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Diminuiscono le piantagioni di caffè arabica pregiato di montagna, sostituite da coltivazioni intensive al sole che minacciano la biodiversità e depauperano i terreni

caffè arabica 463679933Sono sempre più intensive e sempre meno sostenibili le piantagioni di caffè nel mondo. Negli ultimi vent’anni le coltivazioni sono diventate distese di terreno in pieno sole, gestite con moderne tecniche agroindustriali, nonostante le tendenze commerciali vadano in tutt’altra direzione. Stanno sparendo i campi di montagna, all’ombra, coltivati ai margini delle foreste, che permettono il mantenimento della biodiversità. Tutto ciò avviene per colpa dell’andamento dei prezzi, delle rese in fase di raccolta e di politiche economiche poco lungimiranti.

 

Negli ultimi anni quasi tutte le grandi catene come Starbucks hanno dato spazio crescente a caffè biologici e della specie arabica coltivati all’ombra e, in generale, hanno varato grandi campagne per la tutela del territorio e dei lavoratori, al punto che per la stessa Starbucks oggi questo tipo di prodotto rappresenti circa la metà del fatturato. Si calcola che in tutti gli Stati Uniti i prodotti ecosolidali, biologici e sostenibili, e in generale le specialità a base di caffè Arabica e altre varietà pregiate e di montagna siano cresciuti, quanto a fatturato, del 75% dal 2000 al 2008.

Nel 2013, questi prodotti hanno rappresentato circa il 37% del volume complessivo di scambi commerciali relativi al caffè e circa la metà del loro valore economico (spesso più cari rispetto alla normale tazzina di caffè), per un giro di affari stimato tra i 30 e i 32 miliardi di dollari.

 

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La coltivazione del caffè pegiato di montagna sta scomparendo, con grandi rischi per la biodiversità

Eppure sui campi la situazione è opposta, come dimostra uno studio appena pubblicato su BioScience dai ricercatori dell’Austin’s College of Natural Science. Dal 1996 a oggi la percentuale di terreno coltivato con piante della specie arabica in zone ombrose è calata del 20%. A dispetto di questa evidenza la produzione globale di arabica è aumentata. Tutto ciò si spiega perchè le aree destinate al caffè cresciuto in aree assolate sono aumentate molto in fretta. Per questo motivo la produzione “all’ombra” è scesa, nel computo totale, dal 43 al 24%.

 

Una delle spiegazioni proposte dagli autori riguarda le zone in cui la coltivazione del caffè si è maggiormente espansa. Le piantagioni negli ultimi decenni si sono spostate sempre più dall’Africa all’Asia e, in particolar modo, in Vietnam e Indonesia dove vengono permesse ampie deforestazioni per far spazio ai campi di caffè coltivato in modo intensivo, con costi di manodopera ridotti. Ciò è accaduto perché nello stesso periodo, il prezzo all’ingrosso dei chicchi è sceso costantemente, spingendo i grandi produttori mondiali a cercare nuove zone di coltivazione che richiedessero costi inferiori e rese maggiori come quelle intensive al sole.

 

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Le coltivazioni di caffè cresciuto all’ombra sono fondamentali per la tutela della biodiversità

Tale andamento, secondo i ricercatori texani, non è più sostenibile, perché le coltivazioni di caffè cresciuto all’ombra sono fondamentali per la tutela della biodiversità (permettono agli uccelli migratori di fermarsi a riposare, attraggono gli insetti impollinatori indispensabili per le foreste vicine, costituiscono un rifugio per molte specie di piccoli animali e in generale contribuiscono all’equilibrio di ampie aree di territorio in tutto il mondo).

Al contrario, le coltivazioni in pieno sole, oltre a costituire una grave minaccia per la biodiversità, depauperano i terreni, sono più vulnerabili a insetti e condizioni atmosferiche avverse e, alla lunga, sono destinate a esaurirsi, perché rendono il terreno quasi sterile entro una ventina di anni, con grave danno economico per le popolazioni locali. I maggiori guadagni ottenuti sul momento sono dunque destinati a trasformarsi in maggiori costi e in ricavi minori dopo pochi cicli colturali.

 

Ma poiché è irrealistico aspettarsi che gli agricoltori, spesso poveri e non debitamente informati, scelgano di dedicarsi a coltivazioni meno redditizie, gli autori invitano tutti (agenzie governative, associazioni di consumatori e ONG) a promuovere la corretta informazione sulla provenienza del caffè e sulle implicazioni dei diversi tipi di coltura, a collaborare con i produttori e ad aiutarli in ogni modo, per esempio rendendo la certificazione di caffè cresciuto all’ombra e di montagna, oggi piuttosto costosa, più accessibile, e creando condizioni economiche favorevoli (per esempio sconti fiscali) a questo tipo di colture.

 

Agnese Codignola

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Foto: Thinkstockphotos.it

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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