L’umanità deve cambiare radicalmente il modo con cui produce cibo se vuole evitare la malnutrizione di un numero crescente di persone, combattere gli effetti del cambiamento climatico e ridurre il rischio di nuove pandemie devastanti. E deve farlo in fretta, come le crisi dei mesi scorsi hanno drammaticamente dimostrato.

Questo il messaggio più forte che arriva da un grande studio appena pubblicato su Nature Foods, nel quale i ricercatori dell’Università di Cambridge, in Gran Bretagna, hanno passato al setaccio oltre 500 lavori resi noti negli ultimi anni, per delineare la fisionomia del cibo del futuro, e indicare i settori più promettenti.
Le parole d’ordine sono, da una parte, Novel Foods perché solo alimenti ottenuti con metodologie diverse da quelle attuali, più controllabili e adattabili sia ai grandi poli urbani, sia alle singole realtà locali (comprese quelle del tutto a sé stanti come le isole) possono assicurare al tempo stesso una maggiore autosufficienza, una diversificazione dei nutrienti e una produzione sufficiente. Tutti risultati che non si possono più ottenere, se non in misura molto limitata, con l’agricoltura e l’allevamento tradizionale. E, dall’altra, reti policentriche, cioè network che permettano di spezzare le grandi filiere globali, diventate ormai non solo insostenibili dal punto di vista ambientale, ma anche estremamente fragili, a favore di sistemi di produzione più locali, e più resilienti.

cibo
Nel futuro bisogna puntare su cibi alternativi come: insetti, funghi, alghe

Ecco allora che diventa altamente consigliabile puntare per esempio sugli insetti, sui funghi, sulle alghe come la microalga spirulina e la macroalga rossa kelp (Laminaria saccharina). Si tratta di alimenti a elevato valore nutrizionale, che possono essere ottenuti in moduli produttivi adattabili alle diverse realtà, al chiuso, abbattendo le emissioni e le altre impronte, e riducendo quando non azzerando i rischi biologici.
Per capire quanto la situazione sia ormai sull’orlo del collasso, gli autori citano alcune delle principali crisi degli ultimi mesi, oltre a quella del Covid: l’invasione delle locuste in Africa orientale e nella penisola arabica, la siccità e gli incendi in Australia e Stati Uniti, le alluvioni nel Sud Est asiatico, la peste suina africana e l’aviaria in buona parte dell’Asia, della Russia e dell’Europa, tutte spie di una crisi permanente e sempre più grave, che minaccia quasi tutti gli aspetti della produzione di cibo classica.
Del resto, due miliardi di persone si trovano in uno stato di insicurezza alimentare e tra questi vi sono 690 milioni di persone malnutrite e 340 milioni di bambini che hanno carenze di micronutrienti essenziali.
Come ricorda questa interessante e articolata sintesi, gli studi effettuati negli ultimi anni, per fortuna, possono indicare le molte strade percorribili e, anzi, auspicabili, per garantire a tutti un futuro alimentare più sicuro da tutti i punti di vista.

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ANTONIO LOMBARDO
8 Giugno 2021 11:20

L’articolo è chiaro. Non capisco solo come mai si parla e si scrive sempre e solo del futuro (chi vivrà vedrà…). Perchè non agire ora? Perchè citare tutte le disgrazie passate e presenti del mondo senza menzionare cosa si sta facendo oggi e poi aggiungere “nel futuro mangeremo alghe e insetti” perchè non oggi visto che c’è gente che purtroppo muore di fame.