;
Home / Pianeta / Burro conservato nelle torbiere sin dal 1700 a.C, l’analisi di Giovanni Ballarini dall’Accademia dei Georgofili

Burro conservato nelle torbiere sin dal 1700 a.C, l’analisi di Giovanni Ballarini dall’Accademia dei Georgofili

I grassi alimentari sono importanti marcatori culturali e come nel Mediterraneo vi è l’olio con le sue anfore, nell’Europa settentrionale vi è quello del burro in contenitori di legno. Il burro di torbiera in Irlanda è una tradizione che ha oltre 3.600 anni perché il primo esemplare a essere datato proviene da Knockdrin (1745-1635 a.C.). Come rivela uno studio dell’University College di Dublino e del National Museum of Ireland dedicato all’antica tradizione dell’uso di conservare il burro nelle torbiere, questa tecnica sfrutta l’ambiente fresco, la bassa presenza di ossigeno e l’elevata acidità, ideali per conservare alimenti altrimenti deperibili.

I burri di torbiera (bog butter) sono depositi cerosi bianchi o gialli del peso che può arrivare fino a ventitré chilogrammi e talvolta oltre, presenti nelle torbiere dell’Irlanda e della Scozia, spesso conservati in contenitori di legno o avvolti in cortecce o membrane animali. Documentati per la prima volta nel XVII secolo, il numero di campioni fino a oggi recuperato si avvicina ai cinquecento. Le determinazioni radiocarboniche mostrano che questa tradizione, risalente all’età del bronzo, arriva al periodo post-medievale, ma resoconti popolari ne indicano una sopravvivenza fino al XIX secolo.

burro grassi
Le analisi dimostrano che il burro di torbiera deriva da grasso animale e nel 2004 si dimostra che di nove campioni prelevati in Scozia sei derivano dal latte di ruminanti (burro) e tre dal grasso di ruminanti (sego). Alcune fonti del XVII secolo menzionano la tradizione irlandese di seppellire il burro nelle torbiere e contemporanei resoconti degli abitanti delle Isole Faroe riferiscono di sego delle pecore seppellito prima del consumo. Improbabile è che ci sia stata una sola ragione per la deposizione di burro e grasso animale nelle torbiere nel corso di quattro millenni e questa consuetudine delle comunità agricole del passato costituisce una straordinaria testimonianza dell’agricoltura e alimentazione preistorica e delle epoche successive, anche se l’origine e il significato è ancora dibattuta, al di fuori delle ben note notevoli proprietà conservative delle torbiere.

Una prima serie di motivazioni fa riferimento a diversi resoconti post-medievali che indicano la pratica di immagazzinare nelle paludi il burro, considerato una prelibatezza, per poterlo consumare in un secondo momento anche come food-rents, forma di tassazione costituita da generi alimentari tipica dell’Inghilterra medioevale. I trattati della legge irlandese del primo medioevo elencano il burro come uno dei prodotti pagabili come affitti alimentari, che potrebbe aver bisogno di essere conservato. Come seconda ipotesi non è da trascurare che il burro e i grassi animali conservati nelle torbiere migliorano le qualità gastronomiche e le fonti più antiche e quelle del tardo medioevo contengono ampi riferimenti ai prodotti caseari e il burro è spesso descritto come un alimento di lusso riservato alle classi più agiate. Fonti del XVII secolo sulle usanze alimentari in Irlanda narrano l’abitudine di collocare il burro in ceste assieme a una specie di aglio e seppellirlo nelle paludi per farlo stagionare per averlo pronto così aromatizzato per la Quaresima. La stagionatura permette all’aroma di penetrare nel grasso in maniera uniforme e le particolari condizioni microclimatiche delle paludi – bassa temperatura, assenza di aria e proprietà asettiche della torba – garantiscono la conservazione rendendo impossibile la formazione di muffe. Il ritrovamento di numerosi campioni di burro e grassi belle torbiere non utilizzati, permette una terza ipotesi, quella che fossero un’offerta a divinità sotterranee locali.

Formaggi e burro sono alimenti pregiati da conservare e come nei paesi del mediterraneo i formaggi sono maturati custodendoli in grotte o in buche del terreno, non deve stupire che nell’Europa settentrionale il burro sia maturato e conservato sepolto nelle torbiere.

Giovanni Ballarini. Articolo tratto da Georgofili.it

© Riproduzione riservata. Foto: Stock.adobe.com

Il Fatto Alimentare da 11 anni pubblica notizie su: prodotti, etichette, pubblicità ingannevoli, sicurezza alimentare... e dà ai lettori l'accesso completamente gratuito a tutti i contenuti. Sul sito non accettiamo pubblicità mascherate da articoli e selezioniamo le aziende inserzioniste. Per andare avanti con questa politica di trasparenza e mantenere la nostra indipendenza sostieni il sito. Dona ora!

Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

uova galline

Basta con le gabbie. Il Parlamento europeo esorta la Commissione a vietarne l’uso negli allevamenti entro il 2027

La fine dell’era delle gabbie nell’Unione Europea è più vicina. Il Parlamento europeo ha esortato …

Un commento

  1. Avatar
    Claudio il musicista

    Bellissima e interessante trattazione. Grazie e complimenti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *