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Dolciumi, bibite e acne: anche la cattiva alimentazione è associata a un aumento del rischio di problemi dermatologici

macro multicolored french macaroonL’abitudine a consumare dolciumi, cioccolato, pasticceria e bevande zuccherate è associata, oltreché al sovrappeso, all’obesità e alle patologie cardiometaboliche, anche a un aumento del rischio di sviluppare l’acne. Avere una cattiva alimentazione ha quindi influenza su una malattia che certamente risente di fattori interni come la condizione del sistema immunitario e la presenza di specifici ceppi batterici, ma che può essere più grave o più frequente quando si ha un cattivo stile di vita. 

Il nesso è stato dimostrato da un gruppo di dermatologi francesi in uno studio promosso dalla Vichy, nota azienda di cosmetici, e presentato all’ultimo congresso europeo di dermatologia svoltosi a Madrid nei giorni scorsi. In esso sono state analizzate le abitudini e la presenza o meno di acne in 6.700 persone di sei paesi del Nord America, del Sud America e dell’Europa. Il risultato è stato un profilo comprendente diversi fattori che possono predisporre alla malattia, chiamato exposoma, per sottolineare proprio un insieme di concause cui si può essere esposti. 

Il fattore che ha maggiore influenza è l’assunzione regolare di derivati del latte: chi ne consuma ogni giorno ha il 48,2% di rischio di avere l’acne, contro il 38,8% di chi non ne assume regolarmente. Ma subito dopo ci sono le bevande gassate, cioè con zuccheri aggiunti: chi ne assume ha il 35,6% di rischio, contro il 31% di chi non lo fa. Dopo le bibite ci sono la pasticceria e il cioccolato, parametro per il quale le percentuali sono rispettivamente del 37% e del 27,8%, seguite dai dolci (voce generica per le quali i valori sono 29,7% contro 19,1%). Questi elementi sono più importanti rispetto a fattori non alimentari come l’assunzione di steroidi. Inoltre, contano anche lo stress, l’abitudine a pratiche cosmetiche irritanti per la pelle e l’inquinamento atmosferico.

Come ha ricordato alla Reuters l’ordinaria di dermatologia dell’Università di Nantes, in Francia, Brigitte Dréno,  coordinatrice dello studio, i dati sulla dieta hanno almeno due tipi di conseguenze: servono per identificare le cause quando una persona si presenta per la prima volta dal medico, e vanno sempre indagate. Ma, soprattutto, aiutano a suggerire una prima linea di intervento – le modifiche nutrizionali e dello stile di vita – che probabilmente hanno un effetto più marcato di quanto si potrebbe pensare, e che non hanno controindicazioni né effetti collaterali, anzi.

L’acne è considerata l’ottava malattia al mondo per incidenza e colpisce una persona adulta su dieci, nel 40% dei casi donne; pur non essendo grave, può avere pesanti ripercussioni sulla psiche di chi ne è affetto e va dunque gestita con la dovuta attenzione e se possibile curata. Incominciando con una dieta adeguata.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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