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La dieta come terapia per i tumori? Gli studi in corso sembrano confermarne l’efficacia

Oggi il ruolo della dieta nella terapia oncologica è al centro di molte riflessioni, ma non si tratta di una scoperta recente. Le prime osservazioni sul fatto che le cellule tumorali si avvantaggiano della disponibilità di zucchero per produrre energia risalgono in realtà a oltre un secolo fa. In seguito la questione è riemersa, in un primo momento negli anni Settanta e poi, di nuovo, a partire dal 2010. Solo recentemente, però, sono stati messi in atto progetti di ricerca in fase clinica, che studiano cioè l’impatto di questa dieta ipoglicemizzante (che abbassa i livelli di zuccheri nel sangue) direttamente sulle persone e non in vitro o su modelli animali.

L’ipotesi è che, adeguatamente modulata e calibrata, la dieta possa agire come un vero e proprio farmaco. Ed è proprio come un farmaco che all’Istituto nazionale dei tumori di Milano si sta studiando un regime alimentare, definito “di restrizione calorica severa ciclica”. Con questa terminologia scientifica si intende una dieta da fare periodicamente, che dura cinque giorni e deve essere ripetuta ogni tre o quattro settimane, a seconda del percorso terapeutico. La novità principale è che per ogni ciclo di cinque giorni il paziente non deve superare le 1.800 calorie complessive (al massimo 600 il primo giorno e 300 nei quattro giorni successivi).

Dieta, Fresh Romano salad
Si tratta di un regime molto rigido, equiparabile a in vero e proprio digiuno, durante il quale i pazienti sono comunque sostenuti in caso di necessità

“Si tratta di un regime molto rigido, una sorta di effettivo digiuno – spiega Filippo de Braud, ordinario di Oncologia medica e direttore della Scuola di specialità di Oncologia medica all’Università di Milano e direttore del dipartimento e della divisione di oncologia medica dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano –, ma è proprio la reazione allo shock metabolico a determinare nei pazienti l’attivazione e l’aumento delle cellule del sistema immunitario che hanno un ruolo importante nel riconoscere e uccidere le cellule tumorali. Inoltre, questa dieta determina un abbassamento dell’infiammazione generale dell’organismo e, anche se non è semplice seguirla, i pazienti coinvolti nelle sperimentazioni sono ben motivati e possono contare su un team sempre a disposizione per risolvere e affrontare ogni difficoltà”.

Non è però la prima volta che sentiamo parlare del ‘digiuno’ impiegato come terapia oncologica, il più noto tra i precedenti di questo tipo di approccio è stato Valter Longo, il cui ultimo libro Il cancro a digiuno, ha suscitato anche qualche perplessità. “La nostra proposta è diversa da quella di Longo – sottolinea de Braud –, in primo luogo perché stiamo parlando di una terapia somministrata in maniera personalizzata da un team che segue costantemente il paziente oncologico. Inoltre, nel nostro caso, si tratta di un digiuno vero e proprio, visto che le calorie che possono essere assunte sono circa la metà di quelle dello schema di Valter Longo. Le calorie assunte dai nostri pazienti, poi, non sono derivate da kit di prodotti liofilizzati e pronti, che si compra in farmacia, ma da cibi naturali, scelti e preparati dal paziente stesso in base ai suoi gusti e alle sue esigenze”.

dieta, cucchiaio in cui viene versato l'olio
Nei giorni di dieta, in cui si assumono al massimo 300 calorie, oltre alle verdure verdi è previsto il consumo di un cucchiaio d’olio d’oliva e di 30 gr di frutta secca

In pratica, nei quattro giorni di dieta più stretta, i pazienti, che sono esclusivamente malati oncologici seguiti dall’Istituto dei tumori di Milano, non hanno alcuna restrizione sui liquidi, anzi consigliati, e possono mangiare quasi esclusivamente verdure a foglia verde e zucchine, condite con un cucchiaio di olio d’oliva e accompagnate da 30 grammi di frutta secca. Il tutto senza limitazioni sul sale, che deve anzi essere consumato per scongiurare il rischio di crisi ipotensive. “Le quantità di vegetali sono libere – prosegue de Braud –, perché si tratta di alimenti con pochissime calorie. Poi ciascuno si può regolare in base alle esigenze e ai gusti personali”.

La prima fase di studio clinico, che si è conclusa alla fine dello scorso anno, aveva l’obiettivo di valutare la sicurezza e la fattibilità di questa dieta e i risultati definitivi sono stati pubblicati su Cancer Discovery nel mese di gennaio. La dieta è stata sperimentata su 102 pazienti in combinazione con terapie antitumorali standard e solo uno dei pazienti coinvolti ha deciso di abbandonare il progetto dopo il primo ciclo. “Nei rimanenti 101, con diversi tipi di tumore e trattati con terapie antitumorali concomitanti – illustra de Braud –, il digiuno ciclico ha determinato notevoli cambiamenti metabolici sistemici. In particolare si è registrata una diminuzione della glicemia e dell’insulina nel sangue, con un aumento dei corpi chetonici nei pazienti più robusti e degli amminoacidi nei pazienti più magri. Le analisi condotte hanno rivelato che la dieta rimodella profondamente l’immunità antitumorale e nell’arco di quattro cicli il peso dei pazienti si stabilizza”.

dieta, esame sangue analisi
Le analisi fatte finora hanno dimostrato che la dieta riduce la glicemia e l’insulina nel sangue e rimodella profondamente l’immunità antitumorale

I risultati ottenuti hanno così posto le basi per le fasi successive degli studi clinici, volti a studiare l’efficacia antitumorale della dieta in combinazione con trattamenti antineoplastici standard. “È in fase conclusiva un secondo studio con altri 100 pazienti per valutare l’efficacia di un ciclo di restrizione calorica prima dell’intervento chirurgico di asportazione del tumore – chiarisce de Braud –. Abbiamo inoltre coinvolto in un ulteriore studio le prime 30 pazienti con tumore alla mammella triplo-negativo, il più difficile da curare. Gli esiti ottenuti finora sono molto favorevoli e la sperimentazione su questo tipo di pazienti sarà ampliata fino a raggiungere 100 persone”.

Il lavoro prosegue e sono in fase di attivazione altri due studi, il primo con l’obiettivo di trovare quali tipologie di tumore potrebbe beneficiare maggiormente di quest’approccio e il secondo per studiarne gli effetti sul microcitoma (tumore al polmone delle piccole cellule), in combinazione con chemio e immunoterapia. “Non abbiamo alcuna difficoltà nel reclutare volontari per la sperimentazione – conclude de Braud –, riceviamo anzi anche richieste che non possiamo accogliere. È importante sottolineare che siamo ancora in una fase sperimentale e che non siamo di fronte a una terapia standard. Quello che stiamo vedendo finora, però, è un’ottima, per alcuni versi sorprendente, reazione da parte dei pazienti, che in alcuni casi tollerano anche meglio la chemioterapia e riescono persino a svolgere attività fisica, sempre raccomandata, durante il periodo di dieta”.

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5 Commenti

  1. Il comunicato ufficiale di istitutotumori.mi.it del 23 febbraio 2022 recita così
    ——–La restrizione calorica è ottenuta con alimenti di origine vegetale, come verdure, pane integrale, olio extravergine di oliva, frutta fresca e secca in quantità limitate e prestabilite. I pazienti coinvolti erano affetti da diversi tipi di neoplasie tra i quali tumori della mammella, del colon e del polmone.
    Verosimilmente, lo ‘shock’ metabolico indotto dalla dieta ipoglicemizzante incrementa e attiva tali cellule del sistema immunitario nel sangue, e facilita il loro spostamento dal sangue all’interno del tumore, dove esse potrebbero riconoscere ed eliminare in modo più efficiente le cellule tumorali. Questi risultati incoraggianti, se saranno validati in gruppi più ampi di pazienti, potranno essere il presupposto anche per combinare la dieta ipoglicemizzante con farmaci immunoterapici in futuri studi sperimentali”.———
    La seconda parte del comunicato ipotizza un meccanismo naturale che l’evoluzione ha approntato per combattere contro alcune avversità…se non esistesse già dovremmo inventarlo ……..

    Trecento kcal si raggiungono molto in fretta con 30 grammi di frutta secca (190/200) un cucchiaio di olio (90/110) e 100 grammi di verdura (15/25) la più scarsa possibile in fatto di calorie, una fetta di pane integrale 20 grammi porta 60 kcal circa,mezza porzione di frutta fresca da 20 a 30 kcal circa……. i mix saranno anche liberi e da preparare a discrezione del paziente secondo i suoi gusti ( ? ) mi sembrano solo parole di incoraggiamento per rafforzare la motivazione……tutto questo ben di Dio in 24 ore oltre ad acqua in abbondanza e una quantità di sale indeterminata, entrambi caloricamente neutri.
    Noto la estrema delicatezza nel citare la parola digiuno ( breve ) non si sa mai che porti sfortuna citare una pratica millenaria considerata antiscientifica dagli esperti di malattie metaboliche, ci mancherebbe poi che qualcuno lo faccia senza un numeroso team di esperti al seguito..non sia mai, chi tocca muore.
    Dopo breve procedura preparatoria con un giorno di limitazione meno severa e nessuna citazione sulle fasi di reintroduzione di una alimentazione “normale” che è l’aspetto più importante dopo un periodo restrittivo, quasi più importante del digiuno stesso.
    D’altronde, essendo questi volontari malati gravi, sono o almeno dovrebbero essere comunque sotto stretto controllo medico costante e quindi le domande che mi faccio sono altre:
    non ci sono troppi grassi nel totale della dieta siffatta? Perchè?
    all’interno dei grassi non ci sono troppi omega 6 rispetto agli omega 3?
    perchè questa enfasi sul sale? non si dice che nell’acqua che beviamo ci sono sali ottimi e nella verdura/frutta pure?
    e che dire poi della frequenza della procedura, ogni 3 o 4 settimane?

    Le differenze con la dieta di V.L. ci sono ma sono abbastanza labili.

    Poi con calma dopo questi passi incerti mi azzardo a sperare che i ricercatori vorranno farci la grazia di rivalutare un pratica anche ad uso preventivo e coadiuvante per le persone con salute di partenza migliore, pratiche comuni a milioni di persone dalla notte dei tempi, ma lo sappiamo la scienza ha i suoi tempi purtroppo o per fortuna.
    Vabbè, possiamo ancora aspettare pazienti, sopportando educatamente scomuniche divine per chi dice che saltare qualche pasto ogni tanto non sarebbe male.

    • Voglio integrare il commento di Gianni dicendo con chiarezza, se il lettore distratto non l’ha già letto nell’articolo, che i pazienti sono in chemioterapia e che questo regime alimentare dovrebbe potenziare la chemioterapia e non sostituirla.

      Detta in parole semplici gli studi fatti con gli animali da laboratorio hanno portato a una prima convinzione che il tumore si combatte con la Chemio e che per potenziare la chemio si può usare l’arma di questa dieta. Se si parte con l’idea di sostituire la chemio con una qualsiasi dieta allora si è completamente fuori da questi studi e quindi si rischia quasi sicuramente la propria vita.

      Non per altro si stanno avendo molte attenzioni nell’applicare questa dieta ai pazienti in chemioterapia e si sta vedendo se i pazienti possano o meno essere sottoposti a due interventi medici come la chemio e la dieta severa. Gli studi preliminari servono a questo, i pazienti debilitati dalla chemio potrebbero avere grossi problemi di salute da una dieta severa. Passato questo scoglio si sta vedendo se ci sono effettivi miglioramenti nei pazienti e con che combinazioni di dieta e tumori+chemio. Non c’è alcun risultato clinico fin’ora se non il fatto che i pazienti sembrano sopportare meglio la chemio. Per adesso ci sono solo gli studi sugli animali.

  2. Giusta e doverosa precisazione per evitare commenti politicamente scorretti, ma non credo di avere detto qualcosa che potrebbe generare confusione nelle stanze ospedaliere.
    E non ho i titoli e l’esperienza del dottor Ermanno Leo per poter discutere sul presente e sul futuro della chemioterapia……..

    La diffusione del male fa si che tutti noi abbiamo esempi da poter riferire sia in positivo che in negativo, certo che i miglioramenti continui in precisione sono importanti ma la chemio rimane un “indispensabile” pugno di ferro, utile ma pungente e per questo necessita di guanti morbidi per attutirne gli effetti più sgarbati, da cui discendono ricerche come questa.
    Si noti bene inoltre che nello stesso comunicato dell’Istituto si cita uno dei possibili sostituti futuri, i farmaci immunoterapici, dal funzionamento parecchio differente e maggiormente personalizzabile.

    È indispensabile per i malati seguire consapevolmente e convintamente le linee guida per cercare di superare l’ostacolo, ma per coloro che sono fuori da quelle stanze ( e i ricercatori che dovrebbero aiutarli ), dal mio punto di vista, sarebbe altrettanto indispensabile essere a conoscenza e sfruttare tutti i meccanismi naturali praticabili per avere probabilità in più di restarne fuori a lungo, serenamente e con infiniti vantaggi.
    Informazione, consapevolezza e serenità decisionale.

    • Per chi sta bene penso che anche il digiuno sia una soluzione da considerare per migliorare il proprio stato fisico e psicologico. Comunque prima di tutto non essere in sovrappeso e magari mantenere un peso invidiabile.

    • Roberto Stanzani

      “non essere in sovrappeso e magari mantenere un peso invidiabile.”

      Peso forma e attività fisica di intensità medio alta… Cose sconosciute al 60% (sono buono) della popolazione. Ma stare 4 giorni a digiuno è molto più semplice, quindi vai col digiuno che va tanto di moda!