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Glutine: l’inserimento negli alimenti per bambini non predisposti non influenza la probabilità di ammalarsi

glutine celiachia
Introdurre presto il glutine nella dieta del bambino non favorirebbe la comparsa di celiachia, senza predisposizione

Anticipare o posticipare il momento in cui la dieta dei piccoli include il glutine può modificare il rischio di ammalarsi di celiachia? Secondo i risultati di uno studio condotto dalla Società Italiana di Gastroenterologia e pubblicato dal New Englad Journal of Medicine, la scelta del momento in cui introdurre il glutine nella dieta dei piccoli non modifica l’incidenza con cui potrebbe verificarsi l’insorgere della malattia. Inoltre, scegliere il dodicesimo mese per l’introduzione del glutine, allo scopo di ritardare il manifestarsi della patologia, ha un valore solo per i bambini a rischio, cioè con parenti celiaci di primo grado.

 

Lo studio ha coinvolto venti centri italiani e 832 bambini e secondo la Fondazione Celiachia, che lo ha interamente finanziato, non solo segna un importante passo avanti nella ricerca sulla celiachia – in quanto conferisce, nella popolazione pediatrica, un maggior “peso” alla componente genetica, rispetto a quella legata alla dieta e ad altri fattori ambientali – ma ha anche un rilievo sociale, perché rassicura le mamme che spesso vivono con grande apprensione i primi mesi di vita dei loro bambini. Inoltre, questi risultati, che danno grande rilievo alla diagnosi precoce, potrebbero aprire la strada a ulteriori studi sulla prevenzione.

 

Un altro studio di portata europea, pubblicato dalla stessa rivista, ha rilevato che introdurre piccole quantità di glutine nella dieta dei piccoli tra i quattro e i sei mesi d’età non riduce il rischio di celiachia dopo i tre nei bambini ad alto rischio. Quindi, mentre lo studio italiano ha posticipato ai dodici mesi l’introduzione del glutine, quello europeo lo ha anticipato ai quattro mesi d’età. I due lavori, però, arrivano di fatto alle stesse conclusioni: nei bambini a rischio, l’introduzione del glutine ai diversi tempi testati non modifica l’incidenza con cui la malattia celiaca può insorgere.

Beniamino Bonardi

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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