Uno studio mostra che i gatti nutriti esclusivamente con cibi vegetali sono meno a rischio di obesità e disturbi articolari rispetto a quelli alimentati con la carne.
In natura i gatti sono carnivori, e sono anche tra i mammiferi più efficienti nell’uccidere le proprie prede. Ma la moderna formulazione industriale consente di alimentarli senza proteine animali scegliendo il giusto prodotto vegetale, bilanciato e nutrente. Come hanno dimostrato ormai diversi studi, una dieta a base vegetale non comporta squilibri particolari. Anzi, ora ci sono indizi che faccia qualcosa di più: che aiuti a tenere sotto controllo il peso, che molto spesso diventa eccessivo con l’avanzare dell’età, soprattutto quando l’animale è tenuto sempre in casa.
Lo studio
Lo suggerisce uno studio durato oltre un anno, e coordinato dai veterinari dell’Università di Murdoch, in Australia, che hanno controllato oltre 1.300 gatti che vivevano con i proprietari e che erano alimentati nel 90% dei casi con una dieta carnivora, classica e nel restante 10% con un’alimentazione vegana, cioè a base esclusivamente vegetale senza derivati animali. I ricercatori hanno valutato non solo il peso degli animali, ma anche le diverse patologie associate all’eccesso ponderale, come diabete, artrosi, dolori muscolari e articolari e vari disturbi muscoloscheletrici tipici dei gatti in sovrappeso o obesi.
Come riportato su Frontiers in Animal Science, dopo aver introdotto una serie di fattori correttivi in base all’età, al tipo di vita (sedentaria o meno), il sesso, la castrazione e le abitudini alimentari, il risultato è stato che i gatti nutriti solo con mangimi a base vegetale avevano un rischio di essere obesi o in sovrappeso inferiore del 34% rispetto agli altri gatti, che avevano mangiato cibo a base di carne (anche cruda e quindi con meno grassi). Anche per quanto riguarda le malattie associate, l’esito è stato dello stesso tipo: una minore incidenza tra i primi, rispetto ai controlli.
«Gli autori precisano che il piccolo campione di gatti a dieta vegana (127) genera intervalli di confidenza ampi e impone di considerare questi risultati come esplorativi. Nel gruppo a base vegetale i ricercatori non hanno riscontrato casi di patologie secondarie (come artrosi e disturbi muscoloscheletrici), ma la scarsa presenza complessiva di questi disturbi ha impedito un confronto statistico definitivo.

L’impatto sull’appetito
Oltretutto, i gatti alimentati con una dieta vegana avevano più spesso a disposizione il cibo tutto il giorno, e mangiavano più cibo secco rispetto agli altri: due caratteristiche che, di solito, sono associate a un aumento di peso e non al suo contenimento, a ulteriore conferma indiretta dell’azione del cibo vegetale.
La differenza quindi c’è e si vede: i dati emersi vanno tutti nella stessa direzione e spingono i ricercatori a progettare uno studio di più ampie dimensioni – con un campione maggiore di gatti nutriti con mangimi vegani – per ottenere conferme più solide.
Per quanto riguarda i motivi per i quali un cibo vegetale potrebbe limitare l’aumento di peso, secondo i ricercatori potrebbe trattarsi della maggiore presenza di fibre, la concentrazione di grassi mediamente inferiore e le calorie più basse rispetto ai mangimi con la carne. Inoltre ci sarebbero differenze non irrilevanti nel livello di L-carnitina, un aminoacido fondamentale per il mantenimento della massa magra, e anche questo potrebbe avere un ruolo.
Infine, una raccomandazione: secondo gli autori è meglio preferire i mangimi industriali specifici, perché di solito contengono ricette bilanciate per fornire all’animale tutto ciò di cui ha bisogno, evitando che si determinino carenze. In alternativa è indispensabile concordare la dieta quotidiana con un veterinario.
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Giornalista scientifica


