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Una settimana mondiale per ridurre il consumo di sale. Gli italiani ne assumono in media il doppio delle raccomandazioni OMS

Dal 20 al 26 marzo si tiene la “Settimana mondiale di sensibilizzazione per la riduzione del consumo di sale”

Gli italiani consumano troppo sale e di conseguenza si ammalano. Per questo il Ministero della salute ha aderito alla “Settimana mondiale di sensibilizzazione per la riduzione del consumo di sale” che quest’anno si è tenuta dal 20 al 26 marzo. L’evento promosso da WASH (World action on salt and health), giunto alla sua dodicesima edizione, mira a incoraggiare le aziende alimentari a ridurre l’impiego di sale nella formulazione dei prodotti e a sensibilizzare le istituzioni nazionali a sviluppare strategie per la riduzione del consumo nella popolazione.

Secondo l’indagine MinSal, condotta tra il 2009 e il 2012, la gran parte degli italiani ogni giorno consuma in media molto più sale di quanto viene raccomandato dall’OMS, e tendenzialmente la situazione diventa più grave man mano che si scende verso sud (con alcune eccezioni). In particolare gli uomini consumano in media ben 10,6 grammi al giorno, più del doppio dei 5 grammi al giorno (corrispondenti a 2 grammi di sodio), consigliati dagli esperti internazionali, e solo il 5% degli uomini rientra nei parametri raccomandati. Leggermente meno critica la situazione delle donne, il 15% delle quali sta al di sotto dei 5 grammi consigliati, ma che comunque consumano in media 8,2 grammi al giorno. Non va meglio per i ragazzi tra i 6 e i 18 anni: il 93% dei maschi e l’89% delle femmine consuma più sale del dovuto.

Il Ministero della salute invita i cittadini a leggere le etichette degli alimenti e privilegiare quelli con poco sale

Un’assunzione eccessiva di sale può avere pesanti conseguenze sulla salute. Porta, infatti, all’insorgenza di malattie croniche come infarti e ictus, conseguenze dell’ipertensione, tumori allo stomaco, osteoporosi e malattie renali. Nonostante negli anni molte campagne di sensibilizzazione si siano concentrate sull’aggiunta di sale a tavola, la gran parte del consumo di sodio deriva proprio dagli alimenti stessi. I principali “colpevoli” sono pane e prodotti da forno, ma anche formaggi e salumi. Ma se è importante spingere le aziende alimentari verso una riformulazione di questi prodotti di largo consumo, è altrettanto indispensabile educare i consumatori a scegliere i prodotti che contengono meno sale. Come? Leggendo le etichette.

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  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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