incentivi.

Lo riferisce la Reuters, specificando che a ogni coltivatore sarà proposto un credito d’imposta di 2.500 euro se abbandonerà l’erbicida nel 2021 o nel 2022, soprattutto nelle coltivazioni dove è più utilizzato, e cioè i cereali, le viti e i frutteti, coerentemente con il voto espresso nel 2017 contro il rinnovo della licenza (i voti contrari erano stati in tutto 9, i favorevoli 18 e le astensioni una). Allo stesso tempo, il Governo aumenterà fino a 215 milioni di euro i fondi per sostituire i macchinari agricoli.

Per un coltivatore, abbandonare la discussa sostanza significa perdere, per esempio, il 16% della produzione di cereali, con un aumento dei costi pari a 80 euro per ettaro (7 mila euro per 87 ettari, per esempio). Senza un’adeguata compensazione, è chiaro come sarebbero pochissimi i coltivatori che sceglierebbero di ricorrere ad altre strategie. La stessa Anses, nel suo documento dello scorso ottobre, indicava soluzioni non del tutto convincenti, quali il ricorso alle rotazioni o ad altre sostanze, qualora ve ne siano. Ma, appunto, non ve ne sono, se non in misura limitata e con un’efficacia che non sempre è paragonabile a quella del glifosato.

L’erbicida, negli ultimi anni, è stato oggetto di pronunciamenti controversi, che l’hanno indicato come cancerogeno, oppure, viceversa, scagionato da queste accuse. Ma gli indizi di una sua responsabilità in diversi ambiti sono piuttosto solidi, a cominciare dagli effetti sulle api, per continuare con quelli sulla salute umana. Nello scorso mese di giugno, la Bayer, l‘azienda che oggi lo produce dopo aver acquistato la Monsanto che l’aveva introdotto nel mercato negli anni Novanta, ha pagato 10,9 miliardi di dollari per chiudere oltre 100 mila cause negli Stati Uniti, tutte incentrate sulla sua responsabilità nel causare tumori ai ricorrenti.

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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4 Commenti

  1. Avatar

    Beh, rilevo che quindi i tecnici agricoli non hanno torto quando dicono che sul piano oggettivo è un gran prodotto. La sua fama non è immeritata insomma

    • Avatar

      “… la Bayer, l‘azienda che oggi lo produce dopo aver acquistato la Monsanto che l’aveva introdotto nel mercato negli anni Novanta, ha pagato 10,9 miliardi di dollari per chiudere oltre 100 mila cause negli Stati Uniti, tutte incentrate sulla sua responsabilità nel causare tumori ai ricorrenti.”

      Sì, proprio una bella fama.

  2. Avatar

    Alla base delle sempre maggiori evidenze il prodotto è un oggetto a doppio taglio con lame anche nel manico , se si usa ci si taglia inevitabilmente, proprio il suo merito funzionale è il maggior pericolo perchè continua a fare il suo sporco lavoro e i suoi danni per molto più tempo di quanto indicato nel bugiardino.

  3. Avatar

    L’incertezza sull’interesse primario regna sovrana, non si vuol decidere se sia prevalente la salute pubblica e la sostenibilità ambientale invece che la consuetudine all’uso di diserbanti e pesticidi dannosi.
    Sono sicuro che nei desideri dei regolatori francesi ( e anche nei nostri regolatori) si vorrebbe continuare a compiacere i potentati economici esistenti ma nello stesso tempo è ormai chiaro a tutti che non si può andare avanti cosi.
    Le decisioni debbono essere prese ora e non si va da nessuna parte con gli incentivi, sia chiaro , da noi c’è un detto eloquente ” arrivare dopo la puzza”..
    La pressante richiesta di prodotti alimentari in quantità esiste e le difficoltà di una transizione tecnicamente complicata sono comprensibili, è chiaro che ci vogliono studi ulteriori e collaborazioni interdisciplinari, sudore e fatica nessuno lo può negare.
    Ma siamo o non siamo una specie che non si ferma davanti a nulla ? e ci facciamo spaventare dal rischio di una moderata ipotetica minore produttività di sistemi meno avvelenanti tanto da fermare il VERO progresso?
    Non sarà invece che su pochi spiccioli di guadagno e qualche speranza futura siamo pusillanimi mentre ipocritamente e a comando (di qualcuno nemmeno ignoto) su altri problemi ci facciamo spingere a soluzioni controverse e affrettate e in altri campi ci adagiamo su pareri che mantengono lo status quo a dispetto di evidenze ormai consolidate, tanto il maggior prezzo lo pagheranno le generazioni future……….e ci sarà sempre tempo per qualche più o meno finto e/o controverso progresso giusto per ammodernare il catalogo dei prodotti in vendita e spostare un pò più in avanti la completa soluzione.