Ritratto di donna caucasica che guarda il prodotto al negozio di alimentari. Acquisto ispanico felice della ragazza nel supermercato che legge le informazioni sul prodotto. Costumer che compra cibo al mercato, concetto di stile di vita della donna.

Non sempre i consumatori comprendono esattamente i claim salutistici e nutrizionali presenti sulle etichette e, per tale motivo, talvolta questi sono controproducenti, oltre che inutili. In alcuni casi, infatti, i produttori cercano di sfruttare i possibili errori di interpretazione. Ma così facendo ci rimettono, perché il cliente, quando comprende esattamente il significato delle scritte e il tentato trucco, si sente ingannato e diffida di quei produttori.

La comprensione delle scritte presenti sul packaging è un fenomeno più complesso di quanto si potrebbe pensare, perché in essa entrano in gioco anche processi cognitivi indiretti, non sempre immediati, e pregiudizi di interpretazione. Le persone sono talvolta portate ad attribuire a una certa caratteristica un significato diverso da quello reale e, non di rado, più ampio. È il caso, in particolare, di affermazioni come ‘a ridotto contenuto di grassi’ o ‘magro’ che, a causa appunto di un’associazione mentale indiretta, secondo molti significa anche che quel prodotto contiene pochi zuccheri, anche se non è quasi mai così.

Uomo prende una confezione di yogurt dal banco frigo di un supermercato; concept: etichette
Molti consumatori credono che un prodotto con il claim ‘magro’, oltre a contenere pochi grassi, abbia anche pochi zuccheri

Lo hanno visto i ricercatori dell’Università Martin Lutero di Halle-Wittenberg, in Germania, che hanno selezionato 760 persone per partecipare a tre diversi esperimenti che avevano come oggetto una tipologia di prodotto molto familiare: gli yogurt. Come hanno poi illustrato su Food Quality and Preference, il primo test era molto semplice: i partecipanti dovevano fornire una valutazione, in una scala che andava da uno a sette, del contenuto calorico, di grassi e di zuccheri di alcuni yogurt con varie scritte. Inoltre, dovevano dire se avrebbero comprato o meno il prodotto mostrato. Come atteso, tutti hanno stimato correttamente il minor contenuto calorico dei vasetti sui quali era stato scritto ‘a basso tenore di grassi’. Tuttavia, quasi tutti pensavano che quel tipo di yogurt fosse anche a basso contenuto di zuccheri, rispetto a quello normale, anche se nessuna scritta lasciava intendere una cosa del genere e nonostante il contenuto di grassi, di solito, non ha nulla a che vedere con quello di zuccheri, che resta immutato quando i grassi diminuiscono.

Nel secondo e nel terzo set di test, ai partecipanti sono state mostrate immagini di vasetti con il claim del basso contenuto di grassi ma anche con etichette nutrizionali complete. In questo caso, la stima della quantità di zucchero e calorie è stata corretta, ma quando si è passati alle intenzioni di acquisto, la propensione, in chi aveva potuto leggere le tabelle nutrizionali, è stata decisamente inferiore, anche quando c’era scritto che il prodotto aveva pochi grassi. Ciò dimostra che, quando l’informazione è completa, non c’è alcun fraintendimento. Analogamente, a un gruppo di partecipanti sono stati mostrati yogurt con pochi grassi, ma senza la scritta ‘low fat’ e la propensione all’acquisto non è cambiata.

yogurt rosa alla fragola sul tavolo vista dall'alto latticini latte fermenti colazione
I ricercatori hanno studiato il comportamento dei consumatori messi davanti alle etichette di diversi yogurt

Tutto ciò mostra le insidie associate ai possibili tipi di rappresentazione grafica delle informazioni nutrizionali e gli errori nei quali i consumatori possono essere indotti a cadere. Come noto, commentano gli autori, in Europa ve ne sono diverse, alcune delle quali chiare, come il Nutri-Score, ma altre molto meno, come il NutrInform italiano. Per questo si attende con una certa impazienza la decisione della Commissione Europea, prevista entro la fine dell’anno, ma rallentata dall’opposizione italiana all’adozione del Nutri-Score. Oltre al metodo italiano, nel Regno Unito c’è un sistema a semaforo, che rappresenta una sorta di intermedio tra il Nutri-Score e la batteria italiana, mentre in Scandinavia, Islanda, Macedonia e Lituania il Nordic Keyhole, che segnala gli alimenti a elevato valore nutrizionale con un bollino verde. Disporre di un sistema europeo unico e chiaro, non ambiguo, sarebbe di grande aiuto per i consumatori, che potrebbero finalmente scegliere in base a informazioni basate sulla scienza, riportate correttamente e impossibili da fraintendere.

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giova
giova
29 Luglio 2023 17:30

Dall’articolo: “quando comprende esattamente il significato delle scritte e il tentato trucco, si sente ingannato e diffida di quei produttori”: a me è capitato anni fa con la dicitura “senza zuccheri aggiunti” su una marmellata biologica di una nota marca di marmellate e prodotti per la colazione distribuiti in notissime catene di supermercati. Venivano in realtà usati degli zuccheri della frutta, con lo stesso impatto glicemico.
Oppure con i taralli all’olio extravergine, dove l’evo varia dal 3 al 6%, mentre il resto sono olii di altro genere, molto meno pregiati.
Chissà se col Nutri-Score sarei riuscito a scansare queste sgradevoli esperienze …

Dionigi Angeli
Dionigi Angeli
30 Luglio 2023 09:49

Perché non usare la parola “involucro” invece della più brutta e cacofonica “packaging”? Leleganza dell’italiano a confronto con i barbarismi parte dall’uso della lingua con le storpiature di moda anglofona che ne fanno i giornalisti