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Dalla digestione al buonumore: una recente ricerca dell’Università di Parma svela come la tua tazzina preferita comunica direttamente con il cervello.

Il caffè favorisce la digestione e aiuta a tenere alto il tono dell’umore, facilitando anche la concentrazione: queste qualità, tra le altre, sono note da tempo. Finora, tuttavia, non era molto chiaro in che modo la bevanda esercitasse questi effetti, che chiamavano in causa tanto il cervello quanto l’apparato digerente e quindi, presumibilmente, l’asse intestino-cervello, cioè la via di comunicazione biochimica diretta e attiva nelle due direzioni che sfrutta il nervo vago.

Per chiarirne i meccanismi, i ricercatori dell’università di Parma insieme a quelli di un istituto dell’Università di Cork, in Irlanda, specializzato nello studio del microbiota e chiamato APC Microbiome Ireland hanno condotto uno studio piuttosto accurato su una sessantina di volontari, e hanno poi pubblicato i risultati delle loro osservazioni su Nature Communications. La ricerca è stata sponsorizzata dall’Institute for Scientific Information on Coffee, un’organizzazione no profit sostenuta da alcuni dei principali produttori internazionali di caffè, tra i quali Lavazza e Illycaffè.

Lo studio

Per capire le relazioni tra gli effetti psicologici, le azioni fisiologiche del caffè e l’asse intestino-cervello, i ricercatori hanno selezionato una trentina di bevitori abituali della bevanda, definiti – secondo l’EFSA – come persone che consumano ogni giorno dalle tre alle cinque tazze di caffè, e altrettanti non bevitori abituali, e durante la durata della sperimentazione li hanno sottoposti tutti sia a indagini psicologiche e neurologiche sia a esami delle urine e delle feci, chiedendo contemporaneamente loro di tenere un diario quotidiano dei consumi di caffeina.

Per quanto riguarda l’assunzione, inizialmente sono stati tutti sottoposti alla cosiddetta fase di wash out, cioè si sono tutti astenuti dall’assumere caffè di qualunque tipo per due settimane. In quella situazione si sono visti cambiamenti evidenti nella composizione del microbiota intestinale dei bevitori, ma non in quella dei non bevitori, segno che gli effetti del caffè sono specifici, si manifestano in tempi brevi, e sono in gran parte reversibili non appena l’assunzione cessa.

Tante tazze di caffè, vista dall'alto coffe
Si confermano gli effetti benefici sulle facoltà intellettive e sull’umore della caffeina e del caffè

Dopo l’astensione, i ricercatori hanno invitato i bevitori di caffè (e non gli altri) a riprendere il consumo per 21 giorni; in metà dei casi hanno somministrato caffè con caffeina, nell’altra metà decaffeinato, senza che i partecipanti sapessero cosa stessero bevendo. Lo scopo, in questa parte, era verificare il ruolo specifico della caffeina. Subito i bevitori abituali hanno riferito un chiaro miglioramento dell’umore, con un abbassamento dei livelli di stress e depressione percepiti, a prescindere dal fatto che il caffè fosse o meno decaffeinato: evidentemente, oltre a placare i sintomi dell’astinenza, il caffè contiene sostanze diverse dalla caffeina, benefiche per la regolazione dell’umore e subito attive.

Caffè e microbiota

Analizzando poi la composizione del microbiota, i ricercatori hanno osservato che nei bevitori, ma non nei non bevitori, erano aumentate alcune specie batteriche specifiche come le Eggertelle e il Cryptobacterium curtum, associate alla produzione di bile e ad altri fenomeni specifici della digestione, oltre ai Firmicutes, collegati a effetti positivi sull’umore, soprattutto nelle donne.

Inoltre il caffè con caffeina è risultato associato a un significativo miglioramento dei livelli di ansia e della capacità di concentrazione, così come a un abbassamento generale dei livelli di infiammazione, mentre quello decaffeinato a punteggi migliori nei test della memoria e delle funzioni di apprendimento, fatto che attribuisce un ruolo specifico per i numerosi antiossidanti presenti nella bevanda, e non per la caffeina.

In generale, quindi, oltre a confermare gli effetti benefici sulle facoltà intellettive e sull’umore della caffeina e del caffè in generale, fornisce anche prove convincenti del fatto che tutto ciò sia una conseguenza indiretta di azioni sul microbiota intestinale e, in particolare, su alcune delle specie che intervengono nei rapporti tra cervello e intestino lungo l’asse omonimo.

La riabilitazione del caffè, bevanda fino a pochi anni fa citata soprattutto per il possibile rischio per chi soffre di malattie cardiovascolari (associazione poi smentita, per dosaggi normali), oggi valorizzata per gli antiossidanti e per la caffeina, procede. I miliardi di persone che ogni giorno lo assumono e ne traggono benefici e godimento possono continuare a farlo con tranquillità.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos.com

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