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Sulle etichette dei probiotici made in USA mancano informazioni sui batteri e sulle dosi. Così non si possono fare scelte consapevoli

batteriprobiotici capsule Le etichette dei prodotti a base di probiotici venduti negli Stati Uniti sono a dir poco lacunose. Oltre ai consumatori, che non hanno modo di scegliere consapevolmente, queste carenze danneggiano anche i produttori, soprattutto quelli dei probiotici che utilizzano ceppi in grado potenzialmente di avere effetti benefici.

I nutrizionisti della Georgetown University hanno riportato sul Journal of General Internal Medicine i risultati ottenuti dall’analisi  delle etichette di 93 prodotti selezionati tra quelli  più venduti a livello nazionale.

In totale, solo 33 (pari al 35% del totale)  di probiotici sono stati classificati come benefici in base ai criteri stabiliti all’inizio della ricerca, ovvero: indicazione di tutti i ceppi di batteri e lieviti presenti; segnalazione della quantità di microrganismi contenuti in linea con quelle considerate efficaci; riferimento ad almeno uno studio condotto su volontari umani e presente negli archivi scientificamente riconosciuti come PubMed (cioè effettuati con una metodologia considerata attendibile dalla comunità scientifica). Gli altri fermenti utilizzati potrebbero avere un effetto positivo sulla salute, ma non si può stabilire nulla a causa dell’assenza, in etichetta, di informazioni utili.

Nello studio è poi emersa un’altra realtà controintuitiva: i probiotici migliori (la cui attività è stata dimostrata in studi clinici) sono risultati essere quelli con meno ceppi e a costo inferiore. Non sempre, quindi, avere miscele molto ricche (e spesso misteriose, perché i produttori non amano svelarle, temendo che la concorrenza le copi) è sinonimo di maggiore efficacia, anzi.

Resta, per tutti, la richiesta di indicare i risultati ottenuti in studi effettuati su campioni di persone sane e non,  presenti in letteratura. Nessun paese ne prevede l’obbligo, ma secondo gli autori sarebbe molto utile, soprattutto per i consumatori, che potrebbero scegliere sapendo che il prodotto è stato studiato nell’uomo e ha mostrato di avere un’azione specifica. Oltre a ciò sarebbe utile indicare tutte le specie di microrganismi presenti, e la dose, perché da essa dipende l’effetto. Infine, sarebbe sempre bene che fosse specificata la data di scadenza, e che fossero consigliate le modalità di assunzione.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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