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Coronavirus: come la Cina ha sconfitto l’epidemia in tre mesi. Il 60% dei pazienti asintomatico. Medici in hotel. Il modello da seguire

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Come sconfiggere l’epidemia da coronavirus? La Cina è stata la prima ad essere colpita e anche la prima a uscirne dopo tre mesi, adottando una strategia che è stata seguita in buona parte anche in Italia. Il Dipartimento di statistica dell’Università di Harvard Broad Institute ha pubblicato un documento che racconta come e cosa hanno fatto i cinesi per arrivare a questo risultato.

Tutto inizia l’8 dicembre 2019, con la chiusura del mercato del pesce della città di Wuhan ritenuto il focolaio dell’epidemia. Il motivo è da ricercare probabilmente nel consumo illegale di carne cruda di pangolino. Un mese dopo, l’11 gennaio 2020, nella città che conta 11 milioni di abitanti si tiene una grande festa con centinaia di migliaia di persone in piazza. Il 23  gennaio l’area metropolitana e lo stato dello Hubei viene classificata come zona rossa, e tutta la regione composta da 50 milioni di persone viene isolata (come abbiamo fatto in Italia con l’area di Codogno tre settimane fa). Il 2 febbraio vengono allestiti 16 ospedali mobili per ospitare una parte dei malati.

La cosa importante è la classificazione e la gestione dei malati, dei familiari e delle persone che hanno avuto contatti. Dal mese di gennaio vengono costituiti quattro gruppi. Il primo comprende soggetti positivi al test da collocare nei nuovi ospedali costruiti appositamente, salvo poi essere trasferiti nei veri ospedali se si aggravano. Nel secondo gruppo ci sono i casi sospetti, persone con sintomatologia da coronavirus da mettere in quarantena negli hotel o in altre strutture appositamente designate. Il terzo comprende soggetti con febbre da mettere  in quarantena negli hotel. Nel quarto gruppo ci sono persone che hanno avuto contatti con soggetti del primo e del secondo gruppo. Anche per loro la quarantena veniva fatta in hotel, in studentati o altre strutture dedicate.

Tutte le persone in quarantena quando manifestano positività al test vengono trasferite nei 16 ospedali mobili o in locali simili appositamente allestiti. L’ospedale Wuchang Fangchang che ospitava pazienti positivi al test, era una delle strutture insieme a sale congressi e stadi convertite in ospedali provvisori. In questo modo sono stati creati 20mila posti letto, per ridurre il carico delle terapie intensive dei veri ospedali.

Altri provvedimenti fondamentali per ridurre la diffusione dell’epidemia sono stati il divieto di circolazione, la distanza sociale e la quarantena domestica. Ma non sono stati sufficiente. Oltre a ciò è stato fatto un controllo delle frequenze di uscita delle persone per fare la spesa, ed è stata organizzata la spesa a domicilio.
Un altro aspetto decisivo riguarda gli  operatori sanitari, tutti dotati di tute protettive, occhiali medici, cappellini, maschere e due strati di guanti. Queste persone hanno vissuto  in hotel o in altre strutture designate per evitare il contagio dei familiari.

Secondo lo studio circa il 60% dei casi infetti non è stato accertato per la presenza di persone asintomatiche. Per questo è stato decisivo fare test a tutte le persone venute a contatto con i pazienti malati. La diagnosi precoce previene la progressione della malattia riduce i casi gravi e il numero di morti.

Tutti i 16 ospedali Fangchang di Wuhan sono stati chiusi il 10 marzo e i cinesi pensano che all’inizio di maggio in città non si registreranno più casi. Nessuno dei 42.000 operatori sanitari esterni che sono andati a Wuhan è stato infettato. Ieri la Cina ha registrato un solo caso a Wuhan e altri 20 di contagio di ritorno. L’esperienza di Wuhan è preziosa e aiuta tutti a non iniziare da zero.

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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3 Commenti

  1. Avatar

    Coronavirus sconfitto? Un titolo un pò troppo roboante. A parte il fatto che nessuno ha accesso ai dati reali della Cina, che non spicca come paese particolarmente trasparente, hanno bonificato un’area di circa 50 milioni di abitanti in un Paese che ha 1.5 miliardi di persone Ci atteniamo ai dati ufficiali, non ne abbiamo altri, ma con le dovute cautele. La corrispondente RAI da Pechino 2 sere fa dichiarava che le scuole rimarranno ancora chiuse, per me significa che il Coronavirus è tutt’altro che sconfitto

  2. Avatar

    Un altro quesito su cui riflettere dovrebbe essere poi quello sul tasso di mortalità, doppio per l’Italia? Quali le possibili ragioni?

  3. Avatar

    Premetto che sono d’accordo con i provvedimenti assunti dal consiglio dei ministri in Italia. Sorgono comunque alcuni dubbi:
    – In Cina non solo nella regione Hubei c’erano focolai del virus , ma anche nelle altre regioni, anche se non ad un livello cosi importante come a Wuhan; non mi sembra però che le autorità cinesi abbiano adottato le stesse misure, o almeno non sono riuscito a trovar nota on-line
    – questo virus, fosse anche vero che riusciamo a delimitarlo, visto lo sviluppo che ha avuto per la presenza di una o poche persone contagiate, sarà possibile bloccarlo ?…esempio..in questo momento nelle regioni sovietiche sembrerebbero esistere pochi casi, un domani che dovesse svilupparsi, magari fra 2-4 mesi, probabilmente visti i contatti fra i vari paesi, ce lo ritroveremo in casa……