Nuggets di pollo panati e fritti su un tagliere di legno con ciotola di ketchup

I consumatori sono sempre più sensibili al benessere animale, ma non in tutte le circostanze. Uno dei nodi da sciogliere, in particolare nel nostro Paese, è quello della carne di pollo servita nei fast food, che non sembrano particolarmente interessati a tutelare il benessere degli animali di cui si servono. Il dato emerge dall’edizione 2023  del report The pecking order sul benessere dei polli di allevamento. Realizzata dal 2019 da World Animal Protection insieme con altre associazioni tra cui Essere Animali, la ricerca valuta le condizioni di allevamento dei polli utilizzati da sessantanove catene di ristoranti e di fast food nazionali e internazionali – tra cui Burger King, Domino’s, IKEA, KFC, McDonald’s, Pizza Hut, Starbucks e Subway – in Francia, Germania, Italia, Polonia, Romania e Spagna.

Il rapporto sul pollo dei fast food

“Abbiamo utilizzato le informazioni rese pubbliche dalle aziende, per incoraggiarle a farsi carico di queste richieste e a comunicarle”, spiega Elisa Bianco, responsabile Corporate engagement di Essere animali. “Il rapporto si concentra sul pollame perché i polli sono – in termini numerici – gli animali più allevati, in condizioni spesso inaccettabili anche per il modo in cui sono stati selezionati per potenziarne l’accrescimento a  scapito della qualità di vita”.

Allevamento intensivo polli
L’EFSA in un recente rapporto raccomanda un massimo di 11 kg di pollo per metro quadrato

Le condizioni minime di benessere

I criteri adottati sono quelli previsti dall’European Chicken Commitment (ECC) una piattaforma che definisce le condizioni minimali di benessere sulle quali impegnare le aziende.

  • utilizzare razze a crescita più lenta che permetta condizioni di vita accettabili.
  • garantire un maggiore spazio a disposizione – ECC parla di una densità di 30 kg per metro quadro, oggi spesso superata
  • un ambiente arricchito e illuminato da luce naturale
  • nonché lo stordimento prima della macellazione.

“Questi provvedimenti sono il minimo che le aziende possano fare”, sottolinea il responsabile di World Animal Protection Paesi Bassi, Dirk Jan Verdonk, “basti pensare che l’EFSA in un recente rapporto raccomanda un massimo di 11 kg di pollo per metro quadrato, corrispondente a circa cinque animali a fine crescita, mentre spesso oggi la densità arriva a tre-quattro  volte tanto impedendo agli animali di muoversi”.

Stirps o nuggets di pollo panato e fritto con erbe aromatiche, ciotoline di ketchup e maionese e sullo sfondo patatine fritte
I fast food che operano in Italia si collocano ai livelli più bassi della classifica seguite solo da Romania e Polonia

I fast food e le catene in Italia

Il nostro paese non esce bene dal report, visto che le aziende che operano in Italia si collocano ai livelli più bassi della classifica seguite solo da Romania e Polonia. Solo due delle sette aziende analizzate, IKEA e Subway, hanno pubblicato un impegno a eliminare tutte le problematiche principali di benessere dei polli, mentre le altre (Autogrill, Burger King, KFC, McDonald’s e Starbucks) non hanno assunto nessun impegno pubblico, neanche sui criteri più importanti come la riduzione delle densità e la transizione a razze a più lento accrescimento.

Una situazione che dura nel tempo: nell’ultimo anno non ci sono stati progressi, o sono stati così scarsi da essere insignificanti, tanto che tre aziende registrano addirittura punteggi più bassi rispetto al 2022 e in nessuna ci sono segnali di miglioramento. È vero che il quadro generale del rapporto è piuttosto negativo, ma ci sono paesi come Germania e Francia dove alcune aziende come IKEA, Subway o KFC stanno facendo progressi, soprattutto per quanto riguarda l’abolizione delle gabbie o dei sistemi multipiano, mentre McDonald’s è classificato agli ultimi posti.

I consumatori e il benessere animale

La sensazione è che i consumatori non identifichino le crocchette, le cotolette o il petto di pollo che acquistano nei fast food con l’animale da cui provengono, il che induce a un comportamento meno attento rispetto a quello tenuto quando si acquista pollo da cucinare. “Abbiamo scritto a tutte le aziende interessate avvertendo dell’uscita del report ma le risposte sono state scarse”, conferma Elisa  Bianco. “Eppure gli italiani sono sensibili a questo tema, lo confermano i dati dell’eurobarometro del marzo 2023. Per il 90% dei nostri connazionali il benessere degli animali da allevamento è importante o molto importante.

C’è ancora molto lavoro da fare in termini di informazione”. E proprio in questi giorni Essere animali sta lanciando una nuova campagna rivolta a KFC Italia, per chiedere che si impegni a garantire standard più elevati per i polli allevati dai loro fornitori. Ma in generale le grandi catene tendono a evitare il dibattito su questi temi: abbiamo chiesto un giudizio su The pecking order agli uffici comunicazione di McDonald’s Italia, Autogrill e Burger King, oltre che di Fileni (che produce parte delle carni utilizzate da Autogrill e Burger King), ma siamo ancora in attesa di risposta.

© Riproduzione riservata. Foto: AdobeStock, Depositphotos

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daniele
daniele
29 Dicembre 2023 08:58

Grazie per aver evidenziato la reticenza di tutta la filiera dell’avicunicolo nel fornire informazioni, non solo sul benessere animale ma anche sull’impatto ambientale che questo tipo di allevamento provoca.

Osvaldo F
Osvaldo F
15 Gennaio 2024 20:49

“Per il 90% dei nostri connazionali il benessere degli animali da allevamento è importante o molto importante”
Spero che “la domanda” sia stata posta in modo corretto. Cioè non “le interessa il benessere animale?” ma “se per garantire un maggiore benessere dei polli dovesse pagare un petto 1,50 euro invece di 1 euro, le andrebbe bene?”…. Scettico