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Olio extravergine di oliva falso: il Tar annulla la multa di 550mila euro che l’Antitrust aveva inflitto a Lidl

Il Tribunale amministrativo del Lazio ha annullato la multa di 550mila euro che l’Antitrust aveva inflitto a Lidl per aver venduto un olio extravergine quando in realtà si era rilevato un semplice  vergine. Lo scandalo era scoppiato dopo la pubblicazione dei risultati dei test da Il Salvagente nel giugno 2015 che evidenziavano un problema per alcune marche. I dubbi venivano in parte confermati dalle analisi organolettiche ordinate dalla Procura di Torino. I motivi di questa miracolosa assoluzione sono spiegati dal direttore di Teatro Naturale Alberto Grimelli in un articolo pubblicato sul sito.

Dalla sentenza del Tar Lazio del 17 gennaio 2018, apparsa sul sito della Giustizia Amministrativa, scopriamo che a Lidl è stata annullata la sanzione da 500 mila euro irrogata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato per aver venduto, secondo l’accusa, olio vergine di oliva per olio extravergine di oliva. In realtà non scopriremo mai se quell’olio, a marchio Primadonna, fosse extravergine, come dichiarato da Lidl, o vergine, come indicato da Nas e Antitrust. Se non vi sarà un ricorso al Consiglio di Stato, la vicenda si chiuderà qui, in tutti i sensi, come scopriamo leggendo i passaggi della sentenza.

“Il procedimento penale si è concluso, come da decreto del Tribunale di Firenze del 23 novembre 2016, con l’archiviazione; il decreto in questione, oltre ad affermare l’assenza di elementi di prova relativi alla sussistenza del dolo, ha tenuto conto della circostanza che “la presenza di un difetto riscontrabile all’esame organolettico di una partita di olio, deve essere valutato con particolare prudenza proprio per le caratteristiche inevitabilmente soggettive di questo tipo di valutazioni”.

Apprendiamo quindi, come già evidenziato in numerosi articoli su Teatro Naturale, che per effetto della depenalizzazione, se gli inquirenti e la procura non riescono a provare il dolo, ovvero che l’azienda voleva frodare per ottenere un illecito guadagno, il fatto ricade tra i reati tenui da non perseguire. Ovviamente è praticamente impossibile riuscire a provare il dolo, se non attraverso intercettazioni telefoniche o il fortuito ritrovamento di qualche documento compromettente, ragion per cui è quasi impossibile istruire un processo per frode in commercio in campo oleario.

Non scopriremo mai se l’olio a marchio Primadonna, fosse extravergine, come dichiarato da Lidl, o vergine

La procura sottolinea, dando credito alla difesa, la presunta soggettività del panel test o, più propriamente, il pericolo che un dibattimento basato sugli esiti del panel test sia ad alto rischio. Meglio quindi evitare di andare a dibattimento che rischiare di perdere basandosi unicamente sulle caratteristiche organolettiche dell’olio. Insomma, i pubblici ministeri preferiscono non imbarcarsi in un processo nonostante, come ricordato dal Tar Lazio: “Quanto alla asserita inutilizzabilità della prova organolettica, l’Autorità ha correttamente richiamato la disciplina comunitaria che considera sufficiente il ricorso a tale strumento per dichiarare l’olio non conforme alla categoria dichiarata (cfr. i regolamenti comunitari nn. 1348/2013 e 1830/2015).”

Il panel test è strumento idoneo per declassare un olio ma la pubblica accusa, probabilmente per un difetto culturale e di competenza specifica, preferisce non avvalersene in via esclusiva o prevalente. Un motivo di riflessione sulla necessità di avere professionisti preparati in tema agroalimentare anche nelle procure della Repubblica.

Ma perché il Tar Lazio ha annullato la sanzione a Lidl? “Nella memoria difensiva depositata nel corso del procedimento istruttorio, Lidl ha così descritto il sistema di controlli sul prodotto fornito da Fiorentini: “il contratto stipulato tra Lidl Italia srl e Fiorentini Firenze prevede una serie di controlli sul prodotto fornito. Un primo controllo viene fatto da Fiorentini Firenze spa nei suoi laboratori. I campioni di quel prodotto, in conformità alle disposizioni contrattuali, sono inviati in Germania al prestigioso laboratorio Eurofins. A fronte due analisi conformi (laboratorio Fiorentini Firenze spa e Eurofins), il prodotto può essere commercializzato. In aggiunta al sistema di controlli previsto da contratto di fornitura, Lidl Italia fa eseguire, a sua volta, presso laboratori terzi indipendenti accreditati ulteriori controlli sul prodotto” (cfr. pag. 12 della memoria)…

extravergine
Il Tar Lazio non entra minimamente nel merito della conformità o meno dell’olio in questione: extravergine o vergine?

A fronte delle misure di controllo e del sistema di verifiche che Lidl ha dimostrato di avere adottato al fine di rispettare gli standard di diligenza imposti a un operatore del settore alimentare…” Il Tar Lazio non entra minimamente nel merito della conformità o meno dell’olio in questione (extravergine o vergine? il dubbio rimane) base essenziale per valutare l’ingannevolezza del messaggio al consumatore, giudicando sufficiente che un’azienda abbia un adeguato controllo di qualità per escludere ogni responsabilità. Il messaggio che giunge da questa sentenza del Tar Lazio è che il consumatore, oggi, è un po’ meno protetto e tutelato di ieri. Dal punto di vista penale, essendo difficilissimo e complicatissimo provare il dolo, le aziende possono certamente tirare un sospiro di sollievo. Dal punto di vista amministrativo, considerando che le violazioni del Codice del Consumo sono quelle più pesanti e onerose, basterà alle imprese olearie dimostrare di avere un sistema di controllo qualità adeguato per escludere ogni loro responsabilità.

Con buona pace del consumatore che non vedrà più tutelato il suo diritto a venire correttamente informato, ma correttamente informato nel limite e nella misura previsto dal controllo qualità messo in atto dalle aziende. Lo Stato, di fatto, abdica al suo ruolo di controllore e giudice, delegando tutto nelle mani delle aziende. A stabilire se è extravergine o vergine lo deciderà un solo soggetto: il controllo qualità delle aziende. E meno male che il panel test è soggettivo…

Alberto Grimelli, pubblicato il 6 febbraio 2018 su Teatro Naturale

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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10 Commenti

  1. oltre al fatto che ora questo caso farà giurisprudenza e il panel test dell’olio (da sempre accettato come valutazione scientifica al pari delle analisi di laboratorio) non sarà mai più una prova attendibile!
    bel lavoro!
    p.s. perché scrivete “non sapremo mai se l’olio era extravergine?” le analisi di laboratorio? i campioni prelevati dai NAS? capisco (e detesto) che LIDL abbia messo in discussione la soggettività del panel, ma le analisi chimiche??

    • Risponde Alberto Grimelli direttore di Teatro Naturale.
      Il Tar Lazio non ha sentenziato sulla natura dell’olio incriminato. Non ha quindi deciso, sulla base dei riscontri avuti dal Nas, se l’olio in questione era extra vergine o meno. Se la decisione del Tar Lazio non verrà appellata, stante anche l’archiviazione del processo penale, non avremo alcun giudizio sulla natura dell’olio ma solo i riscontri delle indagini. Dal punto di vista delle sole analisi chimiche non sono state riscontrate irregolarità, anche se alcuni parametri risultavano al limite. L’analisi organolettica, il cosiddetto panel test, ha invece bocciato l’olio, declassandolo a vergine. Questi sono i riscontri delle indagini, come detto, che devono essere dibattuti nel corso del processo. Il giudizio non spetta agli inquirenti, a cui compete l’accusa, ma al collegio giudicante, penale o amministrativo. Il Tar Lazio ha, per così dire, deciso di non decidere, appellandosi a questioni di diritto, limitandosi a disquisire su standard di diligenza e professionalità degli operatori.
      Quanto al panel test, il Tar Lazio ha asserito che trattasi di prova valida a tutti gli effetti, anche se poi non l’ha utilizzata per sentenziare sulla natura dell’olio.
      Diverso il caso delle procure della Repubblica. In un contesto normativo di depenalizzazione, in cui la dimostrazione del dolo è fondamentale per una condanna, alcuni procuratori preferiscono non avventurarsi nel processo penale avendo, di fatto, come unica prova a carico l’esame organolettico. Si appellano, cioè, al principio dell’economicità del processo che sostanzialmente vuol dire che vi sarebbero tante chiacchiere senza arrivare a capo di nulla. In sostanza, sapendo che il processo arriverebbe, con molta probabilità, a prescrizione (tra analisi e contranalisi, perizie e controperizie, esperti e controesperti), preferiscono neanche farlo partire.
      E’ lecito chiedersi se così si tutela davvero il consumatore.
      Resta la realtà dei fatti che, come giornalisti, abbiamo il dovere prima di raccontare e solo dopo di commentare.

    • “Quanto al panel test, il Tar Lazio ha asserito che trattasi di prova valida a tutti gli effetti, anche se poi non l’ha utilizzata per sentenziare sulla natura dell’olio.”
      Come dire che l’unica prova che ho dell’omicidio è un video dell’assassino che spara, ma siccome tutto il resto non è dimostrabile non posso incriminarlo.

      “E’ lecito chiedersi se così si tutela davvero il consumatore.”
      Beh alla luce dei fatti è superfluo farsi questa domanda. Il mondo dell’olio par essere tra i più torbidi (e non per scarsità di filtrazione) e ci troviamo nuovamente a frodi conclamate purtroppo impunite.
      A noi consumatori non resta che piantare ulivi a questo punto e spremerlo da soli sperando nella bontà del frantoio.

    • A mio modesto parere l’attestazione merceologica dell’olio tramite panel test presenta dei punti molto critici. Non a caso le maggior contestazioni che vengono mosse agli imbottigliatori d’olio quando il prodotto è già a scaffale riguardano giudizi di inidoneità da parte del panel test che ha riscontrato alcuni difetti declassando l’olio a vergine. Al netto della miglior formazione possibile che possono aver avuto gli assaggiatori, siamo così sicuri che un aspetto così importante possa e debba essere delegato ai sensi di un essere umano. Nei vari regolamenti europei le metodiche di assaggio e di prelievo dei campioni sono standardizzate, ma siamo sicuri che tali pratiche siano sempre rispettate, soprattutto in fase di assaggio, dove per oli borderline, il confine fra lecito ed illecito è alquanto labile. Forse sarebbe più interessante, per tutelare consumatori ed industria, incentivare la ricerca per far sì che il panel test venga rimpiazzato da metodi analitici più sensibili e riproducibili. Mi pare che il naso elettronico lo stia testando la Coop, così come so di qualche studio che ha provato a caratterizzare e quantificare le molecole volatili responsabili dei difetti dell’olio. La strada è molto lunga, ma non impossibile. E per finire, quanto potrebbe aver influito la cattiva conservazione del prodotto nel supermercato, se l’olio partiva già con valori al limite caldo, luce solare etc potrebbe aver fatto il resto.

    • Roberto La Pira

      Per gli addetti ai lavori la prova del panel sensoriale è oggettiva. Chi la mette in discussione è in malafede .Il discorso della conservazione ha un senso anceh se il prodotto che arriva sugli scaffali della GDO difficilmente sosta in magazzini assolati o in condizioni di stoccaggio anomale per lunghi periodi perché la rotazione è molto rapida.

  2. Siamo veramente un paese sconcertante…
    Ecco la risposta a chi si chiedeva qualche tempo fa, come si fa a vendere un litro di olio extravergine a 3 euro.

  3. Purtroppo anche a causa di una continua legiferazione che richiama la P.A. all’obbligo dell’economicità, si va sempre più affermando e consolidando un principio non proprio costituzionale, quello del “porto avanti solo ciò che in termini probabilistici mi garantisce il buon esito del procedimento”.
    Ricorda un po’ la pubblicità…ti piace vincere facile.
    Come la storia insegna, il risultato di questo ragionamento porta solo a colpire i medio-piccoli.

  4. ma possibile che nessuno si chieda CHI HA DEPENALIZZATO LA FATTISPECIE PENALE PREVISTA e\o non ha previsto o approvato adeguate nome sanzionatorie in materia alimentare, magari ANCHE non votando proposte NORMATIVE in tal senso, permettendo così a certi personaggi di immettere sul mercato prodotti scadenti o anche peggio? Siccome siamo vicini al voto, sarebbe interessante saperlo perché la depenalizzazione, diversamente dalla legalizzazione che in alcuni ambiti sarebbe necessaria, è il sistema peggiore di trattare qualsiasi violazione che interessi la persona!

    • Stefano Innocenti Paolini

      I Tribunali Amministrativi Regionali nello spirito dl Legislatore nacquero per dare maggior “voce” ai cittadini. Purtroppo mi pare che il risultato è sempre lo stesso: le lobby vincono sempre. O almeno così mi pare di aver capito.

  5. Da tutta questa (e) storia, però, resta il fatto che io, come molti altri, quando acquisto adesso olio extravergine di oliva ho sempre il dubbio di essere stato “fregato”. Di solito cerco di acquistare olio di marca, ma abbiamo letto che spesso, proprio alcune marche famose vendevano prodotti di scarsa qualità, cerco di acquistare prodotti di un certo prezzo, ma nemmeno questo sembra poter garantire la qualità (senza contare che, così facendo, spesso di perdono buone occasioni dovute a promozioni pubblicitarie, siano esse del produttore piuttosto che del rivenditore. Alla fine mi sto orientando verso altri tipi di olii… oppure, quando posso, acquisto direttamente dal produttore, quando questo è fidato e conosciuto.