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Vivino ha stilato una classifica sul costo dello champagne Veuve Clicquot nei vari Paesi in base al salario medio

champagne veuve clicquot
Vivino ha raccolto i dati dei suoi utenti in 14 Paesi del mondo

Vivino, un’applicazione telefonica dedicata al mondo dele bottiglie di pregio , ha presentato il Veuve Clicqout Index, il primo indice che misura il costo di una bottiglia di champagne nel mondo: il Veuve Clicquot Champagne Brut Carte Jaune. Si tratta di uno champagne classico, molto diffuso nel mondo occidentale, il cui prezzo non varia secondo l’annata.

Usando i dati forniti dagli utenti dell’applicazione, Vivino rivela che l’Italia è il Paese in cui questo champagne costa meno (32,45 euro), seguita da Francia e Belgio (35 euro), e poi da Danimarca, Germania e Gran Bretagna, per finire con il Brasile, dove costa più del doppio che nel nostro Paese.

Se però si calcola il costo di una bottiglia in rapporto al salario netto, calcolato sulla media di quindici professioni, l’Italia scivola al decimo posto. Infatti, confrontando quattordici capitali, per comprare una bottiglia di Veuve Clicqout a Zurigo occorre lavorare 1,41 ore, a Copenaghen 1,91, a New York 1,92, e passando per Parigi, Londra, Berlino, Bruxelles e Amsterdam si arriva a Roma, dove bisogna lavorare 3,03 ore. Chiudono la classifica Rio de Janeiro con 11,59 ore e Città del Messico con 12,51.

 

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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2 Commenti

  1. Veramente in maniera molto più democratica questo calcolo era già stato fatto con gli hamburger di McDonald.
    L’idea dell’operario/lavoratore precario di call center che calcola le ore di lavoro necessarie per bersi una flute di “vedova” fa molto “brioches di Maria Antonietta” (per restare in zona) 😉

    • Il ragionamento è giusto e logico e bisognerebbe applicarlo ad ogni prodotto, i risultati da tale indagine possono dare il metro del benessere vero o presunto nel tempo.
      Un paragone che mi piace fare è il rapporto mensilita di lavoro per acquistare un determinato modello o tipo di auto nel corso degli anni. Ho notato che tale rapporto nel corso di diversi decenni è rimasto immutato.
      Una domanda mi sorge, ma tutto il progresso tecnologico, la razionalizzazione e di conseguenza gli aumentati guadagni dove sono andati a finire?
      Forse non centra niente con gli alimenti, o forse si visto che anche per produrre gli alimenti centra il progresso tecnologico e la razionalizzazione, ma qui bisognerebbe tagliare le mani all’industria e alla distribuzione.