Home / Nutrizione / Le indicazioni nutrizionali nei menù: da McDonald’s, il 60% le legge, ma solo il 16% si lascia condizionare. Sono soprattutto persone con alto reddito e buona scolarizzazione

Le indicazioni nutrizionali nei menù: da McDonald’s, il 60% le legge, ma solo il 16% si lascia condizionare. Sono soprattutto persone con alto reddito e buona scolarizzazione

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Il 60% dei consumatori legge i menù e le indicazioni sulle calorie, solo il 16% ne viene influenzato

Le indicazioni nutrizionali, che negli Stati Uniti (come stabilito nell’Affordable Care Act, la riforma sanitaria di Barack Obama) saranno obbligatorie dalla fine del 2015 in tutti i ristoranti che abbiano più di 20 punti vendita, non sempre ottengono lo scopo per il quale sono state introdotte. Dovrebbero infatti aumentare la consapevolezza di ciò che si mangia, soprattutto tra le fasce più deboli della popolazione perché a reddito minore, con istruzione meno completa e quindi più spesso attirate da fast food e cibi poco sani e ipercalorici. Ma non è così: lo dimostra uno studio compiuto dai nutrizionisti dell’Università dell’Arizona, che hanno controllato il comportamento di oltre 300 clienti di una trentina di MacDonald’s –la catena che ha iniziato a proporre le diciture nutrizionali fino dal 2012 – sparsi in diversi quartieri della città.

 

Gli autori hanno verificato quanti clienti leggevano le informazioni nutrizionali, e poi hanno messo in relazione il dato con il reddito, l’educazione e le scelte sul cibo. Hanno così scoperto che anche se sei clienti su dieci avevano letto i menu, solo il 16% si era lasciato condizionare traendone un beneficio avendo assunto 150 calorie in meno a pasto. Se però consideriamo il reddito delle persone – scrive il Journal od the Academy of Nutrition and Dietetics –  solo l’8% di coloro che guadagnavano meno di 50.000 dollari l’anno aveva preso spunto dalle avvertenze per compiere scelte ragionate. La percentuale sale al 25% considerando  le persone con un reddito compreso tra 50 e 100.000 dollari, e arriva al 20% di coloro che guadagnano più di 100.000 dollari l’anno. Dal punto di vista dell’istruzione, solo uno su dieci tra quelli che avevano fatto solo il liceo aveva cambiato idea dopo aver letto, contro un terzo circa dei laureati. Non sono state trovate differenze significative in relazione a sesso, età, gruppo etnico e frequenza di visite in  un fast food.

 

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L’effetto delle indicazioni nutrizionali si ha soprattutto tra chi ha alto reddito e una buona scolarizzazione

Premesso che in genere  gli americani sottostimano le calorie assunte  (pensano che siano la metà di quelle reali), la presenza di diciture nutrizionali sui menu nei fast food può  dare un contributo. Il punto è stabilire come devono essere per risultare efficaci. È necessario sperimentare forme nuove con un linguaggio più figurativo, meno scritte, e magari il coinvolgimento dei clienti attraverso giochi. Poi bisogna tenere conto di quanto fatto in altri paesi, come  l’indicazione dei minuti di attività fisica necessari per bruciare le calorie assunte, o con la visualizzazione tramite semafori dei piatti più calorici. Non solo. L’educazione alla lettura dei menu dovrebbe iniziare fino dalle scuole elementari affinché tutti i bambini, a prescindere dalla loro condizione sociale, acquisiscano  l’abitudine a mangiare in modo consapevole decodificando le scritte. Le aziende alimentari, così come le autorità sanitarie, devono fare ogni sforzo affinché le diciture siano comprensibili a tutti. «Le persone – conclude lo studio  – hanno il diritto di sapere cosa mangiano, e compiere scelte informate per la salute».

Agnese Codignola

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

  1. A mio parere la tabella nutrizionale, obbligatoria o meno nei pubblici esercizi di somministrazione di alimenti è ridicola. Cosa mangiamo a casa ? Certo se ai bambini vengono somministrati cotolette e patatine fritte quasi tutti i giorni che senso ha andare a Mc Donald’s e fargli osservare la quantità di calorie che assumerebbe con tali alimenti ? la dieta sana andrebbe principalmente fatta a casa in quanto il locale pubblico dovrebbe essere un’eccezione. Certo chi non ha regole di vita non le ha ne a casa tantomeno fuori, a prescindere scolarizzazione e reddito. Inoltre, questo sistema di studio e valutazione mi lascia molto perplesso, nel caso dell’articolo come si fa ad esprimere un concetto globale su un numero insignificante (300) di persona monitorate, non mi esprimo sulla località ove è stato effettuato lo studio (!?!) ma se gli americani, si legge ovunque, sono quasi tutti obesi !