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Per rimanere in salute e mantenere un peso ideale, è meglio affidarsi a una dieta che preveda anche proteine di derivazione animale oppure a una che contempli soltanto proteine e altri nutrienti di origine vegetale? Alla domanda, negli ultimi anni, sono state date le risposte più eterogenee, a seconda del tipo di ricerche che venivano condotte, senza che nessuno degli studi giungesse a verdetti chiari e inequivocabili. Se infatti da una parte le diete vegane presentano diversi vantaggi, associati alla presenza o all’assenza di alcune classi di nutrienti, dall’altra rischiano di essere non complete, se non osservate con estremo scrupolo, e di avere conseguenze negative su altri indici di salute.

Meno variabili con i gemelli

Per cercare di eliminare il maggior numero possibile di variabili, sempre associate a questo tipo di indagini, come quelle relative allo stile di vita in generale, alla composizione del microbiota intestinale, e all’estrema variabilità di ciò che le persone mangiano, i ricercatori dell’Università della California di Stanford hanno condotto uno studio abbastanza unico, nel suo genere, perché effettuato su 22 coppie di gemelli omozigoti. I partecipanti, tutte coppie dello stesso sesso (34 donne e 10 uomini) con un indice di massa corporeo medio di 25 ,9, indicante un inizio di sovrappeso, per il resto sani, e con un’età compresa tra i 20 e i 60 anni, oltre a essere identici dal punto di vista genetico, vivevano insieme, o molto vicini e, quindi, erano simili anche per abitudini, esposizione a fattori ambientali come l’inquinamento, al tipo di cibo a disposizione nella zona e così via.

Una delle coppie di gemelle che hanno partecipato allo studio sulla dieta
Una delle coppie di gemelle che hanno partecipato allo studio

Inizialmente, gli autori hanno misurato tutti i parametri quali la composizione dei grassi del sangue, la glicemia, il peso, la massa grassa, il grasso viscerale e così via. Quindi hanno destinato in modo casuale un membro della coppia a una dieta sana, ma con presenza di proteine animali (almeno una porzione da 170-200 g di pesce, carne o pollo, un uovo e una porzione e mezza di latte o latticini al giorno), e l’altro a una dieta ugualmente bilanciata, ma del tutto vegetale.

La dieta

Nelle prime quattro settimane, i partecipanti hanno ricevuto ogni giorno i piatti pronti per i tre pasti previsti, che erano gli unici che potevano mangiare, mentre nelle altre quattro hanno chiesto di preparare i pasti a casa, dopo aver seguito una serie di consigli e regole e con la supervisione di un dietista. Dopo due mesi, così come avvenuto allo scadere delle prime quattro settimane, sono state ripetute  tutte le misurazioni.

I risultati

Come riferisce JAMA si è visto che la dieta vegana aveva conseguito risultati migliori dal punto di vista dei parametri cardiovascolari. Mentre i gemelli che avevano seguito una dieta onnivora erano rimasti sostanzialmente stabili, quelli che avevano seguito la dieta vegetale avevano avuto un abbassamento delle LDL, il colesterolo cosiddetto cattivo (-13,9 milligrammi/decilitro di sangue), così come dei valori di insulina a digiuno (-2,9 micro Unità Internazionali/dl) e del peso (in media -1,9 kg), tutti elementi protettivi nei confronti del sistema cardiovascolare. Tuttavia, avevano anche assunto meno proteine rispetto agli altri, un fattore che può diventare una criticità, se eccede certi limiti. Inoltre, avevano provato un livello inferiore di soddisfazione alimentare, parametro importante per prevedere il rispetto della dieta, anche se 21 delle 22 persone che avevano mangiato solo vegetali ha affermato di avere intenzione di proseguire.

Sei ciò che mangi gemelli esperimento studio vegan netflix
Lo studio è diventato una serie televisiva realizzata da Netflix, intitolata “Sei ciò che mangi – gemelli a confronto”

Non ci sono state invece carenze di vitamina B12, una delle conseguenze più comuni tra chi segue una dieta vegana per lunghi periodi. Probabilmente, in questo caso sono state sufficienti le riserve sempre presenti nell’organismo, e accumulate dai partecipanti prima dell’inizio dello studio.

In generale, i dati sembrano indicare un vantaggio per la dieta vegana, anche se è possibile che ciò sia dovuto essenzialmente alla perdita di peso e al miglioramento della qualità degli alimenti mangiati rispetto a prima. Inoltre, otto settimane sono troppo poche per affermare che i benefici siano duraturi, e anche che le persone abbiano davvero imparato a mangiare meglio, e intendano continuare.

Do studio alla dieta in tv

Gli autori, che compaiono anche nella serie televisiva realizzata da Netflix sullo studio, intitolata “Sei ciò che mangi – gemelli a confronto”, che affronta anche altri temi quali gli impatti ambientali degli allevamenti o le alternative vegane, non a caso, si mantengono cauti. Spiegano che, più che indicare una dieta con limitazioni rigide, i risultati confermano quanto già emerso in numerose altre ricerche, e cioè che il regime alimentare migliore è quello che dà molto spazio ai vegetali, ai legumi, ai cereali integrali, che ammette solo carni bianche o pesce in piccola quantità, e lascia fuori il più possibile le carni rosse lavorate, le farine raffinate, i grassi saturi, il sale in eccesso, gli zuccheri raffinati.

Del resto, la stessa rivista, JAMA, poche settimane dopo, ha pubblicato un altro studio, di tutt’altro tipo che, però, va nella stessa direzione.  Nella ricerca sono stati valutati insieme i dati di tre studi che hanno coinvolto oltre 123.000 persone seguite per almeno quattro anni, che stavano seguendo una dieta a basso tenore di carboidrati, con o senza alimenti di origine animale. Anche in quel caso, i risultati hanno mostrato che chi mangia meglio e, in particolare, assume meno nutrienti di origine animale, più proteine di elevata qualità, più cereali integrali e alimenti di origine vegetale acquista meno peso rispetto a chi ha una dieta peggiore.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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margherita Caroli med chir. spec. in dietologia
margherita Caroli med chir. spec. in dietologia
1 Febbraio 2024 11:47

lo studio ha carenze metodologiche enormi. 2 mesi non permettono di trarre alcuna conclusione sulle carenze delle diete vegane perchè ancora disponibili le riserve di DHA vitamina B12 e ferro a cui l’organismo può attingere. la dieta vegana è messa a confronto con la “western diet” cioè quella americana troppo ricca di proteine e grassi. Le porzioni di carne e pesce sono almeno il doppio di quelle raccomandate con la dieta Mediterranea. Per non parlare di quelle dei derivati del latte e dell’inutilità, ma anzi del carico eccessivo, unito agli altri alimenti utilizzati di un uovo al giorno. La dieta vegana dovrebbe essere confrontata con quella mediterranea se si vogliono avere risultati attendibili e d entrambe dovrebbero essere seguite per un periodo molto più lungo di solo due mesi. Informazioni di questo tipo non fanno altro che erroneamente tranquillizzare soggetti che potrebbero intraprendere percorsi alimentari di questo tipo senza essere informati dei vari e gravi rischi delle diete vegetariane.
Mi chiedo infine chi ha pagato lo svolgimento di tale pessima ricerca perchè potrebbe essere presente un forte conflitto di interesse.

Roberto
Roberto
Reply to  margherita Caroli med chir. spec. in dietologia
15 Febbraio 2024 10:05

Stavo per dire le medesime cose della Dott.ssa Margherita Caroli…

Tuttavia ritengo molto interessante questo tipo di studi con gemelli omozigoti dato che hanno la medesima genetica.

Emanuela Bandieri
1 Febbraio 2024 17:22

Molto interessante. Se non una dieta vegetariana credo che una impostazione mediterranea possa aiutare la salute del sistema cardiovascolare con un pò più di ‘sapore’ e aderenza a lungo termine.

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