Gabbie per l'allevamento di pesci; concept: acquacoltura, salmoni

Niente stordimento obbligatorio né tutele contro la sofferenza: il disciplinare italiano non rispetta gli standard internazionali.

La certificazione italiana “Acquacoltura Sostenibile”, promossa dal Ministero dell’Agricoltura (MASAF) insieme alle associazioni dei produttori di pesce (API) e molluschi (AMA), finisce agli ultimi posti nelle graduatorie internazionali sul benessere animale. A rivelarlo è la quinta edizione del report Aquaculture Certification Schemes Benchmark, pubblicato dall’organizzazione internazionale Aquatic Life Institute (ALI).

Lo studio ha analizzato e comparato 12 schemi di certificazione e due agenzie di rating globali. Con un punteggio complessivo di appena 2,55 su 10, lo schema italiano si posiziona al penultimo posto tra i disciplinari valutati, ben lontano da standard virtuosi come Certified Humane (9,50), RSPCA (8,45) e ASC (7,95).

A penalizzare la certificazione italiana è soprattutto la totale assenza di requisiti stringenti sulle fasi di stordimento e macellazione. Il disciplinare riconosciuto dal MASAF non prevede l’obbligo di metodi di stordimento efficaci prima dell’abbattimento, né vieta pratiche cruente come l’immersione dei pesci in acqua e ghiaccio o in soluzioni di sale e ammoniaca. Mancano inoltre indicazioni sulla formazione del personale, il monitoraggio dello stato di coscienza, il trasporto e gli arricchimenti ambientali negli allevamenti. Dei cinque divieti chiave esaminati da ALI, l’Italia rispetta solo quello relativo all’uso di OGM per la crescita accelerata.

Come evidenzia l’associazione

Come evidenzia l’associazione Essere Animali, nonostante il disciplinare citi più volte il miglioramento della sostenibilità, nel testo non figura una definizione chiara di benessere animale né l’obbligo di eliminare le principali cause di sofferenza per i pesci. Traguardi già recepiti da altri marchi europei, anche per specie molto diffuse come le trote. Senza contare che la scarsa attenzione alla gestione degli impianti e al benessere dei pesci rischia di aggravare i problemi di salute pubblica, trasformando l’acquacoltura in una vera e propria bomba sanitaria di fronte al cambiamento climatico.

Di fronte a queste carenze, la richiesta rivolta alle istituzioni è di revisionare al più presto il disciplinare, integrando parametri trasparenti e stringenti che garantiscano standard reali di tutela animale e una corretta informazione ai consumatori.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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