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Incidente di Fukushima, scattano i controlli dell’UE e del Ministero della Salute sulla radioattività dei prodotti alimentari

La tragedia del Sol Levante continua a preoccupare. Dopo il terremoto e lo tsunami, anche i reattori nucleari che non si raffreddano. L’incubo delle radiazioni inizia a diffondersi in Cina, in Russia e pure in California, ove una nube potrebbe forse venire spinta dal vento, sopra l’Oceano Pacifico.

L’Europa è lontana ma il timore raggiunge anche noi: per il pensiero a come i nostri 195 impianti nucleari potrebbero resistere alle forze della Natura, ma anche in relazione ai cibi che importiamo dal “Far East”. Senza entrare in questa sede nel merito della prima questione, annotiamo invece l’immediata attivazione delle autorità deputate a garantire la sicurezza alimentare nel Mercato unico.

Giova anzitutto evidenziare che il Giappone esporta in UE quantità minime di alimenti, generalmente soggetti a trasporto via mare: il rischio è perciò assai limitato, e circoscritto alle sole spedizioni che potrebbero avere luogo nei prossimi mesi.Il 15 marzo la Commissione Europea ha diramato una prima informativa alle Autorità sanitarie degli Stati membri, attraverso il Sistema di Allerta Rapido su Alimenti e Mangimi (“Rapid Alert System on Food & Feed”, RASFF).

In particolare, la DG Sanco (Direzione Generale per la Tutela e Salute del Consumatore, presieduta da Paola Testori Coggi) ha comunicato la necessità di attivare specifici controlli sui livelli di radioattività di tutti gli alimenti e mangimi, di origine vegetale e animale, che d’ora in avanti arriveranno dal Giappone. Riservando la possibilità di estendere tali verifiche anche alle merci provenienti da altri Paesi terzi, sulla base di ulteriori notizie e valutazioni che seguiranno in tempo reale. I livelli massimi di radioattività ammessi nel Mercato unico sono quelli prestabiliti nel regolamento (Euratom) n. 3954/87, per gli alimenti, e nel regolamento (Euratom) n. 770/90 per i mangimi. Altri riferimenti sono disponibili nel regolamento (Euratom) n. 944/89.

Ogni informazione sugli sviluppi dell’incidente nucleare in questione sarà trasmessa attraverso il sistema “European Community Urgent Radiological Information Exchange” (ECURIE), che è appunto il sistema europeo di notifica in caso di emergenze radiologiche o nucleari. Si ricorda  tra l’altro che proprio nelle scorse settimane il Parlamento Europeo aveva adottato una risoluzione legislativa sulle misure da adottare in queste situazioni.

Il portavoce della Commissione europea per le questioni sanitarie, Frederic Vincent, ha in ogni caso sottolineato che i controlli potranno interessare piccole quantità di prodotti, atteso che nel 2010 l’UE ha importato dal Giappone solo 9.000 tonnellate di frutta e vegetali, oltre a una “small quantity” di pesce.

Altrettanto tempestiva è stata la risposta del nostro Ministro della Salute che il 16 marzo ha emanato in via cautelativa un provvedimento in cui si prevede il rafforzamento dei controlli alle frontiere da parte dei Pif (i Posti di Ispezione Frontaliera) e degli Usmaf (gli Uffici di sanità marittima, area e di frontiera) sui prodotti di origine animale e non animale provenienti dalle aree colpite. Il Ministro, nel sottolineare che l’Italia non corre “nessun pericolo” in relazione agli incidenti delle centrali nucleari giapponesi, conferma che gli unici e soltanto ipotetici rischi potrebbero venire dai prodotti alimentari di provenienza giapponese realizzati a partire dall’11 marzo (data del terremoto).

L’importazione di alimenti originati dal Giappone (in assenza di documentazione che comprovi la loro produzione e confezionamento in data antecedente all’11 marzo 2011) sarà quindi condizionata al superamento di specifici controlli per la ricerca di radionuclidi.

Di fatto, le importazioni dal Giappone sono estremamente limitate sia nelle quantità – che rappresentano una quota minima rispetto al totale delle importazioni da Paesi terzi – sia nelle categorie di prodotti: alcuni alimenti, non freschi, di origine vegetale (preparazioni a base di soia, alghe, tè verde), e pochi prodotti della pesca e dell’acquacoltura.

Il Ministero ha altresì comunicato un elenco dei centri di riferimento ove gli italiani al rientro dal Giappone potranno rivolgersi per assistenza e controlli sanitari. Un’ultima considerazione: acquistare i prodotti giapponesi attualmente disponibili sul nostro mercato, dall’alimentare all’elettronica e la meccanica, ci permette di offrire aiuto a un popolo amico in gravissime difficoltà, senza correre alcun rischio.

Foto:Photos.com

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  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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