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Glifosato: tracce nella pasta e nei cereali per la colazione, ma in quantità decisamente ridotte. Il test della trasmissione svizzera À Bon Entendeur

La televisione svizzera ha analizzato 16 prodotti di largo consumo: sei contengono tracce di glifosato

La trasmissione svizzera francese À Bon Entendeur, in onda sull’emittente RTS, torna sull’argomento glifosato, l’erbicida al centro delle polemiche perché ritenuto un probabile cancerogeno dallo Iarc. Già nel 2015 i giornalisti elvetici avevano analizzato le urine di 40 volontari, trovando tracce dell’erbicida nel 35,7% dei campioni. A distanza di due anni a finire in laboratorio sono 16 prodotti alimentari consumati più volte in una settimana come: pasta, biscotti, cereali da colazione, farina e pane.

Le analisi hanno riscontrato tracce di glifosato in sei prodotti su 16. Per valutare i livelli di contaminazione, la trasmissione ha utilizzato i limiti imposti dalla legge per il grano, 10 mila ppb (parti per miliardo). In tutti e sei i prodotti positivi i livelli di glifosato sono ampiamente al di sotto di questo valore. Il prodotto con i livelli minori è un müsli per la colazione prodotto in Germania (17 ppb), mentre i cereali da colazione Cheerios confezionati nel Regno Unito hanno il quantitativo più alto (111 ppb). Nel gruppo di prodotti positivi ci sono anche tre pacchi di pasta italiana: Barilla, De Cecco e Divella, anche in questo caso con livelli di erbicida molto bassi, compresi tra i 30 ppb e i 62 ppb.

L’Ufficio federale per la sicurezza alimentare ha analizzato 170 prodotti con materie prime di origine estera

Anche l’ufficio federale per la sicurezza alimentare (Osav) svizzero ha voluto farsi un’idea di quanto glifosato si trovi negli alimenti. A Berna, nei laboratori dell’agenzia, sono stati analizzati 170 prodotti che contenevano materie prime provenienti dall’estero, dove l’uso dell’erbicida è molto più esteso. Tracce  sono state scoperte in tutte le categorie  analizzate in quantità ridotte (intorno ai 5 µg/kg), tranne nei cibi per neonati. Un’ottima notizia. Come nel caso del test fatto dalla trasmissione svizzera,  i livelli più alti sono stati riscontrati in pasta, i biscotti e cereali per la colazione. I risultati saranno trasmessi al Ministero dell’agricoltura che deciderà il da farsi, ma secondo l’esperto, visti i livelli così bassi di contaminazione, non sono necessarie misure urgenti.

Più preoccupante è la questione di un possibile effetto cocktail tra l’erbicida e i numerosi adiuvanti, aggiunti per migliorarne l’efficacia come metalli pesanti e interferenti endocrini. Purtroppo poco si sa degli effetti di questa possibile sinergia. Intanto, nel Cantone di Berna è attivo un progetto per incoraggiare gli agricoltori a ridurre l’uso di pesticidi come si legge tra  gli obiettivi dell’iniziativa dei cittadini europei contro il glifosato, che ha da poco raggiunto il milione di firme e il quorum in sette paesi (tutte condizioni necessarie per presentare la petizione alla Commissione europea).

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Ma la IARC che ritiene il Glifosato un probabile cancerogeno ha fissato dei limiti oppure ci sono dei numeri che emergono dalle ricerche scientifiche da loro esaminate?

  2. ” è attivo un progetto per incoraggiare gli agricoltori a ridurre l’uso di pesticidi come si legge tra gli obiettivi dell’iniziativa dei cittadini europei contro il glifosato” per combattere “il rischio cocktail” !!

    sarebbe proprio il caso………….. di incoraggiare ovunque tali iniziative … ma tanto x Canada ..Brasile ..& Co….. ci sono poche speranze … potremmo farlo noi qui in italia …in europa …….. “chiedendo” di conoscere l’origine delle materie prime usate in tali prodotti ………pasta …….biscotti ……….etc