Le etichette nutrizionali possono avere un ruolo importante nella scelta di alimenti più sani e meno ipercalorici, ma qual è il modo migliore per illustrare il contenuto di un cibo? La domanda ha alimentato, negli ultimi anni, un dibattito molto acceso, con proposte anche molto diverse tra loro.

Anche per questo l’Università di Berkeley, in California, qualche tempo fa ha lanciato, insieme alla School of Journalism, un vero e proprio concorso on line, “Rethink the label”, finalizzato alla sostituzione degli attuali Nutrition Facts, in bianco e nero, e ha annunciato nei giorni scorsi i vincitori.

Il concorso non faceva parte delle iniziative ufficiali prese dalla Food and Drug Administration (Fda) e dall’Institute of Medicine, che dovrebbero rendere noti in autunno i loro progetti in merito, ma voleva essere un contributo al dibattito. In effetti, stando agli organizzatori, in poche settimane sono state presentate dozzine di proposte, molte delle quali con più di un’idea valida.

La giuria, che comprendeva, tra gli altri, il giornalista Michael Pollan, autore del Dilemma dell’onnivoro, di In difesa del cibo e di altri testi diventati quasi dei classici (pubblicati in Italia da Adelphi), il rappresentante dei consumatori Michael Jacobson, il pediatra di San Francisco Robert Lustig e il designer belga Andrew Vande Moere, ha indicato come vincitore assoluto la grafica di San Francisco Renee Walker, che ha utilizzato grandi box colorati per indicare la proporzione di nutrienti presenti.

«Le etichette immaginate da Walzer, ha commentato Pollan sul New York Times, sono molto chiare e immediatamente comprensibili, e anche se mi domando come si possa utilizzare un modello di questo tipo quando si ha a che fare con un cibo complesso, rappresentano un passo nella giusta direzione. Ciò che forse bisognerebbe aggiungere è una scala cromatica che aiuti a individuare il livello di sofisticazione degli ingredienti».

Il secondo posto è stato assegnato a Joey Brunelle, che ha pensato di sostituire l’indicazione delle calorie per porzione con quella delle calorie presenti in tutta la confezione o la bottiglia, attribuendo ai grassi e agli zuccheri un colore verde, giallo o rosso più o meno grande (rispetto a un cerchio vuoto uguale per tutti) a seconda che il loro ammontare complessivo sia ragionevole, al limite dell’eccesso o esagerato.

«L’idea di Brunelle ci è sembrata vincente, ha spiegato Laura Miner, designer di San Francisco e membro della giuria, perché il consumatore riesce a farsi subito un’opinione in merito al contenuto di sostanze più o meno salutari grazie all’iconografia semplice e già familiare (per l’utilizzo dei colori)».

Due designer, Bradley Mu, della Elon University del North Carolina, e Dylan Brown, di Pixar Canada, si sono aggiudicati il terzo posto ex aequo: Mu ha deciso di non modificare l’impianto generale dei Nutrition Facts, ma di servirsi di colori diversi per indicare gli ingredienti più o meno naturali e di far risaltare la presenza di additivi con il grassetto; inoltre – fatto considerato molto positivamente dalla giuria – ha inserito l’indice glicemico, cioè la capacità di un cibo di far innalzare la glicemia. Per quanto riguarda Brown, la sua etichetta attribuisce una lettera e un colore alle diverse classi di composti e alla quantità relativa (A e B verdi, C gialle e D e F rosse), con un approccio considerato anche in questo caso minimalista ma efficace, e inserisce l’impronta ecologica attraverso il chilometraggio tra produzione e distribuzione e indice di sostenibilità.

«Con un’etichettatura di questo genere, ha commentato Jacobson, si aiuterebbe il consumatore e, contemporaneamente, si eserciterebbe una forma di pressione sulle aziende, che sarebbero motivate a non vendere cibi ricchi di F, la lettera peggiore».

Nessuno dei partecipanti ha avuto il totale e incondizionato appoggio della giuria, ma tutti (secondo la stessa)  hanno dato un contributo importante al miglioramento delle etichette nutrizionali.

Michael Pollan, che da anni insiste sulla semplicità e naturalità degli alimenti (celebre il suo consiglio: Non mangiare nulla che tua nonna non riconoscerebbe come cibo), anche in questo caso ha sottolineato che le etichette proposte non dicono quasi nulla su quella che lui chiama la realtà del cibo, cioè sulla sua origine e sulle manipolazioni successive, ribadendo che il processamento molto spesso ha un’importanza assai superiore a quella degli ingredienti essenziali sulla salubrità totale di un certo alimento.

Il concorso in questi giorni è stato aperto anche alle votazioni del popolo della rete, e i risultati della consultazione dovrebbero essere resi noti a giorni.

 

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