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Fritti tutti i giorni: aumenta il rischio di morte con un consumo regolare di pollo e pesce fritto. Lo studio del British Medical Journal

pollo fritto KFCGli americani, si sa, amano mangiare junk food, e quattro su dieci lo fanno, secondo le stime del National Center for Health Statistics dei CDC, almeno una volta al giorno. Durante quei pasti mangiano spesso alimenti fritti, ma ora potrebbero modificare le loro scelte, perché un grande studio appena uscito sul BMJ, e condotto dagli epidemiologi dell’Università dell’Iowa, suggerisce che il consumo regolare di questi fritti – soprattutto se a base di pollo o pesce – è associato a un aumento del rischio di morte in generale e anche riconducibile specificamente alle malattie cardiovascolari. Lo suggerisce un grande studio osservazionale i cui risultati sono stati appena pubblicati sul British Medical Journal dagli epidemiologi dell’Università dell’Iowa. I ricercatori hanno preso in esame la situazione di quasi 107 mila donne di età compresa tra i 50 e i 79 anni arruolate nello studio di popolazione Women’s Health Initiative tra il 1993 e il 1998 e delle quali erano disponibili i dati di un periodo non inferiore ai vent’anni. 

I ricercatori, in particolare, hanno verificato le abitudini alimentari delle oltre 31.500 donne che nel frattempo erano decedute (9.320 per malattie cardiovascolari, 8.358 per tumore e 13.880 per altre cause), e le hanno confrontate con quelle delle altre partecipanti, trovando alcune associazioni molto interessanti. Infatti, anche dopo aver introdotto numerosi elementi correttivi (per esempio sullo stile di vita, il fumo e così via), le donne che mangiavano alimenti fritti almeno una volta al giorno mostravano un aumento del rischio di morte dell’8% rispetto a chi non ne consumava mai, e un incremento uguale (+8%) per quanto riguarda il rischio di morte per patologie cardiovascolari. 

Controllando poi il tipo di alimento, il risultato è che mangiare una volta alla settimana pollo fritto si associa a un rischio di morte per qualunque causa superiore del 13% e per una malattia cardiovascolare del 13% rispetto a chi non ne consuma; per i pesci e i molluschi fritti i valori corrispondenti sono risultati essere +7% e +13%. Un po’ a sorpresa, non è invece emerso alcun aumento del rischio di cancro, suggerito invece in alcuni studi precedenti.

Secondo gli autori si tratta del primo studio su una popolazione così numerosa e con dati relativi a così tanti anni, e il suo significato è quindi indubbio. Il fatto poi che si tratti solo di donne in menopausa non dovrebbe avere una grande influenza, perché gli effetti di un’alimentazione malsana sono stati dimostrati in tutte le fasce d’età di entrambi i sessi. Tuttavia, come essi stessi fanno notare, negli studi osservazionali non si può dimostrare l’esistenza di un nesso tra causa ed effetto, ma solo la contemporanea presenza di due fenomeni: in teoria, l’aumento di decessi potrebbe essere dovuto a una qualunque altra causa presente, in maniera casuale, solo in chi mangia fritti regolarmente.

bastoncini di pesce patate fritte carta paglia salsa
Il consumo frequente di pesce e pollo fritto è associato a un aumento del rischio di morte in generale e in particolare per malattie cardiovascolari

Per quanto riguarda l’assenza di un effetto pro-cancerogeno, non è detto che sia proprio così. Per motivi statistici le patatine fritte, cioè l’alimento che più spesso si accompagna con pollo e pesce fritti, sono state infatti incluse in un gruppo chiamato “miscellanea”, che comprendeva anche cracker, snack, tortillas e altri alimenti, perché la quantità assunta era minore rispetto a quella della portata principale, e questo potrebbe aver creato confusione nei risultati. 

Inoltre, specificamente per le patate fritte, molto dipende dal tipo di cottura. In tantissimi ristoranti, soprattutto se fast food, si usano oli scadenti più e più volte, e gli effetti potenzialmente cancerogeni delle sostanze che si generano in quel tipo di cottura sono ben noti. Specularmente, laddove si usano oli più sani come quello d’oliva, i danni sono certamente minori: non a caso, riferiscono sempre gli autori, uno studio spagnolo del 2012 pubblicato anch’esso sul BMJ ha negato l’esistenza di un nesso tra patate fritte e aumento del rischio di morte, ma in Spagna la frittura è quasi sempre fatta con oli d’oliva.

Infine, questi risultati vanno nella stessa direzione di altri che hanno evidenziato un legame stretto tra consumo di fritti e aumento di obesità, diabete 2 e malattie cardiache. Ciononostante, secondo le stime ufficiali dei Centers for Disease Control and Prevention’s National Center for Health Statistics (NCHS), il 40% degli americani mangia in un fast food almeno una volta al giorno. 

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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