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Etichetta nutrizionale Ue, l’Italia propone l’icona della batteria degli smartphone

batteria smartphone Etichetta nutrizionaleIl nuovo governo sembra intenzionato a mantenere la posizione di quelli precedenti contraria all’adozione a livello Ue di un’etichetta nutrizionale semplificata che utilizzi i colori del semaforo, come in Gran Bretagna, o con colori associati a lettere, come in Francia. Entro l’anno la Commissione europea intende presentare un proprio documento e spera di arrivare a un’intesa su un’etichetta nutrizionale comune a tutta la Ue, che possa essere adottata a livello volontario dall’industria alimentare.

La proposta presentata il 22 giugno dall’Italia al gruppo di lavoro Ue, che ha iniziato a riunirsi il 23 aprile, consiste in un’icona a forma di batteria, come quella degli smartphone, per visualizzare la quantità di calorie, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale in ogni porzione. Lo riferisce l’Ansa, che ha potuto vedere il documento che accompagna la proposta, frutto di un gruppo di lavoro formato da nutrizionisti ed esperti di marketing, con il coinvolgimento di tutte le associazioni di categoria e di quattro ministeri (Sviluppo economico, Salute, Politiche agricole ed Esteri). “La parte carica della batteria rappresenta graficamente la percentuale di energia o di nutrienti contenuta nella singola porzione, permettendo di quantificarla anche visivamente. Per una dieta giornaliera equilibrata la somma di ciò che si mangia durante il giorno non deve superare il 100% dell’importo giornaliero raccomandato”, scrive l’Ansa.

Contemporaneamente, la rivista dei consumatori britannica Which? chiede al governo di Londra di cogliere l’opportunità offerta dalla Brexit per rendere obbligatorie le etichette nutrizionali con i colori del semaforo, che la legislazione Ue consente di adottare solo a livello volontario, mettendo fine all’attuale situazione di caos a danno dei consumatori. Which? avanza questa richiesta dopo che una sua inchiesta sui cereali per la colazione degli adulti ha rilevato come le attuali informazioni nutrizionali sulle confezioni siano incoerenti e rischino di indurre in errore i consumatori circa l’assunzione di zucchero, sale e grassi. Infatti, mentre molti prodotti a marchio proprio dei supermercati hanno adottato volontariamente l’etichetta a semaforo, grandi marchi come Kellogg’s adottano criteri diversi, facendo riferimento a porzioni differenti tra loro e determinando una situazione caotica che rende difficile confrontare i diversi prodotti.

I ricercatori di Which? hanno analizzato 31 confezioni di cereali, porridge e granola, scoprendo che una porzione può arrivare a contenere più di tre quarti della dose massima giornaliera consigliata di zuccheri, senza che ciò risulti dalle informazioni sulla confezione.

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Secondo la rivista dei consumatori britannica, “è chiaro che l’attuale sistema di etichettatura degli alimenti non standardizzato è nel migliore dei casi fonte di confusione e, nel peggiore dei casi, fuorviante. Aiutare le persone a confrontare a colpo d’occhio quanto zucchero, sale e grassi contiene un prodotto si è dimostrato un modo efficace per aiutarli a fare scelte alimentari più sane. Il governo non deve perdere l’opportunità di utilizzare Brexit per rendere l’etichettatura a semaforo un obbligo di legge, in modo che i consumatori abbiano finalmente informazioni chiare per fare scelte migliori e più informate”.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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3 Commenti

  1. rimango sempre dell’avviso che merceologia e alimentazione dovrebbero entrare a pieno diritto tra le materie di studio nella scuola dell’obbligo, così da formare le generazioni che verranno ad una più sana confidenza con i vari generi di consumo, che siano essi alimentari e non.

  2. L’idea di indicare le quantità nutrizionali associandole alla carica energetica mi pare interessante, ma le poche indicazioni fornite non permettono di farcene un’idea completa. Attendiamo ulteriori indizi.
    Personalmente, come ho già ripetutamente espresso, ritengo che completare la tabella nutrizionale già presente in etichetta e da tutti conosciuta, con qualche colore attenzionale ed alcuni dati sui limiti giornalieri, sia il modo più semplice ed educativo per richiamare l’attenzione del consumatore, indicando anche le ragioni/quantità critiche presenti nella preparazione.

  3. tarare queste “batterie” sulla porzione è certamente ingannevole. Riducendo le porzioni, tutti i produttori saranno sempre nella zona ottimale ben consci che in seguito il consumatore non starà certo li a verificare se i grammi sono 8-9 o 30.

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