Una ciotola di legno piena di riso basmati con una paletta di legno immersa nel riso; tutto intorno chicchi e mucchietti di riso basmati sparsi su taglieri e cucchiai di legno

L’inchiesta avviata nel 2023 si chiude con il sequestro di profitti illeciti e contributi pubblici indebiti per 40 mila tonnellate di cereali tra le aziende della Lomellina

Un’imponente operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Pavia e dagli ispettori dell’Icqrf, coordinata dalla Procura della Repubblica di Pavia, ha portato al sequestro preventivo di beni per oltre 10 milioni di euro a carico di 14 aziende agricole della Lomellina. L’accusa contestata a 17 indagati è di aver commercializzato come biologico circa 40 mila tonnellate di riso e altri cereali coltivati in realtà con l’impiego di fitofarmaci e fertilizzanti chimici non ammessi dal disciplinare.

L’operazione rappresenta la conclusione dell’inchiesta di cui Il Fatto Alimentare si era già occupato nel giugno 2023, quando i primi blitz nei magazzini delle aziende agricole avevano portato al sequestro di 11.500 litri di pesticidi e 450 quintali di concimi sintetici vietati, oltre alle confezioni vuote già impiegate sui campi. Gli accertamenti analitici condotti dall’Icqrf sulle piantine, uniti alle intercettazioni telefoniche, hanno confermato il quadro accusatorio. Il maxi-sequestro di beni disposto dalla Procura di Pavia, finalizzato alla confisca, ammonta a oltre 10 milioni di euro: comprende 9,8 milioni di euro di presunto profitto illecito, derivante dalla vendita del riso a prezzi maggiorati, e circa 400 mila euro di contributi PAC per l’agricoltura sostenibile percepiti indebitamente.

Spiga di riso in una risaia
Con il calo delle rese dovuto al cambiamento climatico, l’agricoltura risicola è allo stremo

Troppo riso

L’inchiesta era scattata proprio a seguito del monitoraggio sui volumi di produzione. Come evidenziato da Paolo Carnemolla, coordinatore dell’Unità di Crisi di FederBio, le banche dati pubbliche mostravano per le aziende coinvolte rese per ettaro pari al doppio rispetto alla media standard del biologico (attestata su 4-5 tonnellate per ettaro), “un dato incompatibile con qualsiasi produzione biologica reale” assicura Assobio.

Sul fronte dei consumatori, sia FederBio sia AssoBio rassicurano il mercato: non sussistono rischi per la spesa dei cittadini, in quanto le 14 aziende coinvolte erano state bloccate prima del raccolto 2023 ed escluse dai sistemi di certificazione, mentre la tracciabilità dei lotti precedenti era già stata interamente ricostruita dagli organismi di controllo.

Come sottolineato dall’avvocato ed esperto di diritto alimentare Cesare Varallo, sulla sua newsletter Food Law Latest, vicende di questa portata dimostrano l’efficacia dei meccanismi di monitoraggio e la rapidità d’intervento delle autorità italiane. Tra la frequenza sempre maggiore di eventi meteo estremi — come le lunghe siccità alternate a bombe d’acqua — e il conseguente calo delle rese dovuto al cambiamento climatico, l’agricoltura risicola è allo stremo. Con costi di produzione in impennata, una grande distribuzione che stringe i listini e un potere d’acquisto dei consumatori sempre più risicato, la tentazione di ricorrere a scorciatoie e frodi trova terreno fertile.

Per questo i controlli servono, ma da soli non bastano: per tutelare le aziende oneste e la credibilità del biologico occorrono politiche agricole ed ecologiche a lungo termine, capaci di sostenere davvero la transizione della filiera e proteggere il reddito di chi lavora nel rispetto delle regole.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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