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Epatite A e frutti di bosco: l’allerta riguarda solo i surgelati o anche i freschi? Il Ministero dice di cuocerli

I numerosi casi di allerta per frutti di bosco surgelati contaminati dal virus dell’epatite A hanno scatenato una serie di domande da parte dei nostri lettori. Per alcune si può trovare la risposta nel documento in undici punti, pubblicato sul sito del Ministero della salute, anche se l’argomento è affrontato in modo generico, e solo a partire dall’ottavo quesito si entra nel vivo cercando di capire come si contaminano gli alimenti vegetali con l’epatite A.

La fonte di contaminazione più frequente per i vegetali – si legge nel testo – è costituita dall’acqua utilizzata per l’irrigazione e/o la fertirrigazione. Attraverso questa i virus si depositano preferibilmente sulla superficie esterna dei vegetali e non è ancora ben chiaro se esiste un meccanismo che permette ai virus di penetrare all’interno del frutto o dell’ortaggio. Al momento solo per le cipolle sono disponibili dati scientifici che dimostrano il trasporto dei virus attraverso le radici”.

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I frutti di bosco congelati devono essere sottoposti a cottura, come ad esempio le salse e le marmellate

Abbiamo chiesto ad Anna Rita Ciccaglione dell’Istituto Superiore di Sanità qualche chiarimento: «In questo periodo ci sono tre diverse epidemie che si possono ricondurre al consumo di frutti di bosco: una coinvolge l’Italia e l’Irlanda, un’altra è localizzata nei Paesi Scandinavi mentre la terza è in Nord America. I tre focolai però potrebbero non avere collegamenti, perchè il genotipo virale nei casi italiani e irlandesi (IA) è diverso da quello coinvolto negli altri due (IB). È complesso capire capire a che punto dei numerosi passaggi della filiera produttiva avvenga la contaminazione. Potrebbe essere al momento della coltivazione o di raccolta, ma non si possono al momento escludere anche le fasi successive, quindi occorre proseguire le indagini e adottare un principio di cautela per il consumatore».

Certo è che il Ministero non lascia spazio a dubbi e raccomanda, viste le poche “evidenze ad oggi disponibili”, di “impiegare i frutti di bosco congelati acquistati per preparazioni sottoposte a cottura, come ad esempio le salse e le marmellate”. Insomma mangiate pure i frutti di bosco surgelati ma prima fateli cuocere.

Il problema a questo punto riguarda però anche il prodotto fresco, perché se la contaminazione dovesse avvenire prima delle ultime fasi di lavorazione e confezionamento, nulla impedirebbe anche a frutti di bosco venduti freschi di essere portatori del virus. La vicenda non è proprio banale e vi terremo informati.

 

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Foto: Photos.com

  Valeria Nardi

Valeria Nardi
Giornalista

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Un commento

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    Il problema è che i frutti di bosco sono utilizzati in una miriade di modi. potrebbe ad esempio essere preoccupante l’utilizzo di dolci artigianali, di pasticceria , gelateria, o anche di preparazioniper ristorazione e per per catering (torte nuziali , panne cotte…), dove si esalta la “genuinità” e la “freschezza”. Chi usa preparazioni tipo marmellate non dovrebbe correre rischi, ma nel caso sia utilizzato direttamente il prodotto surgelato il rischio non è affatto scongiurato. Il ministero, con attenzione a non fare inutile scandalismo, dovrebbe fare urgente ma adeguata informazione di prevenzione per gli operatori anche ad esempio attraverso le associazioni di categoria.