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La proposta di Federolio e Coldiretti di chiamare “Italico” l’extravergine con il 50% di olio straniero scatena i produttori. Ma arriva una retromarcia

olio oliva extravergineAncora una volta Coldiretti prova a prendere in giro i consumatori proponendo una nuova etichetta per l’olio extravergine giudicata “ingannevole” dai produttori. Si tratta della scritta “Italico” da riportare in evidenza sulle bottiglie di olio che contengono solo il 50% di extravergine italiano, e il 50% di materia prima importata da Spagna, Grecia, Tunisia… Per questa avventura Coldiretti ha scelto come alleato Federolio.

La prima riflessione riguarda l’utilità di introdurre una nuova dicitura sulle etichette, quando la normativa distingue molto bene le varie tipologie di olio (di oliva, vergine, extravergine), prevede l’indicazione dell’origine (100% italiano, origine Ue, origine Ue e/o extra Ue), permette alle Dop di riportare la zona di produzione e lascia piena libertà alle aziende di aggiungere informazioni utili per identificare il prodotto di qualità. C’è di più, la legge prevede i superamento di una prova organolettica preventiva, per cui l’olio che presenta difetti di odore e sapore non può essere etichettato come extravergine. Stiamo parlando di uno dei pochi prodotti alimentari sottoposto per legge a un elevatissimo numero di prove di laboratorio, perché il settore ha collezionato negli anni maxi truffe che hanno coinvolto centinaia di milioni di bottiglie. Alla luce di questa situazione, qual è l’utilità di creare una nuova etichetta?

extravergine
L’Italia è il Paese olivicolo più attento alla qualità

La scritta “Italico” viene considerata ingannevole dagli addetti ai lavori perché, contrariamente a quanto lascia intendere il nome, verrebbe adottata per le bottiglie che contengono solo il 50% di olio italiano. La dicitura non dà nessuna garanzia sul livello qualitativo dell’olio. Coldiretti e Federolio sanno che la parola “Italico” riguarderebbe solo l’origine e non la qualità, per cui potrebbe essere usata tranquillamente per imbottigliare olio mediocre. La stessa cosa vale per le scritte “100% Made in Italy” o “100% italiano” che di per sé, non garantiscono una qualità superiore, ma solo la ragionevole probabilità di comprare un buon prodotto.

Detto questo, è vero che osservando i grandi numeri, l’Italia è il Paese olivicolo più attento alla qualità e quello con la percentuale di olio di buona/ottima qualità più alta rispetto alla produzione totale.  Dietro il progetto firmato da Coldiretti e Federolio, c’è solo l’intento di vendere a un prezzo maggiorato un olio come gli altri attribuendogli una paternità fasulla.  Pochi consumatori sanno che la scritta  “100% italiano” fa lievitare il prezzo dell’olio di 1-2 euro al litro, anche se sugli scaffali si trovano bottiglie di extravergine di pari qualità ottenuto con miscele di olive Ue ed extra Ue a prezzi inferiori

La denominazione Italico trae in inganno il consumatore sull’origine e lascia intendere all’acquirente la presenza di un olio di qualità superiore. La realtà è diversa. Quando gli ulivi italiani sono carichi e le olive sane – come nell’annata 2017/2018 con un raccolto di circa 500.000 tonnellate – ci sono buone probabilità di comprare olio 100% italiano  eccellente. Quando però, come è accaduto nel 2014, il raccolto è stato di 222.000 tonnellate e la qualità mediocre per via delle avverse condizioni climatiche, il contenuto delle bottiglie di extravergine 100% italiano lasciava a desiderare.

Coldiretti e Federolio sanno che la qualità dell’olio (tranne per le DOP) non è correlata all’origine, ma all’abilità dell’azienda di saper miscelare diversi oli (siano essi italiani, greci, spagnoli, tunisini…)  cambiando ogni anno la composizione in relazione all’andamento stagionale, per ottenere prodotti di discreta, buona e ottima qualità. La scritta “Italico” non garantisce nulla, è solo un’operazione dal sapore “furbesco” per trarre in inganno i consumatori e aumentare i prezzi senza un effettivo miglioramento dell’extravergine.

petizione olio italico cno changeorgLa risposta dei produttori non si è fatta attendere. Il Cno, Consorzio nazionale degli olivicoltori, ha persino lanciato una petizione su Change.org contro “le squallide miscele” e per salvare il vero olio extravergine d’oliva 100% italiano.

Aggiornamento delle ore 18.30 del 5 luglio 2018.

Nel tardo pomeriggio di oggi, Coldiretti ha diffuso un comunicato stampa dove si dice che Italico è una fake news. “Non esiste alcun riferimento al nome Italico nè tantomeno alle miscele di oli extravergine di oliva Made in Italy con quelli importati dall’estero nel più grande contratto di filiera per l’olio Made in Italy di sempre siglato da Coldiretti, Unaprol, Federolio e FAI S.p.A. (Filiera Agricola Italiana), che riguarda un quantitativo di 10 milioni di chili per un valore del contratto di filiera di oltre 50 milioni di euro”.

Siamo di fronte a una sgrammaticata retromarcia di Coldiretti, che non si aspettava una reazione così vivace alla loro proposta indecente. Una cosa è certa, nell’incontro di Federolio di una settimana fa la parola Italico è stata pronunciata di fronte a molte persone e si è parlato pure di miscele, questo elemento è difficile a smentire.  C’è persino un comunicato di Federolio del 3 luglio 2018 che smentisce Coldiretti, quando si dice “Rispetto a quello che è stato definito “italico” FEDEROLIO tiene poi a precisare che questo prodotto, oltre a contenere il 50% di prodotto nazionale, avrà una componente di olio non italiano che dovrà comunque rispondere a verificabili requisiti di eccellenza“. A questo punto possiamo ipotizzare che l’accordo fra Coldiretti e Federolio sia quantomeno confuso, tanto che i due partner sembrano avere idee diverse su cosa fare di questi 10 milioni di chili di olio. L’altro elemento che sorprende è che Coldiretti, abituata a diffondere  3-4 comunicati stampa al giorno, abbia aspettato una settimana per dire  ai giornalisti che la notizia dell’olio Italico era una fake.

La lobby di Coldiretti diffonde spesso notizie verosimili, che di solito vengono riprese e rilanciate da molti giornalisti senza verificare la veridicità. Per la vicenda dell’olio Italico il copione si è ripetuto. Questa volta però c’è stato un ripensamento da parte di Coldiretti che, travolta dagli eventi, ha dovuto fare marcia indietro. In questi casi il miglior sistema è accusare i giornalisti di avere capito male. Chissà, forse anche Federolio ha capito male il contratto che ha firmato.
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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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9 Commenti

  1. L’altro giorno dopo aver letto un articolo in merito all’olio italico (composto dal 50% di olio italiano ed il resto da ogni dove) mi è tornata in mente la pretestuosa battaglia di Coldiretti contro il grano straniero.

    Strano atteggiamento, questo. Difendi il grano italiano e non l’olio extravergine?

  2. Tra l’altro, il grano straniero migliore la qualità della pasta (come spiegato in molti articoli anche dal FA), mentre per l’olio EVO ho come il sospetto che sia esattamente il contrario!

  3. Pienamente d’accordo con Alessandro2 e Paoblog

  4. Chiamatelo mediterraneo al massimo.

  5. io a un “italico” un verbale lo farei subito per violazione dell’art. 7 del reg 1169/11….

  6. Altro articolo ridicolo nella guerra persa contro le battaglie a coldiretti e altri che difendono l’agricoltura italiana…fate tenerezza.

    • Roberto La Pira

      Veramente la retromarcia di Coldiretti sulla questione dell’olio Italico è stata davvero eclatante. Perché la lobby degli agricoltori dopo avere scatenato una rivolta del settore dell’olio per il suo progetto assurdo dopo una settimana ha fatto retromarcia non ammettendo l’errore, ma accusando gli altri di avere pubblicato notizia fakes, quando in realtà i comunicati stampa e le dichiarazioni fatte da Federolio confermavano in tutto e per tutto l’esistenza del progetto Italico

  7. Distruggono il patrimonio italiano dell’olivicoltura capeggiati dai soliti noti imbottigliatori.