La filiera dipende in larga parte dalle forniture sudamericane. Il Consorzio esclude per ora carenze di prodotto, ma il costo della materia prima è già aumentato
Il 3 settembre 2026 è entrato in vigore lo stop alle importazioni di carne brasiliana nell’Unione Europea. A determinare il blocco è stata la mancata presentazione, secondo la Commissione europea, di garanzie sufficienti sul rispetto delle normative europee sull’uso degli antimicrobici negli allevamenti, che vietano in particolare il loro impiego per promuovere la crescita o aumentare la resa degli animali (ne avevamo parlato in questo articolo). Il mercato interessato è piuttosto importante: nel 2025 i Paesi UE hanno importato dal Brasile più di 300 mila tonnellate di carne, di cui oltre 80 mila di carne bovina.
Perché la bresaola dipende dalla carne sudamericana
Tra le filiere colpite dalla sospensione delle importazioni c’è anche quella della Bresaola della Valtellina IGP, che dipende in larga misura dalle forniture sudamericane, e in particolare brasiliane, per il proprio approvvigionamento di carne bovina. Non tutti sanno infatti che per soddisfare il fabbisogno di materia prima delle aziende produttrici di bresaola, le importazioni sono indispensabili. Secondo quanto dichiarato dal Consorzio di Tutela della Bresaola della Valtellina, circa l’80% della carne bovina avviata all’IGP proviene dal Sud America, soprattutto dal Brasile, ma anche da Paraguay, Uruguay e Argentina. Il restante 20% arriva dall’Europa, in particolare dalla Francia. Lo stop interessa quindi uno dei principali canali di approvvigionamento di un comparto che nel 2025 ha prodotto quasi 12 mila tonnellate di Bresaola della Valtellina IGP, per un valore al consumo di oltre 500 milioni di euro.

A spiegare quali potrebbero essere le conseguenze dello stop è Mario Moro, presidente del Consorzio di Tutela. “Nel breve periodo si tratta soprattutto di una criticità nella catena di approvvigionamento, che può avere effetti sulla disponibilità e sul costo della materia prima. Non parlerei però di una situazione di emergenza per la Bresaola della Valtellina”. Le aziende possono infatti contare sulle scorte e su forniture provenienti anche da altri Paesi. “È importante anche ricordare che il provvedimento europeo non nasce da un problema di sicurezza della bresaola, ma da una questione relativa alle garanzie e alla documentazione richieste al Brasile sui propri sistemi di controllo”, precisa Moro.
Le scorte di bresaola tengono, ma i costi salgono
Per questo, almeno nell’immediato, non sono previste carenze di prodotto nei punti vendita. Le aziende stanno utilizzando le scorte disponibili e cercando di ampliare gli approvvigionamenti, mentre l’impatto sul medio periodo dipenderà soprattutto dalla durata della sospensione. Se lo stop dovesse protrarsi, infatti, potrebbe diventare necessario rivedere la programmazione produttiva.
I primi contraccolpi si stanno già facendo sentire sui costi. “Il primo effetto lo stiamo vedendo sulla materia prima, il cui costo è aumentato”, afferma Moro. Per ora è impossibile stabilire si trasferirà anche sui prezzi al consumo: molto dipenderà dalla possibilità di reperire carne alternativa in quantità sufficiente e con le caratteristiche richieste dalla produzione della Bresaola della Valtellina IGP. “È prematuro dire quale sarà l’effetto sul prezzo finale”, precisa il presidente del Consorzio.

La ricerca di fornitori alternativi
La ricerca di nuovi fornitori è quindi già cominciata. “Oltre al Brasile, la filiera si approvvigiona da altri Paesi europei e anche da altri Paesi extra UE autorizzati. Stiamo guardando, in particolare, a Paesi come Uruguay, Paraguay, Argentina e Australia, che possono rappresentare delle valide alternative”, spiega Moro.
Resta però difficile prevedere quanto tempo servirà per tornare alla situazione precedente. La ripresa delle esportazioni brasiliane dipenderà dal completamento delle procedure richieste alle autorità del Paese e dalle successive verifiche europee. Alla vigilia dell’entrata in vigore dello stop, la Commissione spiegava che, per il comparto bovino, non disponeva ancora delle garanzie richieste sull’intero ciclo di vita degli animali. Nel frattempo, secondo Moro, il blocco impone alla filiera di ridurre la propria vulnerabilità: “Non possiamo limitarci ad aspettare: dobbiamo lavorare per rendere la filiera più flessibile e diversificare le fonti di approvvigionamento”.
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Redattrice de Il Fatto Alimentare e responsabile del ‘servizio alert’



Mi dicono che in Valtellina NON ci sono vacche da carne, ma la bresaola è preparazione tradizionale. Prox colpi di scena saranno i pizzoccheri fatti con la farina di grillo e la polenta “uncia” condita con il ghee ed emmenthal.
esatto e per giunta IGP !!
Per i pizzoccheri, per fortuna non ci sono rischi di farine di grillo. Ma forse non è noto che, senza le importazioni abbondanti di grano saraceno, prevalentemente dalla Polonia, i produttori di pizzoccheri si fermerebbero dopo due settimane, in assenza di produzioni locali.
Ti svelo un segreto: in tutta la provincia di Parma non esiste un solo allevamento di maiali per il prosciutto di Parma.
per trasparenza, dovrebbero scrivere “Prosciutto prodotto con maiali provenienti da …”
Ma così facendo, venderebbero meno… Quindi meglio sfruttare le norme che consentono questi subdoli stratagemmi per vendere di più
Il fatto più grave è che la gente dopo 34 anni dall’istituzione delle DOP ed IGP non ha ancora capito la differenza tra queste due sigle….
Per la DOP “L’intera filiera (produzione, trasformazione ed elaborazione) deve avvenire in un’area geografica delimitata.”.
Per l’IGP “Almeno una fase del processo (produzione, trasformazione o elaborazione) deve avvenire nella zona geografica indicata.”.
Adesso qualcuno cadrà dalle nuvole e scoprirà che i suini che riforniscono l’IGP Speck Alto Adige non vengono dall’Alto Adige”.
Mi spiace ma questo non è vero. Tra l’altro i suini che riforniscono il circuito del Prosciutto di Parma (circa 3.500) possono provenire da 11 regioni italiane. Non dall’estero per i prosciutti DOP. Da qualunque posto del mondo per quel prosciutto che, tanto per far casino in testa alla gente, chiamiamo “nazionale”.
Non ci sono più adesso le vacche. E’ sicuramente meno faticoso lavorare la carne già pronta anzichè allevare vacche, portarle al pascolo estivo, procurare il fieno d’inverno, ecc. D’altronde in questo mondo globalizzato la bresaola la vogliono mangiare anche i cinesi e allora IGP ma brasilera!!!
Mi è crollato un mito!!!
Semplicemente pazzesco.
I consumatori sono sempre e deliberatamente l’ultima delle preoccupazioni.
Penso sia una truffa ai danni del consumatore la scritta IGP bresaola della Valtellina,quando invece proviene dal Sudamerica.
Non è una truffa. Le nome lo prevedono. Dicamo che come regola può suonare strana.
beh strana è un eufemismo in questo caso
Infatti il problema sono le norme “larghe” ad uso e consumo del marketing!
Non suona “strana”… semplicemente non è una norma a tutela dei consumatori, ma solo a tutela dei produttori.
Penso la stessa cosa, con l’aggravante che non ci fermeremo qui purtroppo.
Quindi il problema della produzione di gas serra da allevamenti bovini non si risolve, si sposta solo geograficamente, dal Brasile ad altrove? Gridiamo tanto sull’eccesso di carne bovina nell’alimentazione e poi ci preoccupiamo solo del danno economico alla filiera produttiva? Continuiamo a ingerire nitrati e nitriti? Strana cultura la nostra. Quella dell'”Homo quaerulans”.
Da sempre so che la maggior parte della carne bovina è di provenienza sud americana. Non ho mai capito perché si parla sempre di bresaola “della Valtellina” quando in Valtellina è solamente lavorata e stagionata in quei luoghi. Le carni europee in genere contengono troppa acqua e non si prestano a tale lavorazione. Lo stesso avviene pr tanti prosciutti crudi che prendono il nome dei luoghi di stagionatura. Perché la denominazione non corretta non deve essere messa correttamente?
il motivo mi pare ovvio: le vendite crollerebbero…
Chi mai comprerebbe una “Bresaola prodotta con Zebù brasiliano”?
La trasparenza e la tutela del consumatore sono sacrificate in nome del fatturato
Notizia a parte (che se conoscevate già questa storiaccia della Bresaola IGP fatta con carni brasiliane) c’era da aspettarselo, ci rendiamo conto che per avere un prodotto tipico italiano facciamo fare a migliaia di tonnellate di materia prima migliaia di km su chissà quante navi a diesel super inquinanti? Ma poi nelle nostre città non possiamo girare con un diesel euro5.
Che mondo ragazzi…
Non mi interessa mangiare la bresaola italiana IGP se è fatta con carne non italiana.
Ma che c’entra la Valtellina con la bresaola,dato che la carne arriva dal sudamerica e pure l’anno fatta diventare igp…….
Il marchio IGP non garantisce necessariamente che la materia prima provenga dal territorio indicato nel nome del prodotto. Per le Indicazioni geografiche protette è sufficiente che almeno una fase della produzione avvenga nella zona geografica delimitata e che le caratteristiche o la reputazione del prodotto siano legate a quel territorio.
La legge permette che si possa vendere un prodotto il cui nome richiama una specifica zona italiana, ma il cui ingrediente viene da altre parti del mondo?? Mai lo comprerò!!
Vale anche per lo speck Alto Adige/Südtiroler Markenspeck/Südtiroler Speck: frequento l’Alto Adige da una cinquantina d’anni, durante i quali avrò visto due maiali a farla grande; il disciplinare consente l’uso di cosce di maiali allevati in qualsiasim Paese dell’Unione Europea.
Ma vale per la massima parte dei prodotti IGP, dalla Burrata di Andria alla Pasta di Gragnano.
Va un po’ meglio per il Lardo di Colonnata, che si fa col lardo di maiali allevati in Toscana, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Umbria, Marche, Lazio e Molise…
Grazie per questa informazione molto importante! Per lo speck lo sapevo (e infatti non lo compro), per gli altri prodotti, d’ora in poi starò attento a non sbagliare.
Ho frequentato per anni la Valtellina e mi sono sempre chiesto da dove venisse tutto il latte per i vari formaggi tipici per cui è rinomata. Personalmente, pur avendola girata molto, di allevamenti ne ho sempre visti molto pochi …
…mi pare che nell’articolo si parli di Bresaola. Per i formaggi la questione è parecchio diversa. Ci sono bovini da latte che sono animali diversi (nella maggior parte dei casi) da quelli vocati a produrre carne, e in Valtellina ce ne sono. Infatti si producono formaggio DOP e non IGP….
Se scrivessero in etichetta “Bresaola di bovini sudamericani”, avrebbero risolto il problema di approvvigionamento.
Infatti son pronto a scommettere che la stragrande maggioranza dei consumatori comprerebbe altri prodotti!
Non capisco tutto questo allarmismo per carni provenienti da fuori Europa.
Per essere importate in Europa dovranno rispondere a precise prescrizioni, come fossero prodotte in Eurpoa, o sbaglio?
La carne per produrre la bresaola arriva tutta dall’estero, a cosa si riferisce Indicazione Geografica Protetta?
L’IGP (Indicazione Geografica Protetta) è un marchio di origine europeo che tutela i prodotti agricoli, alimentari e, recentemente, anche i prodotti artigianali e industriali che richiamano un territorio. A differenza della DOP (Denominazione di Origine Protetta), dove l’intera filiera deve svolgersi nella zona delimitata, per l’IGP basta che avvenga solo una fase (ad esempio, la lavorazione), e le materie prime possono anche provenire da un altro luogo.
Buongiorno.
Molti si scandalizzano per il fatto che gran parte della materia prima utilizzata per la produzione della Bresaola non abbia origini italiane. La cosa, peraltro, disturba anche me.
Tuttavia la cosa che più mi infastidisce é il prezzo della Bresaola, che, anche quando é in offerta al 50% di sconto, ha raggiunto livelli da gioielleria!
Pesa di più la vaschetta in plastica che non le poche fette contenute all’interno, e in tutti questi anni il prezzo é lievitato, seguendo una tendenza condivisa da tutti gli affettati in generale (prosciutto cotto, speck ecc.)
Io, personalmente, mi rifiuto di pagare questo prodotto (così come anche il prosciutto cotto di marca) così tanto, e mi rivolgo ormai, per i miei rari acquisti di affettati, ai supermercati più economici, dove nella linea primo prezzo si trovano comunque dei buoni prodotti.
Il gusto della Bresaola è certamente buono, ma non giustifica a mio avviso i prezzi attuali!