Nonostante le ammissioni dell’azienda e decine di segnalazioni, il cattivo odore nelle bottiglie persiste. Secondo l’ULSS3 i controlli sono regolari e la puzza non è un rischio sanitario.
Sono passati quattro mesi da quando un nostro lettore ci ha scritto dicendo di avere acquistato 12 casse di minerale San Benedetto con un cattivo odore e di avere scritto all’azienda che ha riconosciuto il problema salvo poi non sostituirli. Dopo poche settimane una lettrice residente a centinaia di km di distanza, segnalava un analogo problema, precisando che anche in quel caso San Benedetto le ha scritto rammaricandosi per l’inconveniente. Nel frattempo abbiamo ricevuto quasi 20 segnalazioni di altri lettori da ogni parte d’Italia che lamentavano lo stesso problema: l’acqua San Benedetto puzza.
Pochi giorni fa una lettrice che risiede in Lombardia ci ha comunicato di avere acquistato il 22 febbraio sei bottiglie (numero di lotto 13LA6035W e termine minimo di conservazione 2027/08/06) con un cattivo odore. La persona che ci ha scritto si è rivolta al Servizio reclami dell’azienda e l’azienda ha provveduto a ritirare le bottiglie per fare le analisi, precisando che l’imbottigliamento risale al 4 febbraio 2026.

San Benedetto lo sa!
Considerando che San Benedetto ha riconosciuto il problema del cattivo odore per un lotto imbottigliato il mese di ottobre 2025 (così riferisce l’azienda), che il secondo caso riguarda un lotto imbottigliato il 27 ottobre 2025 (così riferisce l’azienda) e che l’ultima anomalia riguarda un lotto imbottigliato il 4 febbraio 2026 (così riferisce l’azienda) vuol dire che da sei mesi in Italia circolano bottiglie maleodoranti e che il problema non è stato risolto.
C’è di più, l‘ULSS3 Serenissima, a cui abbiamo segnalato il problema più volte, ci ha risposto dicendo che ha fatto diversi controlli nello stabilimento sull’acqua appena imbottigliata (si presume) senza riscontrare difformità, che la puzza non rappresenta un rischio concreto e che non può diramare nessuna allerta. Insomma ULSS3 Serenissima ha fatto ogni possibile controllo, tutto va bene e possiamo stare tranquilli. Tanto l’acqua puzzolente non fa venire il mal di pancia!
© Riproduzione riservata – Foto copertina spot San Benedetto, Depositphotos IA

Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato per 7 anni con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24



Serve un laboratorio analisi indipendente in altra regione. Appellarsi alla sanità regionale della stessa regione in cui un’azienda produce (e vi porta immagine, occupazione, reti di relazioni e chissà che altro) è tafazziano.
Non basterebbe. L’azienda è arrogantemente ferma sulla sua posizione. Stiamo parlando di una grande e famosa azienda, non del supermercato o di paese. Che vuol giocare tutta la sua leadership in questa o cocciuto rifiuto di non riconoscere i suoi torti e i suoi errori, oltreché le ragioni degli altri e – non meno importante – il diritto (perché la legge parla chiaro).
Come si fa definire conforme un’ acqua che puzza? Tra i parametri previsti dalla normativa italiana per la potabilità per il consumo umano è richiesto anche l’ odore
Ma perché continuate a comprarla??? Proprio l’acqua in bottiglia: lasciatela dov’è.
Buongiorno, in merito all’acqua s. Benedetto, considerato che ci sono tre fonti(Pollino, Majella e Scorzè) si potrebbe sapere di quale fonte è l’acqua con cattivo odore?. Grazie
Secondo noi si tratta della fonte di Scorzè.
È la bottiglia. Le analisi vengono fatte alla fonte e a valle del confezionamento. Poi i pallet vengono spediti e stoccati nei modi più diversi. Con molta probabilità, il.PET utilizzato, ha qualche migrazione odorigena e la trasferisce al contenuto.
Se così fosse il problema sarebbe comune anche alle altre marche in commercio ma non è così, quindi la causa sta proprio nella fonte di erogazione che occasionalmente si contamina di sostanze presenti nella sorgente per delle infiltrazioni, che secondo le analisi non sono proliferazioni microbiche.
Il problema è la mancanza di controllo ed il ritiro dei lotti contaminati da parte del produttore, che mettendo in quarantena i lotti della sorgente incriminata (che conosce sicuramente), risolverebbe il problema senza consegnarli… ma ha un certo costo sicuramente superiore all’eventuale multa che potrebbe ricevere .
Gent.mi,
Sebbene la normativa riguardante le acque minerali commercializzate in Italia (DECRETO LEGISLATIVO 8 ottobre 2011, n. 176. Attuazione della direttiva 2009/54/CE, sull’utilizzazione e la commercializzazione delle acque minerali naturali) necessariamente non riportino indicazioni per ciò che concerne i criteri di valutazione in merito agli odori, colori e sapori, l’acqua minerale in questione è, a mio avviso, da considerarsi fuori norma.
Infatti, esistono acque minerali particolari come, ad esempio, quelle solfuree che possono anche essere ingerite come bevande, malgrado il disgusto dell’odore e sapore, ma tale caratteristica secondo la normativa deve essere riportata obbligatoriamente in etichetta come informazione al consumatore.
Mi sembra strano che le autorità sanitarie competenti non prendano provvedimenti in tal senso.
In merito all’acqua maleodorante all’apertura, ho riscontrato lo stesso problema in acque che acquistavo abitualmente, poiché il problema persisteva anche in altre confezioni, non le ho più acquistate. Presumo che sia un problema della bottiglia o dell’ambiente di conservazione
E non compratela piu’ ! In ditta se ne accorgeranno o no ?
Sono un chimico e da circa 50 anni analizzo nel mio laboratorio acqua di varia provenienza. Non esiste odore che non sia correlato alla presenza di un composto chimico. Direi che forse è meglio studiare il problema e fare delle analisi utilizzando anche metodi non ufficiali. Utilizzando meglio la Gas massa con spazio di testa, forse, si potrebbe dare qualche risposta al problema. Concordo comunque con gli altri colleghi che l’odore è una caratteristica prevista dalla normativa, che precisa che l’acqua deve essere inodore, incolorer e insapore.
In Italia le ASL e i laboratori degli I.Z.S. si assumono tutte le responsabilità per quel che concerne prelievi ed analisi chimico-microbiologiche : in questo specifico caso l’acqua è microbiologicamente pura (cosa fondamentale) ma dal punto di vista organolettico no!
E’ un problema che è presente da almeno molti mesi, io l ha riscontrato più volte nell’acqua San Benedetto, e la mia soluzione è stata non acquistarla più. In azienda abbiamo chiesto che nei distributori vengano erogate marche diverse. Assurdo che un problema noto, molto sgradevole, non venga risolto nonostante tante segnalazioni e sopratutto mesi trascorsi.
Anni fa andai alle bellissime Terme di Tivoli e sapevi che stavi arrivando nel luogo perché chilometri prima c’era un intenso odore solforoso. Non è che imbottigliano vicino una zolfara?
Il dirigente della ULSS3 Serenissima ha bevuto l’acqua? ed in famiglia hanno approvato? O si son Turati il naso?
Ho già commentato un’altra volta: presumibilmente può trattarsi di acqua con sentori solforosi dovuti alla natura sulfurea della fonte. Ergo si tratta di acqua benefica
Ma questo non risulta. La gente non la beve
Buongiorno…. riuscite a capire perché in qualsiasi distributore automatico nei ricoveri ospedali cliniche è sempre presente solo ed esclusivamente la marca San benedetto?????? Qui a Piacenza almeno è çosi…..
Grazie
Penso che la soluzione sia molto semplice, non acquistare prodotti San Benedetto, visto anche il menefreghismo della Società alle legittime rimostranze dei clienti di fronte ad un problema riconosciuto, esistente e persistente da lungo tempo.
Ci mancherebbe fosse anche un rischio sanitario ma la santa acqua non ha modo di capire perché puzza? O preferiscono che le persone l’abbandonino come me per la concorrenza, e ce n’è in abbondanza! Forse quando l’acqua resterà sugli scaffali scatterà un campanellino d’allarme?