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Etichette ingannevoli: per la Commissione Ue le norme sono sufficienti, spetta agli Stati farle rispettare

La Commissione europea ritiene che le norme Ue esistenti “siano sufficienti a garantire che il consumatore sia adeguatamente informato circa la quantità di un ingrediente e a proteggere i consumatori dall’inganno. La Commissione non ha pertanto intenzione di proporre un’ulteriore armonizzazione a livello dell’Ue sull’uso di termini quali ‘naturale’, ‘tradizionale’ o ‘artigianale’, né di proporre nuove disposizioni specifiche per l’etichettatura di bevande a base di frutta”.

Lo scrive il commissario europeo alla Salute e alla Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, rispondendo alle interrogazioni di tre eurodeputati dopo che un rapporto dell’Organizzazione europea dei consumatori (Beuc) ha evidenziato l’inefficacia delle norme europee in materia di etichette, in particolare in relazione a tre categorie di prodotti: i prodotti industriali etichettati come “tradizionali”, “artigianali”, “naturali” o che richiamano la “ricetta della nonna”, che possono far pensare a produzioni di imprese artigianali qualificate; alimenti e bevande con fotografie di frutti che fanno pensare a prodotti salutari, ma in realtà contenenti minime quantità di frutta, abbinata ad aromi e mescolata ad altri ingredienti meno salutari; i prodotti “integrali”. In Italia, Spagna e Olanda, per esempio, il pane integrale deve usare il 100 % di farina integrale, ma questo non vale in tutta Europa.

Il Beuc chiede definizioni chiare per termini da riportare in etichetta come: “tradizionale”, “artigianale” o “naturale”

Secondo il Beuc, il problema delle etichette ingannevoli deriva dalla mancanza di norme Ue puntuali e precise sulle modalità per utilizzare alcuni termini o immagini. Per questo motivo l’organizzazione europea dei consumatori chiedeva che venissero stabilite definizioni comuni, a livello europeo, su termini come “tradizionale”, “artigianale” o “naturale”, e che fossero fissati livelli minimi sulla presenza di cereali integrali quando si evidenzia la parola sulle etichette, come pure un contenuto minimo di frutta per i prodotti che la pubblicizzano sulla parte anteriore della confezione.

In luglio, dopo la presentazione del rapporto del Beuc, il commissario europeo Andriukaitis aveva esortato le autorità nazionali a un maggior controllo, aggiungendo che gli uffici della Commissione europea stavano considerando e analizzando la richiesta di una modifica delle regole esistenti. Ora, però, dichiara che le norme in vigore sono sufficienti e devono essere fatte rispettare a livello nazionale. In particolare, scrive il commissario, “il regolamento Ue n. 1169/2011 stabilisce che le informazioni sugli alimenti non devono indurre in errore, tra le altre cose, per quanto riguarda la natura e la composizione dell’alimento, e richiede l’indicazione della quantità di un ingrediente o categoria di ingredienti utilizzati nella fabbricazione o preparazione di un alimento quando l’ingrediente o la categoria di ingredienti è evidenziato nell’etichettatura mediante parole, immagini o una rappresentazione grafica”.

Le tre interrogazioni erano state presentate da Nicola Caputo (Pd), dall’irlandese Lynn Boylan e dal greco Dimitros Papadimoulis del gruppo Sinistra unitaria europea.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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