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Negli allevamenti di gamberi è molto diffusa la rimozione del peduncolo oculare delle femmine per aumentare la produzione di uova. Una pratica che può compromettere benessere e salute degli animali.

I gamberetti sono tra gli animali più numerosi allevati dall’essere umano e tra i prodotti ittici più commercializzati a livello mondiale: secondo alcune stime, ogni anno ne vengono allevati circa 400 miliardi, ai quali si aggiungono altri miliardi catturati nella pesca in mare. Circa il 55% della produzione globale, in termini di volume, proviene attualmente dall’acquacoltura, mentre il restante 45% dalla pesca convenzionale.

I gamberetti di allevamento sono prevalentemente quelli bianchi del Pacifico, allevati in bacini costieri in Asia e in America Latina. Cina, India, Indonesia, Vietnam, Tailandia sono, infatti, i principali Paesi produttori insieme ad Argentina ed Ecuador. L’Asia è anche la regione dove viene consumata la maggiore quantità di gamberetti – l’80% del consumo globale – seguita dall’America del Nord e America Latina (12%) e dall’Europa (5%). Dentro i confini europei, i Paesi che ne mangiano di più sono la Spagna, la Francia e l’Italia. Dietro questi numeri si celano però questioni etiche che riguardano il benessere animale e la sostenibilità ambientale.

L’ablazione oculare

Un mercato così prospero sembra non concepire alcun limite ai metodi di produzione. Per stimolare i crostacei a sviluppare ovaie mature e a deporre le uova, è pratica comune l’ablazione del peduncolo oculare nelle femmine di gambero, ovvero la compressione, la cauterizzazione o la rimozione chirurgica della struttura anatomica che contiene l’occhio. Negli occhi è infatti prodotto un ormone inibitorio delle gonadi, il GIH. Rimuovendo il peduncolo oculare il livello di GIH diminuisce, consentendo lo sviluppo di ovaie mature e permettendo così il deposito di più uova.

Come si può facilmente immaginare, tale pratica non è priva di conseguenze. In generale, si assiste a un aumento fino a tre volte del tasso di mortalità dei gamberi, a una diminuzione dello stato di salute generale delle femmine di gambero, a un cambiamento del colore delle ovaie, a una perdita della qualità delle uova, alla possibilità che i gamberi nati da femmine sottoposte all’ablazione oculare siano più soggetti a malattie. Come abbiamo visto, l’ablazione oculare altera gli ormoni degli animali: a essere interessato non è solo il GIH, ma anche l’MIH, l’ormone che inibisce la muta. Accade così che dopo tale pratica, mancando l’MIH, la frequenza della muta dei gamberetti aumenta, un processo che accresce il fabbisogno energetico e lo stress dell’animale.

E in Italia?

Possiamo affermare con ragionevole certezza che anche nel mercato italiano sono presenti gamberi da allevamento provenienti da filiere che praticano l’ablazione. Valentina Tepedino, veterinaria specializzata in prodotti ittici e direttrice di Eurofishmarket, spiega infatti a Il Fatto Alimentare che l’ablazione è ancora una prassi diffusa nelle schiuditoie di numerosi Paesi dai quali importiamo, in particolare i Paesi asiatici, sebbene non esistano dati ufficiali.

È importante però ricordare che è una pratica che non vale per il pescato, come il gambero argentino o quello mediterraneo.

Varie tipologie di gamberi crudi in pescheria gamberetti
I gamberetti di allevamento sono prevalentemente quelli bianchi del Pacifico

Le alternative

Nell’agosto del 2025 la Global Seafood Alliance, un’ONG che si dedica alla promozione di pratiche responsabili, sicure e sostenibili nella filiera dei prodotti ittici, ha dichiarato che richiederà a tutti gli impianti di produzione di gamberetti in tutto il mondo di porre fine all’ablazione degli occhi o all’approvvigionamento di post-larve di gamberetti – fase dello sviluppo in cui i crostacei iniziano ad assumere le sembianze di piccoli gamberi adulti – da incubatoi che praticano tale procedura entro il 2030.

Secondo quanto riportato da Global Seafood Alliance, attualmente in tutto il mondo esistono quasi 1.900 allevamenti di gamberi e 150 incubatoi con certificazione Best Aquaculture Practices, lo standard internazionale per l’acquacoltura responsabile e sostenibile. Questo canale produce 800.000 tonnellate di gamberetti annualmente.

La resistenza nell’interrompere la pratica dell’ablazione oculare risiede nella massiccia maturazione ovarica e il conseguente aumento di produzione di uova. In occasione del Responsible Seafood Summit del 2024, Simão Zacaria, ricercatore dell’Università di Stirling e vincitore del Global Aquaculture Innovation Award 2020, ha però affermato che un’alimentazione adeguata può consentire alle femmine riproduttrici di maturare più rapidamente e di produrre gli ormoni necessari per indurre la produzione di uova.

Gli acidi grassi essenziali come l’EPA e il DHA hanno svolto un ruolo importante nella rapida maturazione e nella deposizione delle uova delle femmine non sottoposte ad ablazione. Secondo Zacaria è necessario porre l’attenzione anche su una corretta alimentazione per i maschi: dalla sua ricerca è emerso che maschi più sani garantiscono gamberetti più sani. Inoltre, sembrerebbe che i gamberetti non sottoposti all’ablazione del peduncolo oculare siano più resistenti allo stress e alle malattie, ottenendo risultati migliori durante l’allevamento.

Come scegliere

Nell’attesa che il divieto si estenda a tutti gli allevamenti, i consumatori che non vogliono comprare gamberetti nati da femmine che hanno subito tale pratica possono orientarsi verso il biologico. Il regolamento europeo 2018/848 relativo alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici vieta “l’ablazione del peduncolo oculare, incluse tutte le pratiche simili, come la legatura, l’incisione e/o schiacciamento”.

Come ci ricorda Tepedino, la pratica è esclusa anche da alcuni standard privati: GLOBAL G.A.P. e Naturland, mentre altre certificazioni private stanno prendendo in considerazione il divieto. Altri soggetti commerciali hanno preso una decisione analoga. La Lidl ha dichiarato che da gennaio 2026 il proprio assortimento a marchio privato proviene interamente da filiere che non praticano l’ablazione. Carrefour ha invece richiesto ai propri fornitori di porre fine a questa pratica entro il 2027 per quanto riguarda la mazzancolla tropicale ed entro il 2029 per il gambero gigante indopacifico. Anche la catena Aldi Süd ha annunciato la volontà di eliminare dal proprio assortimento i gamberetti d’allevamento provenienti da filiere che esercitano l’ablazione.

Il problema, conclude Tepedino, è che l’eventuale ricorso all’ablazione non deve essere indicato in etichetta. Un consumatore che acquista normali gamberi d’allevamento non ha quindi modo di sapere come siano state ottenute le post-larve da cui derivano. Per evitarla deve affidarsi al biologico, a certificazioni che la escludono o alle garanzie volontarie delle catene distributive. Una scelta tutt’altro che intuitiva, anche perché la grande maggioranza dei consumatori probabilmente non sa nemmeno che questa pratica esiste.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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