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La carne coltivata al ristorante: un locale di Singapore presto avrà in menu i nugget di pollo in provetta

Fried crispy chicken nuggets with ketchup on white boardA sette anni di distanza dalla prima presentazione al pubblico, avvenuta nel 2013 a Londra, da parte del bioingegnere olandese Marc Post, la carne coltivata – in questo caso di pollo – arriva nei ristoranti di Singapore. Ne dà notizia, tra gli altri, la pubblicazione del Massachusetts institute of technology (Mit) di Boston, sottolineandone l’importanza non solo per Singapore, ma per tutto il mondo, e per i processi regolatori sui quali si sta discutendo in diversi Paesi per giungere ad analoghe approvazioni.

Un ristorante di Singapore quindi proporrà presto, con l’apposita indicazione di “carne coltivata” sul menu, nugget di pollo della start up di San Francisco Eat Just, una delle prime a investire nel settore e a creare appunto carne di pollo partendo da poche cellule e opportuni mezzi di coltura. In realtà si tratterà di nugget misti, con proteine vegetali, perché i costi di produzione, per il momento, sono ancora alti, ma è probabile che entro qualche mese, via via che nasceranno stabilimenti per la sintesi su larga scala, i prezzi scendano, e i nugget e gli altri prodotti possano essere anche al 100% di carne. 

Singapore ha autorizzato la carne coltivata di pollo, che presto sarà servita nel primo ristorante del regno come nugget

Dopo il primo ristorante la start up pianifica di rifornirne altri nel regno orientale e, in seguito, in altri Paesi. Ma per quest’ultimo sviluppo bisognerà attendere le autorizzazioni. Presso la Singapore Food Agency il processo di revisione è durato due anni e ha coinvolto un panel di sette esperti in bioinformatica, nutrizione, epidemiologia, salute pubblica, tossicologia, tecnologie e scienze alimentari, perché si è voluto controllare ogni passaggio nel dettaglio, per essere sicuri che non ci fosse alcun tipo di rischio per la salute.

Negli Stati Uniti l’iter approvativo sta seguendo una strada diversa. Nel 2019 si è deciso che la Food and Drug Administration avrebbe controllato le prime fasi, il tipo di cellule e di coltura da cui si parte e le biobanche create per avere cellule di origine sempre uguali e al tempo stesso di diverso tipo, mentre il Dipartimento dell’Agricoltura avrebbe vigilato sulle fasi della commercializzazione e sugli stabilimenti di produzione, e deciso che tipo di etichetta far apporre. Per lavorare con gli organi regolatori e accelerare l’approvazione, alcune aziende e start up si sono unite a Eat Just in una lobby; tra esse le due specializzate in pesce coltivato, Finless Food e BlueNalu, e la Memphis Meat, start up su cui hanno puntato anche Bill Gates e Richard Branson.

Scientist holding Petri dish with forcemeat over table, top view
In Europa non è ancora stata presentata alcuna richiesta di approvazione per la carne coltivata, considerata un novel food

In Europa, la carne coltivata è stata fatta rientrare nei Novel Foods, e tutte le aziende e start up possono chiedere un’approvazione che, in media, non arriva prima di 18 mesi dal momento della richiesta. Per ora, però, nessun dossier sarebbe stato presentato.

Il via libera concesso da un Paese, però, potrebbe accelerare l’analisi delle domande, e portare in tempi rapidi ad altre approvazioni per esempio in Cina, Stati Uniti ed Europa, hanno sottolineato gli esperti del Good Food Institute, un ente di ricerca no profit che sostiene la carne coltivata fino dalle prime sperimentazioni, sottolineando che solo ricorrendo a essa si potrà modificare in misura davvero significativa l’impatto dovuto alla produzione di carne da allevamento, tra le principali cause della crisi climatica. 

Il Governo di Singapore ha inserito l’approvazione nell’iniziativa denominata 30/30, attraverso la quale si vuole produrre in casa il 30% del cibo necessario entro il 2030 (oggi è importato al 90%). La carne sarà prodotta localmente, in bioreattori da 1.200 litri, e sarà denominata Good Meat.

© Riproduzione riservata

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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8 Commenti

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    Mi meraviglia che con il terrore che hanno molte persone di qualsiasi cosa non sia “naturale” non sia ancora sorto nessun movimento, comitato, gruppo, partito, contrario alla carne coltivata, ma forse è solo la difficoltà a trovargli un nome semplice come NOVAX, NOOGM, NOTAV, NOMASK a misura delle loro menti, o forse NOCOLT esiste già ma è quello contrario ai revolver degli sceriffi del Far West… ma ho fiducia nella natura umana e sono certo che rimedieranno tempestivamente a questa grave lacuna.

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      Guarda che da un’indagine fatta in Australia è risultato che il 72% degli intervistati non intende mangiare carne coltivata (o neppure sa di cosa si stia parlando) quindi forse non è ancora il momento del movimento NOCOLT (aggiornati, gli sceriffi ora usano le Glock) ma tranquillo, sono abbastanza certo che nascerà presto.

      È solo una questione di marketing, quando oltre al fintoburger vegetale le varie Kellogs, BurgerKing, Nestlè e le altre multinazioinali saranno pronte a immetterlo sul mercato inizieranno le campagne “educative” a tappeto e tutti scopriremo di colpo sui social e sui media che è il miglior prodotto mai creato, salubre ed ecologico.

      Ma soprattutto valanghe di influencer stufi di farci comprare jeans strappati, integratori e superfood ci spiegheranno che solo gli sfigati non mangiano carne coltivata, e come per le auto elettriche dopo Greta Tumberg di colpo tutti ne saranno informatissimi ed entusiasti consumatori, e finalmente potrà nascere un bel movimento contrario!

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    Ben vengano soluzioni del genere se serviranno a ridurre il numero degli allevamenti intensivi dove gli animali vivono in situazioni estreme e dai quali si ottiene una carne non certo di qualità. Tanti benefici in più anche per natura e clima. Del resto gran parte dei consumatori poco badano alla qualità e molto al prezzo, per cui se davvero le due carni “naturale” e coltivata avranno lo stesso sapore, non appena i costi di quest’ultima saranno concorrenziali, ci sarà un consumo elevato e tantissimi animali ringrazieranno.

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      L’uomo per sua natura cerca sempre il potere o con le armi o con i soldi. Ci sono già tante proteine in natura senza bisogno di inventare prodotti inutili,e gratuiti.

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    a parte i commenti ironici di cui sopra, io per il momento osservo e seguo con interesse queste nuove elaborazioni alimentari, per il loro possibile favorevole impatto ambientale e, spero, perché si possano rivelare dei cibi non dannosi per la salute.

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    Sperare che una nuova tecnica più conveniente per le multinazionali sia anche più conveniente per l’ambiente si può, ma è pura utopia, verosimilmente l’impatto sarà uguale se non maggiore, ma non facilmente identificabile e misurabile, come l’inquinamento prodotto per fabbricare, usare, recuperare, riparare, smaltire milioni di monopattini in sharing, che oltretutto in maggioranza sono usati da chi va a piedi o in bici e quindi non contribuiscono affatto alla riduzione delle emissioni, che sta venendo a galla adesso dopo anni di esaltazione del monopattino come miracolo ecologico.

    Sui luoghi comuni sugli allevamenti intensivi è inutile dilungarsi, chi li considera dei feroci lager in cui gli animali sono sofferenti e maltrattati da sadici psicopatici tanto non cambierebbe di un millimetro le sue convinzioni nonostante sia evidente che se in passato vi erano casi di pessime situazioni negli anni le cose sono enormenente cambiate e comunque gli allevatori non hanno alcun interesse a far stare male e ammalare gli animali che danno loro il reddito.

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      Credo che il sig. Mario ,come molti altri,non sia molto introdotto nella realtà zootecnica così come nell’attivismo che ha smascherato negli ultimi decenni realtà ben peggiori dei lager di cui parla nel commento. Gli animali sono diventati macchine da produzione e come tali trattati (le automobili vengono trattate molto meglio!)senza il minimo rispetto per le loro necessità etologiche!Devono solo produrre tanto, in fretta e a buon prezzo.
      Detto questo sarebbe tutto più semplice se l’uomo si rendesse conto che si può vivere benissimo anche senza carne,tantopiù che la nostra specie è stata riconosciuta da tutti i padri fondatori delle scienze evoluzionistiche come vegetariana.

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    Silvia
    “la nostra specie è stata riconosciuta da tutti i padri fondatori delle scienze evoluzionistiche come vegetariana”

    Affermazione assolutamente priva di fondamento e basata su propaganda di creatori di diete farlocche a solo scopo commerciale e priva di qualunque validtà scientifica, la specie umana è onnivora e continui studi lo confermano, a iniziare da Darwin, padre della teoria dell’evoluzione.

    Le bizzarre teorie diffuse sul Web su ipotetici uomini primitivi vegetariani sono tante, ma la Scienza ha accertato in modo inequivocabile che l’uomo è sempre stato onnivoro, sin da quando ha raggiunto la stazione eretta e ha iniziato a lasciare tracce ritrovate in continuazione dagli archeologi.

    Lasciando agli specialisti le prove scientifiche, che possono sembrare difficili da capire, ci sono in tal senso anche delle semplici evidenze visibili anche all’uomo della strada:

    – gli erbivori hanno occhi laterali, mentre carnivori e onnivori come l’uomo li hanno frontali

    – gli erbivori hanno denti incisivi adatti a tranciare le fibre vegetali, l’uomo in aggiunta ha i denti canini e i premolari taglienti utili solo a chi mangia carne

    – gli erbivori hanno molari larghi e piatti, con rilievi piccoli adatti a macinare erbe e granaglie, i carnivori e gli onnivori come l’uomo hanno molari pluricuspidati (“con molte punte”) adatti a sminuzzare la carne

    – tutte le scimmie, scimpanzé, bonobo cacciano piccole prede, saccheggiano le uova dai nidi, mangiano insetti per completare la propria dieta

    – lo stesso gorilla, di base vegetariano, mangia insetti appena li trova per integrare la sua dieta

    – carnivori e onnivori come l’uomo hanno gli enzimi digestivi lipasi e pepsina, gli erbivori non li hanno perché per digerire i vegetali non servono

    – l’intestino di erbivori come il cavallo è di circa 10 volte la lunghezza del suo corpo, quello di un bovino 40 volte, quello dell’uomo invece solo circa 3 volte (come nei felini, carnivori puri) e il suo intestino crasso, nel quale la flora batterica demolisce anche i vegetali (ma non la cellulosa), è lungo solo 2 metri

    – lo stomaco di gran parte degli erbivori, come bovini, camelidi, cervidi… è formato da più sacche, quello degli onnivori come l’uomo e dei carnivori e invece è unico, senza eccezione: gli equini, che hanno un solo stomaco, compensano grazie al fermentatore del grosso intestino, assente nell’uomo e nei carnivori

    – lo stomaco di carnivori e onnivori come l’uomo ha un pH di circa 2, gli erbivori hanno un pH tra 4 e 5

    – la mandibola dei carnivori e degli umani può fare solo limitatissimi movimenti laterali per sistemare il cibo sui denti, quella degli erbivori ha movimenti laterali molto ampi (riescono quasi a sovrapporre i due lati) per macinare le granaglie e le fibre delle erbe

    – le ricerche archeologiche hanno ampiamente dimostrato (analisi dei denti, analisi di attrezzi e resti di cibo fossile) che i nostri antenati erano onnivori a iniziare almeno dall’Australopitecus

    – le ricerche archeologiche hanno portato a rinvenire attrezzi fabbricati per la caccia e la lavorazione di carne e pellame già negli accampamenti degli Australopitecus Garhi di circa 2,5 milioni di anni fa

    – la digestione umana dura 3-5 ore, quella degli erbivori 8-16 ore

    – parassiti come la Tenia Solium possono infettare solo carnivori e onnivori come l’uomo, mentre gli erbivori ne sono immuni

    E mi fermo qui perché ce n’è già più che abbastanza, anche per chi non ha studiato biologia e anatomia.

    Aggiungo solo, per informazione di chi accomuna vegetariani e vegani, che sono DUE COSE DIVERSE!

    – il VEGETARIANO è un onnivoro (mangia vegetali ma anche appena possibile alimenti animali, eccetto la carne)

    – il VEGANO mangia ESCLUSIVAMENTE vegetali e rifiuta tutti gli altri cibi che hanno a che fare col regno animale, persino il miele perché lo raccolgono le api.

    Giusto per evitare di parlare di una dieta pensando all’altra e confondendo due alimentazioni enormemente differenti come se fossero una sola cosa.