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Farina Garofalo: un lettore chiede se la dicitura “senza additivi” è fuorviante. La risposta dell’azienda e la replica

La farina Garofalo afferma di essere diversa: "senza additivi senz'altro"
La farina Garofalo afferma di essere diversa: “senza additivi senz’altro”

Gentile Redazione ho un quesito in merito all’etichettatura del prodotto Farina Garofalo: faccio riferimento alle indicazioni sulla confezione  che dicono “senz’altro e senza additivi”. In base al Dlg 109/92  Art. 2. (Pubblicità)  comma  2: «L’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari, fatte salve le disposizioni applicabili alle acque minerali naturali e ai prodotti destinati a una alimentazione particolare, non devono essere tali da indurre ad attribuire al prodotto proprietà atte a prevenire, curare o guarire malattie umane né accennare a tali proprietà che non possiede; non devono, inoltre, evidenziare caratteristiche particolari quando tutti i prodotti alimentari analoghi possiedano le stesse caratteristiche».  Poiché la farina di grano tenero è regolamentata in Italia dal Dpr 187/92, tutte le farine devono essere ottenute in conformità a tale decreto. Non è fuorviante vantare caratteristiche, come l’assenza di additivi, che in realtà tutte le farine possiedono?

Gianni

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Risponde l’azienda Garofalo

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Le farine professionali acquistano le loro caratteristiche  specifiche grazie ad additivi o alla qualità della materia prima

È vero che la farina è attualmente ancora regolata dal DPR 187/2001 e che l’art. 2 del d lgs. 109/92 (ripreso comunque dall’art.7, comma c del Reg. (UE) 1169/2011 in vigore da dicembre 2014) vieta di affermare che il prodotto possieda caratteristiche particolari rispetto a prodotti analoghi. Non è vero però che tutte le farine in commercio siano prive di additivi, il cui uso deve osservare il Reg. (CE) 1338/2008. Questo decreto consente l’aggiunta di ac. Fosforico – Fosfati, di-tri e polifosfati (E338-452, «agenti lievitanti»), ma anche di acido ascorbico (E300) e L-Cisteina (E920) che generalmente rientrano nella categoria «agenti di trattamento delle farine».

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La produzione di farina è regolata dal DPR 187/2001

Attualmente in commercio si trovano prodotti che in genere hanno indicazioni specifiche di lavorazione – ad esempio per pane o per dolci – per i quali le caratteristiche prestazionali sono determinate dall’aggiunta di additivi più che dalla selezione delle materie prime adatte allo scopo. Nel nostro caso l’indicazione dell’assenza di queste sostanze vuole mettere in luce la capacità delle nostre farine di essere specifiche per lavorazioni particolari, come quelle professionali, ma questa caratteristica deriva dalla selezione dei grani che compongono la miscela della farina e non dall’aggiunta di additivi.

Ecco la replica di Gianni che contesta le motivazioni di Garofalo

È una giustificazione che non tiene: i prodotti per i quali  è consentito l’utilizzo di additivi, lieviti e fosfati non rientrano nella categoria di sfarinati di grano tenero (opportunamente indentificati e classificati dal citato Dpr 187/2001) bensì nella categoria dei preparati. L’ingannevolezza sta nella denominazione  di vendita FARINA DI GRANO TENERO  00  che non può essere confusa con i preparati e in quanto tale non può vantare caratteristiche particolari che tutte le altre farine hanno.

 

Conclude il confronto la seconda risposta di Garofalo

Per maggiore chiarezza riportiamo l’estratto del regolamento: è consentita l’aggiunta di additivi delle farine e questo non pregiudica le classificazione del DPR 187/01.
I preparati sono classificati come tali perché hanno anche altri ingredienti (es. estratti di malto, farine di malto, etc.) e ed è per questo, non per gli additivi che perdono la denominazione di vendita “Farina di grano tenero 00”.
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  Redazione Il Fatto Alimentare

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9 Commenti

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    Interessante, non sapevo che fossero aggiunte sostanze alle farine e nemmeno che queste aggiunte siano quelle determinanti per fare un uso o un altro della farina.

  2. Avatar

    Magari tutti i produttori mostrassero la disponibilità della Garofalo.

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    Questo sembra essere il gioco delle tre carte.

    La valutazione di base da cui non si può prescindere, è l’ingannevolezza e la lealtà nei confronti del consumatore.
    Concetto questo ampiamente ripreso non solo dalla norma italiana (Dlgs 109/92) ma soprattutto dal nuovo Reg. UE 1169/2011 all’articolo 7 – Pratiche leali d’informazione comma c).

    Quello che il produttore in questione tenta di far passare è un confronto improprio con le Farine additivate che (proprio per l’aggiunta di additivi) sono opportunamente caratterizzate anche dalla denominazione d’uso: FARINA per PIZZA con lievito – Farina Auolievitante, FARINE MAGICHE, ecc..

    Lo scopo dell’aggiunta di additivi (ad esempio E 338-452 che sono agenti lievitanti) è senza dubbio quello di migliorarne la prestazione o evitare un passaggio (per esempio l’aggiunta di lievito di birra) nell’uso domestico. Altrimenti che senso avrebbe aggiungerli ?

    Le Farine di grano tenero “00” INFATTI non sono tutte uguali ma si differenziano in base al tipo di grano tenero utilizzato, al contenuto proteico, al valore di W (forza della farina), al rapporto P/L (elasticità ed estensibilità dell’impasto). Queste si sono informazioni “utili” che anche la Garofalo fa bene ad evidenziare.
    Perché vantare l’assenza di additivi se non ne è prevista invece la presenza ?
    E’ un informazione che sicuramente trarre in inganno il consumatore screditando i concorrenti.

    Né costituisce un esempio simile anche il POMODORO “PELATO” (denominato così per legge)in merito al quale nessun produttore si sognerebbe di vantare come caratteristica……… che sono “ pomodori SENZA pelli”.

    Saluti

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    Gianni,
    NELLA FARINA DI GRANO TENERO LA LEGGE CONSENTE DI AGGIUNGERE ADDITIVI SENZA CHE QUESTA PERDA LA DENOMINAZIONE!
    Quindi Garofalo fa benissimo ad indicare che nella loro non ci sono.

    È così difficile da capire?

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      Caro Andrea,
      fare finta di non capire è una cosa antipatica. Il problema NON E’ LA LEGALITA’ DELL’AGGIUNTA O MENO DI ADDITIVI. IL PROBLEMA E’ IL MESSAGGIO FUORVIANTE VERSO I CONSUMATORI !!!!!
      PER TE E’ COSI’ DIFFICILE DA CAPIRE ??????

      Riprendo un bel commento di Alfredo Clerici di newsfood presente caso mai sono io che non so spiegarmi :

      le farine 0, 00 (le farine bianche, così recepite da tempo immemorabile dal consumatore italiano) possono contenere additivi? SI, MA non mi risulta che ciò avvenga (o meglio) se avviene esse smettono di essere “farine bianche” e divengono cosa diversa, quantomeno per il consumatore italiano, che, quando compra la farina bianca SA che non c’è altro che farina bianca.
      In altre parole, se così non fosse, troveremmo confezioni che utilizzano la denominazione di vendita FARINA DI GRANO TENERO Tipo 0, facendola seguire dalla menzione:
      Ingredienti: farina di grano tenero tipo 0, …(additivi)
      Esistono sul mercato orrori di questo tipo? A me risulta proprio di no.
      Se ci sono additivi (o altre sostanze) la denominazione di vendita DEVE (a mio avviso) cambiare, se non per ragioni legali, sicuramente per motivi merceologici.

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    GIUSEPPE URBANO

    Gianni ha ragione da vendere , e la difesa di Garofalo è solo un tentativo di tirarsi fuori da una imbarazzante situazione .

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    @Gianni: “In altre parole, se così non fosse, troveremmo confezioni che utilizzano la denominazione di vendita FARINA DI GRANO TENERO Tipo 0, facendola seguire dalla menzione:
    Ingredienti: farina di grano tenero tipo 0, …(additivi)
    Esistono sul mercato orrori di questo tipo? A me risulta proprio di no.”

    Carissimo Gianni,
    in Italia DOVREBBERO scrivere tutti gli alimenti che compongono un prodotto ma ahimé non sempre questo avviene. Qualcuno, altrimenti, mi dovrebbe spiegare come mai la farina 00 della marca X che uso per fare pane azimo casalingo (quindi fatto dalla sottoscritta e contenente solo farina, acqua e sale) mi gonfia mentre quello fatto con farina 00 di marca Y non mi gonfia. Eppure sono sempre io che impasto sempre con la stessa acqua minerale e sempre con lo stesso sale… forse qualcosa di non dichiarato c’è. Non è cattiveria ma non dare per “oro colato” che le aziende seguano la legge… Ribadisco: siamo in Italia e i controlli con relativo sequestro di alimenti è all’ordine del giorno!
    Non dico che la Garofalo sia l’unica ad avere farina “pulita” ma di sicuro ci sono in commercio marche di farine “sporche” non dichiarate.

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      Eleonora, pur comprendendo bene la tua segnalazione ti assicuro che, salvo casi di aziende poco serie, nessuna azienda italiana che si rispetti, e soprattutto con le attuali norme, può permettersi di non dichiarare gli ingredienti che compongono un alimento. Forse i consumatori ignorano che i prodotti alimentari ( soprattutto in Italia) sono soggetti a svariati controlli effettuati da tutti gli organi di controllo esistenti sul territorio: NAS dei Carabinieri – Repressione Frodi, ASl, Corpo forestale dello stato, ecc. Se vogliamo anche un’esagerazione !!

      Il problema di Garofalo, non è quello che dichiara, per carità, è il messaggio fuorviante che da ai consumatori facendo credere che la sua farina è migliore delle altre perché non ha additivi. Ma le Farine di grano tenero “00” “0”, così denominate, sono tutte senza additivi perché (per legge) sono ottenute SOLO dalla sola macinazione dei chicchi di grano tenero.