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Francia, i supermercati Casino lanciano l’etichettatura sul benessere animale per la carne a proprio marchio

pollo casino etichetta benessere animaleIl gruppo di supermercati francese Casino ha lanciato la prima etichettatura relativa al benessere animale, che sarà applicata sulla carne e il pollame a proprio marchio. L’iniziativa, elaborata nel corso di due anni insieme a tre Ong, mira ad aumentare la trasparenza sulle condizioni di allevamento, trasporto e macellazione, fornendo ai consumatori informazioni chiare e affidabili.

Il sistema di etichettatura prende in considerazione 230 criteri di benessere, che tengono conto di tutte le fasi della vita dell’animale: nascita, allevamento, trasporto, macellazione. I parametri sono verificati da controlli esterni indipendenti, eseguiti in tutte le fasi.

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Casino ha lanciato un’etichetta sul livello di benessere animale, per ora usata solo su pollo intero e porzionato

L’etichetta ha quattro livelli di benessere degli animali indicati da lettere e colori. I livelli A, B e C, accompagnati da varie gradazioni di verde, garantiscono un miglioramento significativo delle condizioni rispetto ai requisiti di legge. La lettera D, accompagnata dal colore grigio, indica invece che l’animale è stato trattato con metodi standard.

La nuova etichetta ha esordito nei supermercati Casino il 10 dicembre, iniziando dai polli interi e tagliati. L’obiettivo è di riuscire a coinvolgere altre catene della distribuzione, sino ad arrivare a un’etichetta nazionale sul benessere animale, così come è avvenuto, attraverso sperimentazioni, per l’etichetta nutrizionale Nutri-Score.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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4 Commenti

  1. Ho diversi dubbi. Diciamo che per quanto riguarda la carne, forse meno si sa meglio è.. Come le cucine di qualche (pochi per fortuna) ristoranti. Ora, mi devono spiegare come fanno a vendere la carne marchiata con D: cosa fanno, la tengono come specchietti per le allodole? Perché io consumatore un peggiore benessere animale probabilmente lo valuta come una carne più a rischio (peggiore qualità, antibiotici ecc.).
    230 parametri valutati mi sembrano una esagerazione, probabilmente inutile, uno spaccare il capello pure di difficile controllo.
    Diciamo che io vedo meglio leggi uniformi di ‘tutela minima’ degli animali. Per capirsi, giusto in questo giorni mi risulta sia in corso una raccolta di firme per vietare l’uso di celle singole nell’allevamento dei bovini. Garantire all’animale un minimo di spazio e la socialità con altri esemplari.

    • Nei Paesi Bassi esiste già da tempo, funziona su una scala da una a tre stelle.
      La qualità standard (una stella) è quella per l’appunto che esisterebbe per quasi tutti i prodotti venduti normalmente in Italia. Il biologico è classificato a tre stelle, mentre le due vengono usate per esempio sulle uova da galline allevate a terra.
      Va ricordato che la qualità intesa come sicurezza alimentare deve essere assicurata per legge, dallo standard al biologico ecc.
      La qualità intesa come caratteristiche nutrizionali di base è standardizzata anch’essa per razza, tipo di alimentazione ecc., con poche variabili sul maggiore o meno benessere degli animali.

  2. Penso sia una buona iniziativa che allinea il business al sentimento dei consumatori.
    Naturalmente il benessere degli animali allevati deve essere rispettato in tutti gli allevamenti, con una direttiva comunitaria valida in tutti i paesi della CE.
    Non è possibile pensare che si possano ancora vendere prodotti derivanti da allevamenti dove regnano gabbie, topi, insetti, ormoni e farmaci per lo sviluppo e la medicalizzazione di massa degli animali.

  3. Di fatto questa etichettatura identifica in classe D (per il pollame) gli allevamenti con la massima densità ammessa per legge su richiesta dell’allevatore (in Italia penso siano ben pochi gli allevamenti che raggiungono tali densità), mentre in classe C si scende alla normale densità di allevamento senza deroghe di densità. Salendo in classifica diminuisce la densità e si aggiungono aspetti di benessere (longevità, luce, parchetti esterni, …), alcuni di questi effettivamente apprezzati dall’animale altri ….
    Sarebbe interessante conoscere anche il prezzo della carne delle varie fasce, non credo che possano coesistere le stesse referenze con lo stesso prezzo se proveniente da allevamenti appartenenti a graduatorie diverse, ipotizzo che minor densità si traduca in maggior prezzo. Inoltre, i produttori che si trovano a gestire allevamenti con graduatorie differenti applicheranno sempre correttamente l’etichetta giusta? mah!? Sinceramente, io non ho elementi per valutare questo aspetto, ma penso ci sia da riflettere un attimo, prima di gioire sul effettiva validità del sistema.