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La parola (e l’azione) ai consumatori britannici: dopo la Brexit addio agli alti standard europei per il cibo

“La battaglia va considerata persa, e in futuro solo i consumatori potranno e dovranno occuparsi della sicurezza di ciò che mangiano”. Così titola un preoccupato articolo del sito britannico Inews dedicato alle ultime vicende parlamentari sull’importazione degli alimenti dopo la Brexit, che espongono i cittadini alla massiccia presenza di cibi americani e non solo, togliendo loro la tutela di cui hanno sempre goduto finora, grazie alle normative europee.

La vicenda è iniziata con l’addio definitivo all’Unione Europea, il 31 gennaio scorso: quando terminerà il periodo di transizione, alla fine del 2020, decadranno tra le altre anche le leggi europee che vietano, per esempio, l’importazione di pollo clorinato o di carne trattata con antibiotici e ormoni, e impongono il controllo delle filiere. Al contempo probabilmente entreranno in vigore accordi commerciali che tengono in scarsa considerazione tanto la sicurezza di ciò che si vende (secondo gli standard europei) quanto il benessere animale e la tutela dell’ambiente, con tagli ai dazi doganali, per favorire gli scambi. 

Alla fine del periodo di transizione, nel Regno Unito decadranno le norme europee che garantiscono alti standard di sicurezza e qualità del cibo

Alcuni parlamentari hanno provato a opporsi e chiesto che, almeno, restino in vigore alcune delle restrizioni più importanti come appunto quella sui polli lavati chimicamente, e hanno proposto un emendamento al cosiddetto Agricolture Bill, la nuova legge che regolamenterà il settore. La proposta non è passata al voto alla Camera dei Comuni. Resta l’esame da parte della Camera dei Lord, ma nessuno sembra credere a un capovolgimento di fronte in quella sede e comunque, se la legge fosse modificata, dovrebbe ripassare nuovamente ai Comuni.

A questo punto, spiega Tim Lang, docente di sicurezza alimentare alla City University di Londra, tocca ai consumatori esercitare pressioni, prendere iniziative, vigilare. In particolare, devono pretendere la massima trasparenza su come viene prodotto e trattato ciò che viene venduto, in modo da poter compiere scelte informate e orientare il commercio. 

Solo i consumatori possono tutelare i produttori locali, ricorda anche la presidente della National Farmers Union, Minette Batters: se agricoltori e allevatori, per conservare livelli elevati di sicurezza, manterranno le filiere costruite con grande sforzo negli ultimi decenni, alla fine i loro prodotti non saranno competitivi rispetto a quelli provenienti dagli Stati Uniti. Lì non si è fatto lo stesso lavoro e si è sempre data priorità all’aumento delle produzioni industriali (si pensi, per esempio, ai passi in avanti fatti sul benessere animale o sulla protezione dell’ambiente, inesistenti oltreoceano). E non bastano certo le dichiarazioni rassicuranti ai media che stanno facendo esponenti del governo: ci vogliono normative specifiche e stringenti.

Butcher's Counter
Anche la National Beef Association chiede il mantenimento degli alti standard europei dopo la Brexit

Tra le voci preoccupate c’è anche quella dei produttori di carne della National Beef Association, che chiede il mantenimento degli standard europei e sottolinea come proprio quando il mondo si accorge più che mai dell’importanza della sicurezza alimentare, il Regno Unito inizia a fare i conti con le vere conseguenza della Brexit: se non tutelerà i propri produttori si ritroverà sempre più dipendente da altri paesi per il cibo.

Lapidaria, infine, l’opinione di Chris Elliott, docente di sicurezza alimentare dell’Università di Belfast, che nel 2014 diede il via allo scandalo della carne di cavallo mischiata a quella di manzo. “Bisogna ripensare totalmente a che importanza vogliamo dare alla sicurezza del cibo e alla crescita dei produttori locali”.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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4 Commenti

  1. Avatar

    I commenti del Daily Mail sono abbastanza significativi su questo tema e tutto mi sembra vincolato alla grande forza dei brexiters e alla debolezza della UK nei confronti degli USA quando si tratta di fare un deal, un accordo commerciale. Non ci sono tante alternative: se gli inglesi vogliono la brexit allora devono per forza accordarsi con gli USA che essendo una superpotenza li relega ai margini pur essendo una alleata storica. Senza accordo sull’agricoltura non ci sono accordi possibili. Quindi sono al palo.

    Qualcuno dice che i consumatori decideranno di comprare british ma questo non credo sarà possibile, lo si vede in Italia dove è difficile scegliere i prodotti che si vogliono perché non sono etichettati o non sono etichettati chiaramente. Poi quanti hanno la voglia di leggere le etichette e che forza d’impatto avranno nei confronti della massa di merci che arriveranno da oltreoceano? Quanti per pigrizia o per la pubblicità compreranno i prodotti economici made in USA? credo la maggior parte o almeno a lungo andare la maggior parte.

    Secondo me o stanno in EU oppure diranno addio alla loro agricoltura world class.

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    Tonino Riccardi

    Uno dei vari motivi per cui esiste la brexit. Quello cercavano.

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    Curiosi i figli della perfida Albione: era cosi scomodo stare nella UE …
    E come quando si subisce un furto: sul momento si nota solo il disordine, col tempo realizzi le cose che ti sono state rubate, la loro mancanza.

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    Per nostra fortuna non dipendiamo dalla Gran Bretagna per i prodotti alimentari, perché l’abbandono delle regole UE porterà di fatto a un blocco delle importazioni dei prodotti non certificabili.

    L’impatto sarà forte soprattutto sui prodotti lavorati, come salse, conserve, insaccati, che se conterranno carni “USA style” non potranno varcare legalmente il nostro confine.