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Un metro o due: qual è la distanza giusta? Le raccomandazioni diverse dei paesi in lotta contro la pandemia

Il rispetto del distanziamento sociale – anche se sarebbe meglio dire fisico – è una delle regole di comportamento individuale più importanti in questo periodo di pandemia. Ma qual è la giusta distanza? In Italia, per esempio, è raccomandato il distanziamento di un metro, che raddoppiano quando si fa sport. Due misure diverse per un solo paese. Spesso non viene spiegato il motivo e questo confonde le idee, perché  altri paesi adottano raccomandazioni diverse.

La Francia, per esempio, ha stabilito la stessa distanza di sicurezza adottata dall’Italia. “Per tenere la malattia a distanza, restate a più di un metro gli uni dagli altri”, si legge su Informations Coronavirus, il portale del governo francese dedicato alla pandemia. Il rispetto di un metro è raccomandato anche dalla Spagna.

Altri paesi invece hanno fatto scelte differenti, forse per un eccesso di prudenza. In Corea del Sud, nazione spesso citata come esempio da seguire nel contenimento dell’epidemia, la distanza fisica prescritta è due metri. La stessa misura è stata raccomandata dagli Stati Uniti, dal Canada e dal Regno Unito. La Germania si colloca a metà strada  e indica 1,5 metri.

Quindi è meglio un metro oppure due? Secondo l’OMS la giusta distanza da rispettare è di “almeno un metro”. Alla base di queste indicazioni c’è il fatto che le goccioline respiratorie più grandi emesse parlando dovrebbero cadere a terra senza raggiungerci se stiamo almeno a un metro di distanza dagli altri. Ovviamente, quando si tossisce e starnutisce, le ormai famigerate droplets possono arrivare a una distanza maggiore, ed è per questo motivo che si raccomanda di farlo nel gomito o in un fazzoletto usa e getta. Se poi si indossano le mascherine, il rischio di contagio si abbassa ulteriormente. Quindi che sia un metro oppure due, l’importante è mantenerle queste distanze, senza dimenticare di indossare la mascherina, soprattutto nei luoghi chiusi e quando prescritto, e lavarsi le mani spesso e accuratamente.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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8 Commenti

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    La distanza di sicurezza penso che una persona la debba determinare da sola, a seconda di chi ha intorno.
    Io ormai son diventata un’esperta di mascherine e capace di valutarne l’efficienza.
    Quando vedo persone con mascherine “egoiste” (come le chiamo io), cioè quelle con le prese d’aria, sto lontano tre metri, perchè proteggono chi le porta (forse, dipende se viene fatta la sterilizzazione delle valvole o no) ma non coloro che stanno intorno. Queste sarebbero riservate al personale sanitario che opera nei reparti malattie infettive.
    Se hanno delle FFP2 senza valvole e in buono stato, allora posso stare vicino un metro. Se invece hanno delle comuni mascherine sanitarie sto lontano due metri, perchè sarebbero monouso, ma poichè è praticamente impossibile usarle una sola volta (ne servirebbe una camionata). non garantiscono il filtraggio.
    Attenzione anche ha chi ha mascherine sciupate. Son quelli che appena non hanno nessuno vicino subito se le abbassano. Ma così facendo la consistenza del materiale si rovina e perdono la loro efficienza.
    Occhi aperti, dunque. Guardarsi sempre intorno.

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      in Svizzera si usano i 2 metri di sicurezza,questo perchè ,ai tempi,si valutava la soglia di pericolo in 1,9 metri per la tbc,questo virus non è da meno,ma non ha nemmeno razzi che gli permettono di stare in aria o di spostarsi di più,quindi niente allarmismi.Sempre qui in Suisse,la mascherina viene considerata inutile se si rispettano le distanze,quindi sarà raro vedere gente sia nei super mercati che fuori usarle.E qui i contagi si stanno azzerando senza costringere la popolazione ad usare le mascherine sempre,cosa che,secondo alcuni medici,crea solo falsa sicurezza.INfatti,se noterà,la maggior parte tiene la mascherina per ore o giorni,cosa che ne annulla la già scarsa utilità,oltre a quelle fatte in casa o distribuite nei mesi precedenti dai comuni dove vi era la dicitura non è un presidio medico e non ripara da virus o batteri.Quindi è meglio come fanno qua,una chiara esposizione del rischio e una chiara informazione senza allarmismi.

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    Concordo con quanto scritto da Wanda, la “mascherina” non è una protezione assoluta ma varia secondo la tipologia, e non è facile distinguerle dall’esterno o sapere se è indossata completa o no di filtri, usata da tempo o appena messa…

    Ma almeno si potrebbero semplificare le istruzioni d’uso, “senza dimenticare di indossare la mascherina, soprattutto nei luoghi chiusi e quando prescritto” è una buona raccomandazione ma fuorviante, non è che il virus sappia se siamo o no all’aperto e se la mascherina è prescritta!

    E dato che da soli è inutile indossarla si può semplificare la raccomandazione dicendo:

    ***SE SIETE CON ALTRE PERSONE INDOSSATE LA MASCHERINA***

    Semplice, facile da ricordare, senza domandarsi ogni volta come comportarsi sotto i portici, in autobus, al parco, sul marciapiede, al bar… semplicemente:

    ***SE SIETE CON ALTRE PERSONE INDOSSATE LA MASCHERINA***

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    D’accordo Mauro, ma se sei per strada? Sei solo, ma incroci altre persone. E allora?
    Forse meglio semplificare ancora e … semplicemente:
    ***INDOSSATE SEMPRE LA MASCHERINA TRANNE IN CASA VOSTRA***
    Che ne dice?

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      Eliana, le altre persone non cadono all’improvviso dal cielo né saltano fuori dai tombini, se stai passeggiando da sola e vedi che ti sta venendo incontro qualcuno, o stai per raggiungerlo, hai tutto il tempo di tirarti su la mascherina.

      E se sei in auto da sola hai tutto il tempo di indossarla prima di uscire dall’auto, se dove ti fermi vedi che ci sono altre persone.

      Se in giro invece c’è molta gente allora ragionevolmente qualcuno ti passerà più o meno vicino, e allora ricadi nella condizione di non essere più sola e fai bene a indossarla.

      Riassumendo, quindi:

      ***SE SIETE CON ALTRE PERSONE INDOSSATE LA MASCHERINA***

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      io dico che siamo vicini all’ipocondria,ecco cosa dico.Se in Svizzera hanno quelle regole vuol dire che sono sufficienti.Il virus si trasmette tramite goccioline di saliva,non è che esce a tonnellate dal naso e nemmeno viaggia per decine di metri o sopravvive decine di giorni,quelle sono fake news passate dai nostri cari media in cerca di sensazionalismo.Qui i contagi sono praticamente a zero e la vita pare normale.Inoltre non è decisamente sano respirare sempre dalla mascherina,manca ossigeno,quel velo impedisce una corretta respirazione.

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    Concordo assolutamente con il signor Giulio. E basterebbe il buon senso a farlo capire. I Virus non camminano, non volano per metri e come già detto non hanno razzi. Questo non è diverso dagli altri. Tra l’altro respirare sempre l’anidride carbonica che emettiamo non fa tanto tanto bene…persone che corrono all’aria aperta per ossigenarsi ma con la mascherina.!!! Cosa ossigenano??? I media ci hanno confuso; dobbiamo usare la nostra testa. all’aria aperta e a distanza di almeno un metro SENZA mascherina e respiriamo ossigeno…quello che fa ammalare di più è SEMPRE la paura. tanto che gli ipocondriaci si ammalano di tutto proprio perchè hanno paura di tutto. stiamo all’aria aperta, al sole, con la gente, parlando d’altro e questo virus NATURALMENTE e come tutti gli altri virus che naturalmente entrano nel nostro corpo giornalmente verrà gestito dal nostro sistema immunitario come è successo per la quasi totalità
    delle persone che finora lo hanno contratto

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    Più leggo i commenti e più mi convinco che fare il divulgatore o il giornalista scientifico son mestieri difficili, se ti esprimi correttamente con i giusti termini tecnici non ti seguono perché “fai il professorone”, e corrono dal ciarlarano che dice asinate a caso ma con rassicuranti parole “de noantri”.

    Se riporti i dati scientificamente corretti, spiegando la differenza tra goccia, gocciolina, droplet, ti dicono che di questi dettagli “non sanno che farsene”, e corrono dall’influencer di moda che ti dice che se non ti sputano in faccia vivi tranquillo.

    Se inizi a parlare di “percentuali di rischio”, di media ponderata, di casi accertati, di numeri relativi, ti dicono che non siamo “a scuola di matematica”, e corrono dallo yutubbaro che confonde l’Italia, con i suoi 60 milioni di abitanti, con la Norvegia che ne ha 5, o con la Svizzera che ne ha 8 (Roma, da sola, ne ha 3).

    E ovviamente alla fine l’utente medio internettaro “che si è informato” ti spiega che in italia non serve mettere un cestino per la carta ogni 10 metri, perché in norvegia e in Svizzera sono ogni 100 e la gente non butta in terra neppure l’incarto di uno stuzzicadenti, e non serve aumentare le multe perché in Svizzera e Norvegia non passano col rosso e non sforano di 20 centimetri le righe, e non servono le mascherine e le distanze perché in Svizzera e Norvegia non le usano e crepano di salute.

    Inutile fargli notare che in Italia buttiamo in terra anche il frigo vecchio, che in Italia parcheggiamo di traverso sulle strisce pedonali e il posto handicappato, che in italia ci intruppiamo dietro a un funerale e diventiamo positivi al covid a decine.

    Inutile spiegare che le mascherine indossate correttamente (solo se ci sono altre persone, sennò è da scemi) non ti tolgono l’ossigeno, non ti sforzano i polmoni, non ti bloccano la respirazione, l’internettaro che col campionato fermo non può più fare il “mister” ed è diventato di colpo biologo, virologo, pneumologo, passa da indossare la mascherina mentre guida da solo (hai visto mai che il volate ti sputasse in faccia?) a tenerla sotto al naso o a tracollla (e ma a me leva l’ossigeno, devo respirare!).

    Per loro fortuna divulgatori e giornalisti scientifici non sono pagati in base alla percentuale di lettori che capisce ciò che dicono, o sarebbero in fila per i 600 euro del sussidio.

    Mauro

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